27 Settembre 1967

Venerati Fratelli e Figli dilettissimi!

Vi accogliamo con grande e commossa benevolenza, in questo incontro a Noi e a voi tanto gradito, e vi ringraziamo dei sentimenti di unanime affetto e di filiale devozione, che la vostra fervida presenza Ci attesta.

Salutiamo tutti i gruppi di pellegrini, venuti anche da molto lontano, per ravvivare la loro fede presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri.

La fede!

È questo il ricordo che vi lasciamo di questa Udienza, affinché vi accompagni sempre, e specialmente quando, ritornati alle vostre case, riprenderete il comune lavoro, l'onere della vostra fatica quotidiana.

La fede sia la luce che brilla ai vostri occhi, sia il conforto delle vostre giornate, sia la molla segreta che muove alla generosità e all'eroismo.

Si usa parlare talvolta di « grigiore » della vita quotidiana, e molte espressioni della moderna narrativa o dello spettacolo sembrano esasperarne e incupirne le tinte.

Ma per l'uomo che ha fede, la vita non è grigia, anche se è talora monotona, pesante, dura, piena di responsabilità.

Perché?

Ma perché appunto c'è la fede, perché si è posto Dio al centro dei pensieri e dei giudizi, delle decisioni e delle abitudini, e perciò si è nella luce, nella gioia, nella pace, che nulla può togliere: infatti, come dice S. Paolo « quel Dio che aveva detto "Risplenda dalle tenebre la luce", è colui che la fece risplendere anche nei nostri cuori, per irradiare la conoscenza della gloria di Dio, che brilla sul volto di Cristo » ( 2 Cor 4,6 ).

Cosi risplenda la luce di Dio in voi, in quest'Anno della Fede: è il Nostro augurio più pieno.

E mentre vi invitiamo ad accompagnare con la vostra preghiera l'avvenimento che sta per iniziare qui a Roma, quando i rappresentanti dell'Episcopato di tutto il mondo si riuniranno con Noi attorno alla Tomba di Pietro per dare inizio ai lavori del Synodus Episcoporum, di cuore vi impartiamo la Nostra Apostolica Benedizione, che estendiamo a tutte le persone a voi care.