Alle origini della " Divozione "

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( Continuazione )

3.

Le indagini esposte nei due articoli precedenti conducono a queste deduzioni sicure:

1 - Iddio ha mosso i suoi due Servi, Fra Leopoldo ofm. e Fratel Teodoreto F.S.C., affinché si traduca in atto un suo disegno.

Il suggello di codesta volontà divina si riconosce in primo luogo per due coincidenze singolari, come si è visto, dense di significato:

a ) il « Perdono di Assisi », 2 agosto 1906, quando Fra Leopoldo annota nel Diario la prima frase dei suoi colloqui col Crocifisso, e quando il Fratel Teodoreto parte per il Secondo Noviziato di Lembeek-lez-HaI;

b ) la seconda settimana del settembre 1906 ( commemorativa dell'Esaltazione della Santa Croce e della Beata Vergine Addolorata ), durante la quale il lunedì 10 Fra Leopoldo apprende che l'aiuto per la « Divozione » gli verrà dato da « fratelli laici », e il sabato 15 il Fratel Teodoreto ha l'idea di fondare quell'Associazione che diverrà poi l'Unione.

I due Servi di Dio si conosceranno soltanto sei anni dopo, incontrandosi per la prima volta di venerdì, il 25 ottobre 1912 ( il venerdì precedente quell'ultima domenica di ottobre che tredici anni dopo sarà dedicata alla festa di Cristo Rè! ).

2 - Il disegno di Dio è la « Divozione a Gesù Crocifisso ».

Fra Leopoldo ne è il messo, inviato ai Fratelli delle Scuole Cristiane impersonati dal Fratel Teodoreto, affinché la Divozione testuale si faccia Divozione viva.

La prima nasce nel 1906. La seconda nel 1914, con la Unione Catechisti del SS. Crocifisso e di Maria SS. Immacolata, perché « … i secolari, con la santità della vita, debbono sempre « praedicare Jesum Christum et Hunc Crucifixum » ( S. S. Papa Benedetto XV, 18 gennaio 1915 ).

La « Divozione a Gesù Crocifisso » e parola che si trasforma in vita per sé ed in opera per gli altri, sulle orme di Maria, a riforma del mondo, nel ritorno a Gesù Vittima.

È messaggio ed incarico riposto da Dio nelle mani dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Non i Salesiani, ma i Fratelli

Nel pomeriggio del 16 ottobre 1951, nel parlatorio del Collegio San Giuseppe, m'intrattenni col Fratel Teodoreto.

Ero andato a trovarlo per chiarimenti.

Tra le altre, gli feci questa domanda: « Chi fu quel « personaggio importante » che nel 1915 voleva togliere dalla « Divozione » la recita del Pater e dell'Ave, come si legge a pagina 148 del Suo Libro? ».

Mi parve che il Fratello sentisse difficoltà a rispondere, perché ci fu una pausa, non per ricordare, ma per riflettere.

Dopo di che disse come a malincuore: « Furono il gentiluomo del Cardinale e suo fratello ».

Ed al riguardo non aggiunse altro.

Il resto mi è stato chiarito recentemente dal benevolo Mons. Can. Adolfo Barberis, già segretario particolare dell'Em.mo Cardinale Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino.

Il quale, pur ignorando il fatto in sé, mi ha spiegato come per l'appunto in quegli anni aveva incominciato a farsi strada in parte del clero la tendenza verso « una semplificazione di esercizi pii, con conseguente riduzione di formule di preghiera ».

Doveva essere presumibilmente di quell'idea anche il gentiluomo del Cardinale, cav. Pietro Deluca, che rifletteva le opinioni del fratello Vincenzo, proclive a quella corrente.

( Come si sa, il Pater e l'Ave non furono soppressi, in conformità alle risposte segnate il 2 maggio 1915 nel Diario di Fra Leopoldo, riferite al Crocifisso ed alla Madonna ).

Ma, rifacendomi ancora a quel colloquio dell'ottobre 1951, non mi ritenni soddisfatto ed incalzai: « Mi perdoni, signor Direttore.

Fu quello stesso personaggio, che volle togliere ai Fratelli l'incarico di diffondere la « Divozione », insistendo a tal punto che Fra Leopoldo non vide altra via d'uscita che quella di ricorrere all'Eco.mo Mons. Angelo Bartolomasi, allora Vescovo Ausiliare di Torino? ». « Sì ».

« Ed allora a chi si sarebbe voluto affidare l'incarico della « Divozione? ».

Altra pausa. Altra riflessione. Poi: « Ai Salesiani », disse.

E qui, occorre far ancora una parentesi, ricordando che la sera del 5 giugno 1915, studiando e domandando ai piedi della Croce come stabilire l'Opera di Dio e come presentarsi a Mons. Bartolomasi, Fra Leopoldo sentì queste parole: « I Fratelli delle Scuole Cristiane nulla debbono abbandonare! ».

Ciò che conferma quanto il 6 marzo dello stesso anno il Servo di Dio sentì in risposta ai dubbi mossi sullo stesso argomento dal proprio direttore spirituale, Don Giuseppe Maria Pastorino: « La pianta della pia Unione dei giovani e dell'Adorazione ( Divozione ) del SS. Crocifisso voglio che rimanga dai Fratelli delle Scuole Cristiane ».

Quei « fratelli laici », nominati il 10 settembre 1906 per la prima volta nel Diario di Fra Leopoldo, sono dunque - per definitiva riprova, espressamente confermata - i Fratelli delle Scuole Cristiane, ai quali è affidato l'incarico di diffondere la « Divozione » e l'Unione, i due termini ricorrendo insieme come parti inscindibili di una cosa sola.

Fratres de paenitentia

E chiudendo la parentesi per concludere su quel mio colloquio col caro Fratel Teodoreto, mi venne fatto di porre allora un ultimo quesito sull'argomento: « Quale affinità Ella sente, signor Direttore, con Fra Leopoldo?

Per spiegarmi meglio: qual'è la pratica di pietà che Ella predilige? ».

« La professione di penitente, alla quale il nostro Santo Fondatore dedica un capitolo dei suoi Trattateli.

È la divozione a Gesù Vittima, al Crocifisso, che egli pone a pietra angolare del suo culto e del suo edificio.

Perciò tutti i Fratelli la coltivano.

Basti citare la recita quotidiana dell'Adoramus Tè Christe, dell'Orazione a Gesù Crocifisso, delle Litanie della Passione, la pratica della Via Crucis, la meditazione dei misteri dolorosi.

San Giovanni Battista de La Salle e Fra Leopoldo sono due grandi divoti del Crocifisso ».

Per cui, uscito nella strada ormai fallasi buia, andavo verso casa confermandomi in questi pensieri:

1. Fra Leopoldo è investito d'una missione presso l'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, per affidargli - nella persona del Fratel Teodoreto - il messaggio della « Divozione » in parola, in vita ed in opera, attraverso la scuola e dopo la scuola, ad affrettare il ritorno alla Divina Carità Crocifissa.

2. Ciò facendo, Fra Leopoldo non evade dallo spirito francescano della propria famiglia, anzi vi si affissa ed incentra, perché la Divozione a Gesù Crocifisso non ha confini; è sorgente propria delle due famiglie; deve affondar radice nel campo della scuola, tanto più rapidamente fertile quanto più specialmente coltivato in ogni stagione.

3. Tutto ciò che ha contenuto universale, è patrimonio di tutti e di ciascuno.

Così fu ed è della Via Crucis dei Francescani, del Rosario dei Domenicani, degli Esercizi Spirituali dei Gesuiti, della Medaglia Miracolosa dei Vincenziani.

La « Divozione a Gesù Crocifisso » è rivolta anch'essa al mondo.

Che importa chiedersi perché vi debba scendere per alveo lasalliano?

L'importante, il necessario è che vi scenda.

Ma, se una ragione d'ordine generale c'è, questa può essere ricercata nella Volontà provvidenziale, per cui si facciano esemplarmente più saldi e vitali i vincoli in carità tra famiglia e famiglia, distinta l'una dall'altra per forma, sì, ma una di cuore e d'anima, in una sola Chiesa, sotto la Croce.

Carità di famiglia che avrebbe coronamento splendido quando, aureolati fratres de paenitentia, ascendessero in immagine insieme nella gloria del Bernini il figlio del Santo d'Assisi col figlio del Santo di Reims!

( Continua )

Gaetano G. di Sales