Il Margine

- Mensile dell'associazione culturale Oscar A. Romero - Anno 38 ( 2018 ), n. 8-9 ( chiuso il 24 dicembre 2018 )

«Ti ho conosciuto fin dal grembo materno ». La carezza di Dio

Silvano Zucal

Molti passi dell'Antico Testamento sembrano proporre una singolare continuità con il tragico motto del Sileno, cifra della Grecità: « Quale è la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo?

Il meglio per te, uomo, è non essere nato, non essere, essere niente.

E la cosa in secondo luogo migliore per te è morire al più presto ».

Un motto che arriva fino alla contemporaneità.

Basti pensare a questo passaggio di Kostas Axelos: « Essere nati, essere ed esistere, vivere, è molto più difficile da sopportare che non essere e morire » ( Le jeu du monde, Paris 1969, p. 323 ).

Il nascere di Dio. La parola generatrice

Mariapia Veladiano

Vocazione dell'uomo è nascere e rinascere.

Nel Vangelo di Giovanni ( Gv 3,1-21 ) viene narrato l'incontro tra Gesù e Nicodemo, uno dei capi dei Giudei che va da lui di notte e gli pone una domanda.

« Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui ».

Gli rispose Gesù: « In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio ».

Gli disse Nicodemo: « Come può nascere un uomo quando è vecchio?

Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? ».

Nascere. Un trauma salvifico

Roberto Vignolo

Nascere è davvero un evento traumatico – come illustrava autorevolmente Otto Rank – il discepolo prima più amato, e successivamente il più odiato di Sigmund Freud – quasi cent'anni or sono, non solo per la genitrice, ma per lo stesso generato.

In effetti – senza per questo doverci far carico dell'intera teoria di questo acuto pensatore, per il quale ogni angoscia e separazione sperimentata in vita riprodurrebbe quella natale primigenia – non si potrà che convenire su di un fatto elementare: e cioè che la nascita costituisce davvero la migrazione più sconvolgente, la rivoluzione più ardua, il trasloco più destabilizzante da noi ...

« Il bambino che non si sceglie ». Da Sartre ad Arendt. Per una filosofia politica del venire al mondo

Alessandra Papa

« E allora dunque? [ … ]

Il Cristo è nato per tutti i bambini del mondo, Bariona, ed ogni volta che un bambino sta per nascere, il Cristo nascerà in lui e per lui, eternamente per farsi schernire con lui da tutti i dolori e per sfuggire in lui e per lui da tutti i dolori eterni.

Viene a dire ai ciechi, ai disoccupati, ai mutilati e ai prigionieri di guerra: non dovete astenervi dal far nascere dei bambini.

Poiché persino per i ciechi e per i disoccupati e per i prigionieri di guerra e per i mutilati c'è della gioia ». ( J.P. Sartre, Bariona o il figlio del tuono. Racconto di Natale per cristiani e non credenti, trad. it., Christian Marinotti Edizioni, Milano 2004, p. 107 ).

Così Baldassarre, uno dei re d'Oriente – in quello che è probabilmente il più noto lavoro teatrale di Jean Paul Sartre – convince Bariona, il personaggio senza pace della pièce sartriana e con il cuore pieno di fiele, a salvare ...

Nascita ed educazione. Alcune considerazioni

Mario Vergani

« Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende umane dalla sua normale, "naturale" rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà di agire.

È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l'azione di cui essi sono capaci in virtù dell'esser nati.

Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell'esperienza umana che l'antichità greca ignorò completamente.

È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa ed efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annuncia la "lieta novella" dell'avvento: "Un bambino è nato tra noi" ».

La Arendt, colpita dall'Halleluja di Handel, cita dal Vangelo di Luca le parole dell'angelo ai pastori: « Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore.

Questo per voi il segno: troverete ...

Riappropriarsi della paura. Nota sul momento natale in Fabrice Hadjadj

Eugenio Falavigna

I due dialoghi in esergo, tratti da Blade Runner 2049, ci introducono bene al tema che Fabrice Hadjadj, filosofo francese, intende porre all'attenzione dei suoi lettori all'interno del discorso sulla nascita.

Il film narra la storia di un replicante, l'agente K, che indaga per scoprire se sia lui stesso il "miracolo" che tutti additano, ovvero il primo essere nato da una madre artificiale.

Il filo conduttore del film è proprio la speranza che, per uscire dalla propria condizione di inumanità, sia necessario possedere, o perlomeno credere di possedere, l'evento natale all'interno della propria storia.

Il regista parte dal presupposto che sì, per essere uomini, occorra necessariamente essere nati.

Ma allora perché oggi la nascita suscita un tale terrore?

Forse proprio per il ...

La grazia di ricominciare. Mettere al mondo anche la morte, figlia della vita

Arianna Prevedello

Dare cittadinanza al tema della morte è difficile, istintivamente mettiamo distanza tra noi e la morte, la rimuoviamo.

Nella mia esperienza, non solo la gravidanza, ma anche la morte è figlia di stati nascenti: si può venire al mondo, essere generati anche dalla morte.

Sembra una bestemmia, ma se è vero che il primo dono, quello della vita, dipende da una scelta altrui, la possibilità di nascere in seguito a eventi traumatici dipende da una nostra scelta.

La parola « lutto » ricomprende al suo interno esperienze, contesti e vicende completamente diverse, quali abbandoni, separazioni, divorzi, perdere il lavoro, conflitti che non trovano riconciliazione.

Nel caso specifico, una perdita richiede un tempo di morte per poi fare spazio a quello, auspicabile ...

Memoria della notte. Non esiste una ricetta per tornare alla « normalità », ma nessuno si salva da solo

Patrizia Niccolini

Nascita e rinascita è un tema che mi interpella profondamente perché la morte è entrata a far parte della mia biografia e quando si sperimentano spartiacque che lacerano il tessuto umano degli affetti più cari e catapultano senza preavviso in una dimensione in cui senti di aver oltrepassato una linea invisibile che ti pone "al-di-là" rispetto all'"al-di-qua", sei costretto a una ricerca di senso che assume nel tempo sfumature diverse.

Una ricerca che si approfondisce man mano nel tentativo di confrontarsi con altre esperienze, per capire se e come è possibile realmente "rinascere" dopo perdite che segnano l'esistenza.

Una ricerca che è urgenza non rinviabile dell'anima, esigenza insopprimibile del cuore, una prova per la mente e la razionalità ...

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