Crocevia

Presentazione

Riccardo Mottigliengo è persona che possiamo considerare un "cristiano radicale": radicale nella esigenza di una spiritualità profonda ancorata nella conoscenza della Parola e della Tradizione, radicale nella responsabilità morale di esaminare i segni dei tempi, radicale nel trarre le conseguenze di un tale approccio.

La prima volta che mi sottopose "Crocevia" era molti anni fa.

La sua preoccupazione al tempo era quella di mettere in sicurezza il testo che aveva scritto affinché non ne andassero perduti né il contenuto né il rimando alla sua personale esperienza.

Ho ripreso il vecchio manoscritto e l'ho trovato ancora ( e forse di più ) attuale oggi, quando la consapevolezza di quel che accade sembra perdersi nell'indistinta vita quotidiana - abbiamo troppe cose da fare e da organizzare - mentre il messaggio che contiene ci "inchioda" alle verità più alte e ci consente l'intelligenza di ciò che riguarda il destino vero della nostra esistenza.

L'Autore propone il rimando al Crocifisso e Risorto non solo per non perdere la bussola della vita cristiana ma per trovare in Lui il fattivo conforto, la percettibile vicinanza, il fondato incoraggiamento a ricominciare, soprattutto quando ogni aspetto della vita sembra esaurire lo spirito propulsivo.

L'Ostensione della Sindone 2015 mi ha attirato a proporre la pubblicazione di "Crocevia": quell'Amore più grande, al quale l'icona misteriosamente impressa sul telo ci richiama, si sostanzia in una possibilità reale di incontro con Gesù.

Mottigliengo lo descrive, con pudore ma senza nascondimento, perché questa esperienza sia accessibile ai tanti che "girano intorno" al grido che emerge dal loro spirito e che temono di non poter osare di trasformare in preghiera.

Peraltro, lanciando la proposta a Riccardo, è emerso che la sua sensibilità al Crocifisso e Risorto affonda i suoi primi sviluppi nella contemplazione proprio della Sindone, o meglio, dell'urna che la conteneva nella cappella reale del Duomo fino a che l'incendio del 2007 non ha costretto a trovare un altro più sicuro e adeguato contenitore.

Da ragazzo, venendo dal San Giovannino, la scuola salesiana di punta nel quartiere di San Salvario a Torino, arrivava a Porta Palazzo - dove lo attendevano i nonni - concedendosi spesso una sosta fra gli scuri marmi sabaudi.

All'inizio potevano prevalere la curiosità giovanile e il gusto artistico ( Riccardo è diventato poi architetto ) per i valori esterni che accompagnavano la devozione al Sacro Telo.

Dopo divenne capacità spirituale di "andare dentro" all'involucro e di riflettere ( senza timore di ripetere e di approfondire infinite volte lo stesso pensiero ) sul segno provvidenziale che è l'avvenuta preservazione di questa credibile testimonianza della sepoltura di Gesù.

Più avanti in età, amico del cardinale Giovanni Saldarini, Arcivescovo di Torino, insieme con lui rimase profondamente addolorato quando le fiamme misero in serio pericolo il futuro materiale della Sindone e posero l'ulteriore interrogativo: perché è successo?

È sorpreso e affascinato dalla storia e dalla realtà della Sindone: i Cavalieri che la salvarono dalla distruzione di Gerusalemme, la necessaria riservatezza nel suo itinerare per Asia ed Europa ( aree geografiche insanguinate e in decadenza con la fine dell'Impero Romano di Occidente e di Oriente ), il suo riemergere dalle profondità dei luoghi e dei tempi per essere oggi sottoposta, senza alcun timore reverenziale, ai più esigenti esami scientifici.

Passando per i Cistercensi, eredi per molti aspetti dell'animo battagliero di quei Cavalieri, voltandolo a favore della costruzione di comunità capaci di dare lavoro e dignità spirituale a ogni esiliato oltre che ad ogni eletto.

Lo spirito e lo stile di Riccardo Mottigliengo richiamano proprio quella miscela di austerità e di operosità monacale.

E non a caso questo scritto muove i suoi passi proprio dalla costruzione delle cattedrali, il frutto architettonico e religioso del tempo di nascenza dell'Europa che oggi conosciamo.

Buona lettura.

Antonio R. Labanca

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