Catechismo della Chiesa Cattolica

V. Le autorità nella società civile

Doveri dei cittadini

2238 Coloro che sono sottomessi all'autorità considereranno i loro superiori come rappresentanti

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di Dio, che li ha costituiti ministri dei suoi doni: ( Rm 13,1-2 ) « State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore. . .

Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio » ( 1 Pt 2,13; 1 Pt 2,16 ).

La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità.

2239 È dovere dei cittadini dare il proprio apporto ai poteri civili per il bene della società in spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà.

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L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall'ordine della carità.

La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica.

2240 La sottomissione all'autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l'esigenza morale del versamento delle imposte, dell'esercizio del diritto di voto, della difesa del paese:

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Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto, il rispetto ( Rm 13,7 ).

I cristiani... abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri...

Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi...

Così eccelso è il posto loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo!25

L'Apostolo ci esorta ad elevare preghiere ed azioni di grazie « per i re e per tutti tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità » ( 1 Tm 2,2 ).

2241 Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine.

I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.

Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie.

L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.

2242 Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo.

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Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica.

« Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio » ( Mt 22,21 ).

« Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini » ( At 5,29 ).

Dove i cittadini sono oppressi da una autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale ed evangelica.26

2243 La resistenza all'oppressione del potere politico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando sussistano tutte insieme le seguenti condizioni:

1. in caso di violazioni certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali;

2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie;

3. senza che si provochino disordini peggiori;

4. qualora vi sia una fondata speranza di successo;

5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori.

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Indice

25 Lettera a Diogneto, 5, 5. 10; 6, 10
26 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes 74