Teologia della liberazione

VIII. Sovvertimento del senso della verità e della violenza

1. Questa concezione totalizzante impone anche la sua logica e trascina le "teologie della liberazione" ad accettare un insieme di posizioni incompatibili con la visione cristiana dell'uomo.

In realtà, il nucleo ideologico, mutuato dal marxismo, al quale ci si riferisce, esercita la funzione di principio determinante.

Questo ruolo gli è conferito grazie alla qualificazione di scientifico, cioè di necessariamente vero, che gli viene attribuito.

In questo nucleo si possono distinguere diverse componenti.

2. Nella logica del pensiero marxista, "l'analisi" non è dissociabile dalla prassi e dalla concezione della storia cui questa prassi è legata.

L'analisi è così uno strumento di critica e la critica stessa non è che un momento della lotta rivoluzionaria, cioè della lotta di classe del Proletariato investito della sua missione storica.

3. Di conseguenza solo chi partecipa a questa lotta può operare un'analisi corretta.

4. La coscienza vera è dunque una coscienza di parte.

Come si vede, è qui chiamata in causa la stessa concezione della verità, la quale è inoltre completamente sovvertita: la verità - si pretende - si trova solo nella e mediante la prassi di parte.

5. La prassi, e la verità che ne deriva, sono prassi e verità partigiane, poiché la struttura fondamentale della storia è contrassegnata dalla lotta delle classi.

Di qui la necessità di entrare nella lotta delle classi ( che è il contrario dialettico del rapporto di sfruttamento che si denuncia ).

La verità è verità di classe, e la verità si trova soltanto nella lotta della classe rivoluzionaria.

6. La legge fondamentale della storia, che è poi la legge della lotta delle classi, implica che la società è fondata sulla violenza.

Alla violenza che costituisce il rapporto di dominio dei ricchi sui poveri dovrà rispondere la contro-violenza rivoluzionaria con la quale questo rapporto sarà capovolto.

7. La lotta delle classi è dunque presentata come una legge oggettiva, necessaria.

Entrando nel suo processo, dalla parte degli oppressi, si "fa" la verità, si agisce "scientificamente".

Di conseguenza, la concezione della verità va di pari passo con l'affermazione della necessità della violenza, e quindi con quella dell'amoralismo politico.

In questa prospettiva non ha più nessun senso il riferimento ad esigenze etiche che impongono riforme strutturali e istituzionali radicali e coraggiose.

8. La legge fondamentale della lotta delle classi ha un carattere di globalità e di universalità.

Essa si riflette in tutti i campi dell'esistenza, religiosi, etici, culturali e istituzionali.

Rispetto a questa legge nessuno di questi campi è autonomo.

In ciascuno essa costituisce l'elemento determinante.

9. Proprio per il ricorso a queste tesi di origine marxista viene messa radicalmente in causa la natura stessa dell'etica.

Infatti, nell'ottica della lotta di classe viene implicitamente negato il carattere trascendente della distinzione tra il bene e il male, principio della moralità.

Indice