Il frutto dello Spirito Santo

1-6-2003

Fotografie dell'Incontro

Don Mauro Agreste

Indice

1) Convincere qualcuno a lasciarsi guidare da Dio
2) Comunicare il nostro incontro personale con Gesù
3) La dottrina ed il cuore: ci vogliono entrambi
4) Galati 5: i frutti della carne, il frutto dello Spirito
5) Si sta manifestando in me il frutto dello Spirito? Amore, pace …
6) La pazienza
7) Benevolenza ( Rm 12,14 )
8) Bontà
9) Mitezza
10) Carità e umiltà
11) La tua lingua usa la parola di Dio? ( Gc 3 )
12) Deserto: tempo con Dio, da soli.

1) Convincere qualcuno a lasciarsi guidare da Dio

Tu non sei colui che riceve, ma colui che porta, devi fare in modo che chi riceve sia invogliato a ricevere ciò che tu dai.

Però tu non puoi mangiare il cibo al posto di un altro, è vero?

Vi immaginate la scena di un cameriere che viene a portarvi la roba nel piatto e poi ve la mangia? No!

Però il cameriere ti convince: assaggia questa roba è veramente speciale, perché ti convince?

Perché prima l'ha assaggiata lui, perché ha fatto l'esperienza.

Come fai tu a convincere una persona che è bello lasciarsi guidare da Dio?

Fatevi venire in mente nella vostra giornata una persona che conoscete e che secondo voi veramente dovrebbe lasciarsi guidare da Dio, ma non lo conosce.

Come fate a convincerlo? Dipende dalla nostra convinzione, dipende dalla nostra esperienza.

Se noi abbiamo fatto un'esperienza della struttura religiosa non convinceremo nessuno, se noi abbiamo incontrato Cristo sì, perché non siamo noi a convincerla, è la nostra gioia: "Sono venuto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" ( Gv 15,11 ).

Questo vuol dire che tutto quello che fa parte della tua vita, puoi essere tribolato in molti modi, ma se tu hai incontrato Cristo, tutte le tua tribolazioni non sono capaci di toglierti la gioia.

Bene adesso restate immobili come siete e a due a due guardatevi, ma senza cambiare espressione.

Eh!, avete cambiato espressione!

Lo sapete che certe volte evangelizza di più uno sguardo che non cento discorsi, come pure scandalizza di più uno sguardo che non cento discorsi.

2) Comunicare il nostro incontro personale con Gesù

Gesù lo ha detto, l'occhio è la lanterna dell'anima, se il tuo occhio sarà limpido tutta la tua anima sarà nella luce.

Questo ci fa capire che tutto di te è comunicazione di un incontro di una intimità che c'è, oppure che non c'è.

Ve l'ho già detto: certe volte vedo delle persone che vengono a fare la comunione che io dico: anima mia, se ti fa così paura io non te la do; non ti sto facendo un dispetto a darti la comunione.

Perché si vede quando una persona è innamorata di Gesù, si vede persino come viene a fare la comunione, si vede, voi non ci credereste, ma vorrei che certe volte poteste fare quest'esperienza.

Arriva la persona disinteressata, oppure scrupolosa, oppure la persona timorosa, oppure la persona innamorata di Gesù.

Sì, tutti ti dicono amen, ma come sono diversi questi amen!

Allora tu potresti fare un discorso dottissimo, con tutte le tue capacità, con tutte le tue fantasie, con tutte le tue efficienze, cartelloni e pongo, tutto quello che vuoi e alla fine dell'anno i tuoi ragazzi non hanno ancora incontrato Gesù!

Oppure tu puoi parlare di Gesù, facendo una passeggiata con una persona.

E nessuno immagina che tu stia facendo catechismo in quel momento; e quella persona ti dice, a distanza di anni: quello che tu mi hai detto, mi è entrato nel cuore.

Allora capite che cosa è importante?

Che nel comunicare la verità devi essere come il vino genuino: un'autentica spremuta di uva.

E quindi quello che voi comunicate deve essere un'autentica spremuta d'amore, deve venire direttamente dal cuore.

Nell'esperienza di preghiera c'è un'esperienza molto famosa, che per fortuna in questi ultimi anni si sta rivalutando fortemente, che è l'esperienza dell'adorazione.

La stessa parola ad os che viene dal latino significa portare alla bocca ciò che c'è nel cuore; questo vuol dire che quando tu fai catechesi in teoria si potrebbe quasi dire che tu stai facendo adorazione, se porti alla bocca l'abbondanza del cuore.

La domanda è che cosa c'è nel mio cuore?

3) La dottrina ed il cuore: ci vogliono entrambi

Al termine di questo anno o di questi anni la cosa fondamentale sarà di scoprire se dentro il nostro cuore c'è veramente un legame affettivo con il Signore o se c'è solo un legame dottrinale, che per carità è una cosa buonissima, meno male che c'è.

Qualche tempo fa si parlava nella sede di S. Barnaba, sulla questione della catechesi a memoria o non a memoria come si faceva un tempo, vi ricordate?

Qual era il valore di tutto questo? È come chi ha la dottrina, ma non ha il cuore, almeno hai la dottrina, poi verrà anche il cuore.

Però non può esserci solo l'una o solo l'altra, anche il tuo cuore non è sufficiente a coprire la dottrina e io posso essere innamoratissimo del Signore, ma non sapere niente di Lui, come i discepoli che erano stati battezzati però non sapevano che ci fosse uno Spirito Santo.

Ricevuto da Paolo e Barnaba il dono dello Spirito Santo tutta la loro vita è cambiata completamente.

Eppure erano affascinati dalla vicenda storica di Gesù e già si davano molto da fare per l'evangelizzazione.

Voi capite che le due cose non sono indipendenti l'una dall'altra, ma sono fortemente legate tra di loro.

4) Galati 5: I frutti della carne, il frutto dello Spirito

L'ultima cosa che vorrei dirvi oggi, ci viene dalla lettera ai Galati 5.

Questo è un criterio di discernimento.

Prima si parla dal versetto 18 in poi dei frutti della carne e se ne parla in forma plurale; e dopo che si è fatto tutto l'elenco dei frutti della carne si parla del frutto dello spirito e c'è un lungo elenco.

Allora qualcuno potrebbe domandarsi come mai prima parla al plurale e dopo parla al singolare.

La ragione è un insegnamento che ci può giungere adesso.

I frutti della carne provocano dentro di noi divisione, ci dividono da Dio e ci dividono anche in noi stessi.

Operano dei tagli, come possiamo dire è una specie di schizofrenia; quindi è giusto che anche ortograficamente sia indicato con un plurale.

Il frutto dello spirito invece è un frutto che ha molti sapori, ma che conduce all'unità: unità con te stesso, unità con i Fratelli, unità con il mondo, unità con Dio.

Ecco perché il frutto dello spirito è uno solo, ti conduce all'unità, ma ha molte sfaccettature.

Come per esempio un brillante è sempre un solo diamante, ma ha molte sfaccettature e se non ha quelle sfaccettature non è un brillante, continua ad essere un diamante, ma non è un brillante!

Così il frutto dello spirito ti permette di essere veramente come devi essere: amore, gioia pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Questi sono i criteri fondamentali che ci servono per capire se lo spirito di Dio dentro di noi comincia ad agire oppure no.

5) Si sta manifestando in me il frutto dello Spirito? Amore, pace …

Allora prendetevi questa citazione, il frutto dello spirito Gal 5,22 perché nel deserto voi dovrete leggervi questa parte, dovrete soffermarvi e domandarvi non per dare una risposta a me, ma per dare una risposta a voi stessi.

Nella mia vita si sta manifestando il frutto dello Spirito?

Do delle semplici definizioni.

Amore: volere e fare la felicità dell'altro.

Pace: realizzazione delle promesse di Dio.

La pace non è la quiete, la pace è attività.

Dio ha promesso certe cose, se io sono una persona di pace le realizzo.

Ditemi qualche promessa di Dio.

La verità vi farà liberi, dunque se io sono un uomo di pace sono un uomo di verità, è facile?

Questo è un esempio, quindi pensiamoci un po' seriamente.

Cerchiamo le promesse di Dio, ne troveremo qualcuna nella Bibbia; nella Bibbia ci sono circa ottomila promesse di Dio, vi bastano?

Spero che la leggiamo la Bibbia, vero? Non possiamo portare Gesù agli altri se non lo conosciamo, vero? Quindi pensiamoci un po' seriamente.

Lui è la verità che ti porta alla verità e se necessario va dal tuo direttore spirituale e fatti aiutare.

Su questo punto continuo a battere, non è possibile fare un cammino cristiano autentico senza direttore spirituale, siamo d'accordo? Il fai da te è molto pericoloso.

6) La pazienza

Pazienza non vuol dire rassegnazione.

Pazienza da patior, un verbo latino deponente che ha la forma passiva, ma il significato attivo, e che vuol dire: io condivido, sento la medesima cosa di …

La pazienza è la capacità di vivere la medesima cosa.

Dio è paziente perché si è fatto carne ed è venuto a condividere la nostra situazione e condizione umana.

Quindi la pazienza è ciò che troviamo nella lettera ai Romani di Paolo: gioite con chi è nella gioia, piangete con chi è nel pianto; quindi pazienza vuol dire proprio coloro che si fanno carico gli uni degli altri, si mettono nei panni di, non per giustificare ma per elevare.

Tu ti trovi con una persona che vuole abortire, ti metti nei panni di quella persona e dici è vero ha tante difficoltà, mi metto nei suoi panni, la capisco la giustifico, no!

Mi metto nei suoi panni, la capisco e l'aiuto.

Se non posso aiutarla in un altro modo, apro il borsellino e l'aiuto in quel modo, perché se la situazione è veramente una mancanza economica, allora tu che lo sai non puoi dire: io metto il mio gruzzolo in banca, perché tanto sono a posto.

Che male faccio? Lavoro, è giusto ecc. ecc.

Tu sai che sta per compiere un sacrilegio, oltre che un assassinio e stai tranquillo?

Sto facendo degli esempi paradossali.

A volte ci sono altre motivazioni che non sono quelle economiche e proprio per questo motivo tu ancora di più sei chiamato a vivere la pazienza, la pazienza nella condivisione per elevare non per giustificare!

7) Benevolenza ( Rm 12,14 )

Benevolenza, Rm 12,14 e seguenti: per quanto vi riguarda cercate di andare d'accordo con tutti, ma se non vi fosse possibile, rispondete al male che ricevete con il bene.

Benevolenza significa volere il bene, volere il bene di tutti, anche del nemico; volere il bene è faticoso, impegnativo ed esigente, perché volere il bene significa anche essere disposti a dire tanti no.

Ti rendi impopolare a dire no, però se tu vuoi il bene del prossimo devi anche essere capace di dire no.

Dire sì quando è si e no quando è no.

Quando negli anni '60 alcuni pedagogisti hanno pensato che un'educazione in cui fossero presenti le privazioni, fossero presenti i no, fosse un'educazione di tipo deleterio, molte persone vi hanno creduto.

Il risultato è che in quegli anni andava di voga un certo tipo di educazione molto permessivista, non esisteva il no!

Quali sono i frutti che abbiamo raccolto? Persone traumatizzate; poiché la vita continua ad essere difficile per tutti, anche per quelli che si sono abituati fin da sempre ad avere dei sì.

Ad un certo momento la vita ti pone di fronte a delle situazioni in cui è no, anche se tu vorresti che fosse si e questo crea dei traumi, crea delle depressioni, crea delle persone incapaci di affrontare la realtà, crea persone immature.

E, a seconda dello stato che stanno vivendo, cadono nella depressione o cadono nella esasperazione.

8) Bontà

La bontà è quella caratteristica che ti fa amare il buono e vedere il buono e far riferimento al buono che trovi intorno a te, per farlo crescere.

Quindi come educatori, voi lo sapete, fa parte del metodo preventivo ideato da don Bosco, quello di trovare ciò che c'è di positivo in quella persona e fare riferimento a quello per farlo crescere; insieme alla capacità di correggere per eliminare ciò che non è positivo.

Quello che vi dico semplicemente per la vostra praticità nell'attività catechetica, però vedere il buono.

Incontri una persona, nella tua situazione, nella tua famiglia ecc. ecc.. occorre fare riferimento a ciò che è buono, cercare ciò che unisce, evitare ciò che divide.

Ecco non significa mistificare la verità, non ho detto compromesso.

Cercare ciò che è buono non vuol dire cercare il compromesso, vuol dire essere sempre servi della verità, ma dando particolare rilevanza a ciò che è buono.

9) Mitezza

Mitezza: una persona mite non è una persona mansueta, non è una persona senza spina dorsale; una persona mite è una persona che sa usare bene delle proprie energie, che sono dono di Dio.

Quindi la decisione, la perseveranza, la temperanza, il dominio di sé: è una persona che è profondamente libera e che difende la propria libertà, che ha ricevuto in dono da Gesù Cristo e proprio a causa della Redenzione, Passione, morte e risurrezione.

La persona che è capace di dominare se stessa, è una persona che desidera essere libera, cioè una persona che non vuole farsi dominare da niente e da nessuno, solo da Gesù Cristo, perché essere dominati da Gesù Cristo significa vivere veramente nella pienezza dell'essere umano, non solo in qualche sua parte.

Su tutto poi deve troneggiare la carità.

10) Carità e umiltà

La carità è fatta proprio di un'intimità con il Signore, Dio mi ama, io lo amo per cui c'è questo frutto dello Spirito che si esercita in un modo imprescindibile che è quello dell'umiltà.

Senza la virtù dell'umiltà tutto quello che abbiamo detto fino adesso è assolutamente inutile.

L'umiltà non è il senso di inferiorità, ma la docilità assoluta allo Spirito di Dio.

La persona umile è la persona che è completamente disponibile, che ha il cuore aperto; la persona umile è la persona che riesce a trovare la via di Dio, anche quando le strade sono molto intricate.

Il discorso dell'umiltà esige più tempo e più discernimento, però tenete presente: sono umile?

Sono docile? Volete un piccolo sistema per scoprire se siamo abbastanza umili o no?

È molto banale, in certi casi è utile, non si può generalizzare però, c'è quello slogan che l'ho già detto tante volte: un cuore pieno di io non ha posto per Dio.

Esaminiamo il nostra modo di parlare.

Noi non siamo anglosassoni, noi non siamo inglesi, non siamo delle persone che devono continuamente usare il pronome personale io all'inizio di ogni frase, se lo usiamo alt!

C'è qualche ferita che non va, c'è qualche cosa che deve guarire e allora pensiamoci.

11) La tua lingua usa la parola di Dio? ( Gc 3 )

Il nostro modo di essere si esprime anche con la parola e vi lascio quest'ultima citazione.

La lettera di Gc 3 ci dice questo: chi domina la lingua domina tutto il resto del corpo.

Leggetevi questo capitolo e vedrete che è un gioiello, qualcosa di meraviglioso, è pieno di insegnamenti; e vi ricordo che i neurologi hanno confermato questa scrittura di S. Giacomo, perché hanno scoperto che quando noi parliamo usiamo del cervello la quantità maggiore che per fare qualsiasi altra cosa.

Una persona che corre, che fa delle attività particolari usa meno cervello di una persona che parla, perché per far muovere la lingua entrano in funzione moltissimi centri nervosi all'interno del cervello, quindi equivale a dire che la lingua ha un posto preponderante nella persona umana.

Perché? Perché la persona umana è una persona fatta di relazione e la lingua è il modo con cui noi entriamo in relazione con gli altri, la capacità di comunicare.

Allora, se la tua lingua usa le parole di Dio e il pensiero di Dio, se dalla tua bocca esce ciò che è dentro il tuo cuore e ciò che esce è amore per e in Dio allora vuol dire che stai camminando docilmente, seguendo il Signore con la potenza dello Spirito.

12) Deserto: tempo con Dio, da soli

Ma in questo tempo di deserto abbiamo la possibilità di riflettere di pensare su tanti temi che oggi ho riassunti, ma sono cose che abbiamo toccato durante il corso dell'anno.

Il consiglio pratico è questo: siate un pochino gelosi di questo momento.

Appena abbiamo terminato sapete che avete mezz'ora tutta per voi, però questo per voi dev'essere assoluto, proprio silenzio monastico, siamo d'accordo?

Come se foste diventati tutti dei frati trappisti.

State distanti l'uno dall'altro, perché non vi venga la tentazione di parlare tra di voi.

Vi portate la vostra Bibbia, vi portate il vostro taccuino, vi scrivete le vostre impressioni, vi fate una meditazione scritta, vi sedete sulla collina, guardate il panorama, guardate i fiori, fate quello che volete, ma create dentro di voi questo spazio che dovete difendere gelosamente solo per voi stessi, mi correggo, non per voi stessi ma con Dio da soli, voi due, tu e Lui.

Fate la passeggiata, avete mezz'ora di tempo, riflettete sulle cose che ho richiamato, già trattate durante l'anno e poi dopo ci troveremo insieme per la condivisione, per dire se il Signore vi ha comunicato qualche cosa, se vi è ritornato alla mente qualcosa di importante trattato nel corso dell'anno, per sottolineare qualcosa di edificante e anche per fare qualche domanda, ma non solo per fare delle domande, perché oggi non è una giornata di lezione, va bene?

Vi auguro che questo tempo di silenzio sia vissuto davvero bene.

Di solito quando le persone lo fanno veramente, ritornano molto edificate dentro.

Vi consiglio di iniziare con una invocazione personale alla Madonna, cominciate facendovi un bel segno di Croce.

Se volete, potete passare nella cappellina, anche se andate tutti in gruppo, silenzio assoluto, fate cinque secondi di preghiera e partite.

Sia lodato Gesù Cristo.