Catechismo della Chiesa Cattolica

II. Il rispetto delle persone e dei loro beni

Il rispetto dell'integrità della creazione

2415 Il settimo comandamento esige il rispetto dell'integrità della creazione.

Gli animali, come le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell'umanità passata, presente e futura. ( Gen 1,28-31 )

226
358
373
378

L'uso delle risorse minerali, vegetali e animali dell'universo non può essere separato dal rispetto delle esigenze morali.

La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all'uomo non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto dell'integrità della creazione.148

2416 Gli animali sono creature di Dio.

Egli li circonda della sua provvida cura. ( Mt 6,26 )

344

Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. ( Dn 3,79-81 )

Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro.

Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali.

2417 Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. ( Gen 2,19-20; Gen 9,1-4 )

2234

È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti.

Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi.

Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane.

2418 È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita.

2446

È pure indegno dell'uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini.

Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone.

Indice

148 Giovanni Paolo II, Centesimus Annus 37-38