Catechismo della Chiesa Cattolica

VI. Il banchetto pasquale

I frutti della Comunione

1391 La Comunione accresce la nostra unione a Cristo.

Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l'unione intima con Cristo Gesù.

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Il Signore infatti dice: « Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e io in lui » ( Gv 6,56 ).

La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: « Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me » ( Gv 6,57 ).

Quando, nelle feste del Signore, i fedeli ricevono il Corpo del Figlio, essi annunziano gli uni agli altri la Buona Notizia che è donata la caparra della vita, come quando l'angelo disse a Maria di Magdala: « Cristo è risorto! ».

Ecco infatti che già ora la vita e la risurrezione sono elargite a colui che riceve Cristo.214

1392 Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale.

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La Comunione alla Carne del Cristo risorto, « vivificata dallo Spirito Santo e vivificante »,215 conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo.

La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico.

1393 La Comunione ci separa dal peccato.

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Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è « dato per noi », e il Sangue che beviamo, è « sparso per molti in remissione dei peccati ».

Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri:

« Ogni volta che lo riceviamo, annunciamo la morte del Signore ». ( 1 Cor 11,26 )

Se annunciamo la morte, annunziamo la remissione dei peccati.

Se, ogni volta che il suo Sangue viene sparso, viene sparso per la remissione dei peccati, devo riceverlo sempre, perché sempre mi rimetta i peccati.

Io che pecco sempre, devo sempre disporre della medicina.217

1394 Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali.218

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Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in lui:

Cristo è morto per noi per amore.

Perciò quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore.

La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi.

Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi ...

Avendo ricevuto il dono dell'amore, moriamo al peccato e viviamo per Dio.219

1395 Proprio per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in fu turo dai peccati mortali.

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Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da lui con il peccato mortale.

L'Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali.

Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione.

Il proprio dell'Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa.

1396 L'unità del Corpo mistico: l'Eucaristia fa la Chiesa.

Coloro che ricevono l'Eucaristia sono uniti più strettamente a Cristo.

Per ciò stesso, Cristo li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la Chiesa.

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La Comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa incorporazione alla Chiesa già realizzata mediante il Battesimo.

Nel Battesimo siamo stati chiamati a formare un solo corpo. ( 1 Cor 12,13 )

L'Eucaristia realizza questa chiamata: « Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo?

E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo?

Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » ( 1 Cor 10,16-17 ):

Se voi siete il Corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il vostro mistero, ricevete il vostro mistero.

A ciò che siete rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete.

Ti si dice infatti: « Il Corpo di Cristo » e tu rispondi: « Amen ».

Sii membro del Corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen.221

1397 L'Eucaristia impegna nei confronti dei poveri.

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Per ricevere nella verità il Corpo e il Sangue di Cristo offerti per noi, dobbiamo riconoscere Cristo nei più poveri, suoi fratelli: ( Mt 25,40 )

Tu hai bevuto il Sangue del Signore e non riconosci tuo fratello.

Tu disonori questa stessa mensa, non giudicando degno di condividere il tuo cibo colui che è stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa.

Dio ti ha liberato da tutti i tuoi peccati e ti ha invitato a questo banchetto.

E tu, nemmeno per questo, sei divenuto più misericordioso.223

1398 L'Eucaristia e l'unità dei cristiani.

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Davanti alla sublimità di questo sacramento, sant'Agostino esclama: « O sacramentum pietatis! O signum unitatis! O vinculum caritatis! - O sacramento di pietà! O segno di unità! O vincolo di carità! ».224

Quanto più dolorosamente si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, tanto più pressanti sono le preghiere al Signore perché ritornino i giorni della piena unità di tutti coloro che credono in lui.

1399 Le Chiese orientali che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica celebrano l'Eucaristia con grande amore.

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« Quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e l'Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora unite a noi da strettissimi vincoli ».225

« Una certa comunicazione in sacris nelle cose sacre », quindi nell'Eucaristia, « presentandosi opportune circostanze e con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, non solo è possibile, ma anche consigliabile ».226

1400 Le comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, separate dalla Chiesa cattolica, « specialmente per la mancanza del sacramento dell'Ordine, non hanno conservata la genuina ed integra sostanza del Mistero eucaristico ».227

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Per questo motivo, non è possibile, per la Chiesa cattolica, l'intercomunione eucaristica con queste comunità.

Tuttavia, queste comunità ecclesiali « mentre nella santa Cena fanno memoria della morte e della Risurrezione del Signore, professano che nella Comunione di Cristo è significata la vita e aspettano la sua venuta gloriosa ».228

 
   

1401 In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti ( Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi )

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agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste.229

Indice

214 Fanqith, Ufficio siro-antiocheno, vol. I, Comune, 237a-b
215 Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis 5
217 Sant'Ambrogio, De sacramentis, 4, 28: PL 16, 446 A
218 Concilio di Trento
219 San Fulgenzio di Ruspe, Contra gesta Fabiani, 28, 16-19: CCL 19A, 813-814,
Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del lunedì della ventottesima settimana
221 Sant'Agostino, Sermones, 272
223 San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 27, 4: PG 61, 229-230
224 Sant'Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 26,6,13;
Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium 47
225 Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio 15
226 Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio 15;
Cod. Dirotto Can. 844,3
227 Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio 22
228 Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio 22
229 Cod. Diritto Can. 844,4