Catechismo della Chiesa Cattolica

III. L'amore degli sposi

La fecondità del matrimonio

2366 La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l'amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo.

1652-1653

Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia al cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento.

Perciò la Chiesa, che « sta dalla parte della vita »,107 « insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita ».108

« Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo ».109

2367 Chiamati a donare la vita, gli sposi partecipano della potenza creatrice e della paternità di Dio. ( Ef 3,14; Mt 23,9 )

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« Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e come suoi interpreti.

E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità ».111

2368 Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione.

Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli.

Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile.

Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità:

Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.112

2369 « Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità ».113

2370 La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi114 sono conformi ai criteri oggettivi della moralità.

Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica.

Al contrario, è intrinsecamente cattiva « ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione ».115

Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità dell'amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale.

[Tale differenza antropologica e morale tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi periodici] coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili.116

2371 « Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati

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solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini ».117

2372 Lo Stato è responsabile del benessere dei cittadini.

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È legittimo che, a questo titolo, prenda iniziative al fine di orientare l'incremento della popolazione.

Può farlo con un'informazione obiettiva e rispettosa, mai però con imposizioni autoritarie e cogenti.

Non può legittimamente sostituirsi all'iniziativa degli sposi, primi responsabili della procreazione e della educazione dei propri figli.118

Non è autorizzato a favorire mezzi di regolazione demografica contrari alla morale.

Indice

107 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 30
108 Paolo VI, Humanae vitae 11
109 Paolo VI, Humanae vitae 12;
Pio XI, Lett. enc. Casti connubii
111 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes 50
112 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes 51
113 Paolo VI, Humanae vitae 12
114 Paolo VI, Humanae vitae 16
115 Paolo VI, Humanae vitae 14
116 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 32
117 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes 51
118 Paolo VI, Humanae vitae 23;
Paolo VI, Populorum progressio 37