"Gloriosam Ecclesiam"

Costituzione contro i "fraticelli"

23 gennaio 1318

I frati minori si erano divisi nell'interpretazione della regola di san Francesco quanto all'uso povero delle cose.

I "conventuali" ammettevano proprietà comunitaria, redditi fissi e possesso di immobili, gli "spirituali" rifiutavano ciò.

Alcuni degli spirituali, con l'approvazione di Celestino V, nel 1294 si erano ritirati dalle comunità fondando una propria congregazione: "i poveri eremiti", chiamati nel linguaggio popolare anche "fraticelli".

L'abolizione dei decreti di Celestino V da parte di Bonifacio VIII ( 8 aprile 1295 ) li aveva privati della loro indipendenza.

Essi ricusarono di riunirsi all'ordine dei frati minori, ciò che Clemente V ( Exivi de paradiso, 6 maggio 1312 ) e Giovanni XXII ( Sancta Romana Ecclesia, 30 dic. 1317 ) richiedevano.

Giacché essi identificavano la loro regola e interpretazione con l'evangelo stesso, designarono Giovanni XXII, che concedeva qualche mitigazione, nemico dell'evangelo, che conseguentemente avrebbe perduto ogni potere giurisdizionale e sacerdotale.

I loro errori, almeno in parte, sono desunti dalla Postilla super Apocalypsim di Pietro di Giovanni Olivi, condannata dal papa l'8 febbr. 1326.

La Chiesa e i sacramenti, contro i fraticelli

§ 12. … I suddetti figli della temerità e dell'empietà, come dice un rapporto degno di fede, sono caduti in una tale povertà di mente, che pensano empiamente contro la luminosissima e sanitarissima verità della fede cristiana, disprezzano i venerandi sacramenti della chiesa e, spinti da un preciso impulso di cieco furore per calpestarlo più rapidamente, si scagliano contro il glorioso primato della chiesa romana, con l'intento di abbatterlo presso tutte le nazioni.

[…]

§ 14. Il primo errore dunque che erompe dalla tenebrosa officina di costoro, si immagina due chiese, una carnale, schiacciata dalle ricchezze e di ricchezze traboccante, macchiata di delitti, sulla quale asseriscono che domina il presule romano e gli altri prelati inferiori; l'altra, spirituale, pura per la semplicità, onorata per la virtù, con la veste succinta della povertà, nella quale sono accolti solo loro e i loro complici, su cui essi stessi regnano anche per il merito di una vita spirituale, se si può prestare una qualche fede alle menzogne.

[…]

§ 16. Il secondo errore di cui si macchia la coscienza dei predetti insolenti, proclama ad alta voce che i venerabili sacerdoti della chiesa e gli altri ministri sono privi della autorità di giurisdizione e di ordine, di modo che non possono né dare sentenze, né somministrare i sacramenti, né istruire e insegnare al popolo soggetto, immaginando privi di ogni potestà ecclesiastica quelli che considerano lontani dalla loro perfidia: poiché presso di loro soltanto permane ( come vaneggiano loro stessi ) sia la santità di una vita spirituale, e così anche l'autorità, e in questo seguono l'errore dei Donatisti …

[…]

§ 18. Il terzo errore di costoro si collega con l'errore dei valdesi, dato che questi e quelli affermano che non si deve giurare in nessuna situazione, insegnando che si macchiano del contagio di colpa mortale e devono sottostare alla pena, coloro ai quali fosse capitato di essere costretti a un giuramento per timore religioso.

[…]

§ 20. La quarta bestemmia di questi empi, che prorompe dalla sorgente avvelenata dei suddetti valdesi, inventa che i sacerdoti ordinati secondo il rito e in modo legittimo conforme alla norma della chiesa, gravati tuttavia di un delitto qualsiasi, non possono celebrare o conferire i sacramenti della chiesa.

[…]

§ 22. Il quinto errore a tal punto acceca le menti di questi uomini, che affermano che l'evangelo di Cristo in loro soltanto, in questo tempo, è realizzato compiutamente, e che fino ad ora ( come essi stessi vaneggiano ) era stato oscurato, o meglio del tutto estinto.

[…]

§ 24. Sono molte le altre cose che si dice che questi uomini presuntuosi vanno cianciando contro il venerabile sacramento del matrimonio, molte quelle che sul corso dei tempi e sulla fine del mondo vanno sognando, molte quelle che divulgano con infelice vanità attorno alla venuta dell'Anticristo, che affermano essere ormai presente.

Tutte queste cose, poiché le riconosciamo in parte eretiche, in parte deliranti, in parte favolistiche, Noi stabiliamo che debbano essere condannate assieme ai loro autori, piuttosto che doverle incalzare o confutare con gli scritti.

[…]

Giovanni XXII