Libro della vita

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Capitolo 22

In cui si vede quale norma sicura sia, per i contemplativi, non elevare lo spirito a cose alte, se non è il Signore a farlo, e come il mezzo per la più alta contemplazione sia l'umanità di Cristo.

Parla di un inganno cui soggiacque un tempo.

È un capitolo molto utile.

1. Voglio dire una cosa, a mio parere importante; se alla signoria vostra sembrerà opportuna, servirà a metterla in guardia, poiché potrebbe averne bisogno.

In alcuni libri sull'orazione si dice che, sebbene l'anima non possa arrivare da sola a questo stato – essendo una condizione del tutto soprannaturale e opera unicamente di Dio – potrà però aiutarsi, distaccando lo spirito da tutte le cose create ed elevandolo con umiltà, dopo aver trascorso molti anni nella via purgativa e aver fatto progressi in quella illuminativa.

Non so bene perché dicano « illuminativa »; penso che sia quella di coloro che progrediscono nella via della perfezione.

Tali libri raccomandano, inoltre, vivamente di allontanare da sé ogni immagine corporea per accedere alla contemplazione della divinità, perché dicono che, per coloro che sono ormai giunti tanto avanti, è d'imbarazzo e d'impedimento a una più perfetta contemplazione anche l'umanità di Cristo.

Citano in proposito ciò che disse il Signore agli apostoli circa la venuta dello Spirito santo, cioè quando stava per ascendere in cielo.

A me sembra che se gli apostoli avessero avuto la fede che ebbero dopo la venuta dello Spirito santo, quando, cioè, cedettero che Gesù era Dio e uomo, l'umanità di Cristo non sarebbe stata loro d'ostacolo; quelle parole, infatti, non furono dette alla Madre di Dio, che pure l'amava più di tutti.

Chi scrive questi libri ritiene dunque che, trattandosi di opera esclusiva dello spirito, qualsiasi immagine corporea possa essere di disturbo o di impedimento, e che considerarsi concretamente circondati da ogni parte da Dio e in lui sommersi è quello a cui devono tendere i nostri sforzi.

Questa mi sembra che possa essere una buona via da seguire, qualche volta, ma allontanarsi del tutto da Cristo e riguardare il suo corpo divino alla stregua delle nostre miserie o di ogni altra cosa creata, non lo so ammettere.

Piaccia a Sua Maestà che io sappia farmi capire!

2. Io non voglio contraddirli, perché sono persone dotte e spirituali che sanno quello che dicono e sono molti i sentieri e le vie per i quali Dio conduce le anime.

Voglio soltanto qui dire come ha condotto la mia – delle altre cose non voglio occuparmi – e il pericolo in cui mi sono vista per volermi conformare a ciò che leggevo.

Sono certa che chi è giunto all'unione senza passare oltre ( intendo dire ai rapimenti, alle visioni e alle altre grazie che Dio concede alle anime ), riterrà quanto dicono la migliore cosa da farsi, come lo credevo io, che se avessi persistito in tale convinzione, credo che non sarei mai giunta dove ora mi trovo, perché, a mio parere, essi s'ingannano.

Può darsi che l'ingannata sia io, ma voglio dire quello che mi è accaduto.

3. Poiché non avevo un maestro e leggevo quei libri, con l'aiuto dei quali pensavo di riuscire a poco a poco a capire qualche cosa ( e mi resi conto in seguito che se il Signore non me lo insegnava, ben poco avrei potuto imparare dai libri, non essendo riuscita a capire nulla né sapendo quel che facevo, fino a quando Sua Maestà non me lo fece intendere per esperienza ), appena cominciai ad avere un po' d'orazione soprannaturale, cioè di quiete, procurai di allontanarmi da ogni cosa corporea, pur non osando elevare gradatamente l'anima, il che mi sembrava – spregevole com'ero – una temerarietà.

Avevo, però, l'impressione – ed era proprio così – di sentire la presenza di Dio e cercavo di starmene raccolta in lui.

È un'orazione soave e molto gioiosa, se Dio ci aiuta.

E, vedendo il profitto e il piacere che ne traevo, non solo sarebbe stato impossibile farmi tornare alla considerazione della umanità di Cristo, ma – a dire il vero – sembrava anche a me un ostacolo.

Oh, Signore dell'anima mia e mio bene, Gesù Cristo crocifisso!

Non c'è una sola volta in cui mi ricordi di questo pensiero senza provarne una gran pena: mi sembra, infatti, di aver commesso un gran tradimento, sia pure per ignoranza.

4. Tutta la vita ero stata piena di devozione per Cristo ( questo mi accadde quasi alla fine – cioè poco prima che il Signore mi facesse queste grazie dei rapimenti e delle visioni – e, giunta a tal punto, durai ben poco tempo in tale opinione ); pertanto, tornavo sempre alla mia abitudine di ricrearmi con questo mio Signore, specialmente dopo la comunione.

Avrei voluto avere sempre davanti agli occhi il suo ritratto e la sua immagine, non potendo averlo scolpito nell'anima come desideravo.

È mai possibile, mio Signore, che io abbia potuto pensare anche solo per un'ora che voi mi sareste stato d'impedimento per un bene maggiore?

Da dove sono venuti a me tutti i beni se non da voi?

Non voglio credere d'aver avuto in ciò colpa, perché me ne affliggerei molto: certo si trattava d'ignoranza e voi, nella vostra bontà, voleste apportarvi un rimedio mandandomi chi mi traesse d'inganno e poi facendo sì che io vi vedessi tante volte, come più innanzi dirò, perché intendessi meglio quanto fosse grande il mio errore, lo dicessi ad altre persone, come ho fatto, e lo scrivessi ora qui.

5. Credo che questo sia il motivo per cui molte anime, dopo essere giunte all'orazione di unione, non progrediscono né arrivano a una più grande libertà di spirito.

Mi sembra vi siano due ragioni su cui appoggiare la mia asserzione; forse quanto dico non avrà valore, ma lo dico per averne fatto esperienza.

La mia anima, infatti, stava molto male fino a quando il Signore non la illuminò; tutte le sue gioie erano a sorsi, e una volta venute meno, non trovava quella compagnia che ebbe poi per affrontare sofferenze e tentazioni.

La prima è che in quel metodo si nasconde, così di soppiatto e dissimulata che non si avverte, un po' di mancanza di umiltà.

E chi sarà mai come me tanto superbo e miserabile da non ritenersi molto ricco e molto ben ripagato se, dopo essersi tormentato tutta la vita con quante penitenze, orazioni, persecuzioni si possano immaginare, può stare avendone il consenso del Signore, ai piedi della croce con san Giovanni?

Non so in quale cervello possa nascere l'idea di non esserne contento se non nel mio, e così venne irrimediabilmente a perdere dove avrei potuto guadagnare.

6. Supposto, poi, che la natura o qualche infermità non permettano di pensare alla passione, per essere troppo penosa, chi ci impedisce di stare con lui dopo la risurrezione, giacché l'abbiamo così vicino nel sacramento in cui si trova ormai glorificato?

E potremo contemplarlo non già tormentato e straziato, grondante sangue, stremato dai viaggi, perseguitato da coloro a cui ha fatto tanto bene, disconosciuto dagli stessi apostoli.

Certo, non sempre c'è chi sopporti di pensare ai tanti tormenti da lui sofferti, ma eccolo qui, senza pena, pieno di gloria, mentre incita gli uni e incoraggia gli altri, nostro compagno nel santissimo Sacramento, tanto da far credere, prima di salire al cielo, che non si sia sentito di separarsi neppure un momento da noi.

E che abbia potuto io, mio Signore, allontanarmi da voi nell'intento di servirvi meglio!

Almeno, quando vi offendevo non vi conoscevo, ma che, conoscendovi, abbia pensato di trarne maggior profitto seguendo questa strada, oh, che strada sbagliata battevo, Signore!

Anzi, come mi sembra, ero del tutto fuori strada, se voi non mi aveste messo su di essa; e nel vedervi accanto a me ho visto, insieme, ogni bene.

Non mi ha più colpito alcun dolore che, guardandovi come eravate dinanzi ai giudici, non mi sia stato facile sopportare.

Con la presenza di un amico così buono e con l'esempio di un così valente capitano, che per primo si espose ai patimenti, tutto si può sopportare.

Egli ci dà aiuto e coraggio, non ci viene mai meno, è un vero amico.

Io vedo chiaramente, e l'ho visto dopo quell'inganno, che per essere graditi a Dio e per ottenere che ci doni speciali grazie, egli vuole che si passi attraverso questa sacratissima umanità di Cristo, in cui Sua Maestà disse di compiacersi.

Ne ho fatta l'esperienza moltissime volte, me lo ha detto il Signore; ho visto chiaramente che dobbiamo entrare da questa porta, se vogliamo che la divina Maestà ci riveli i suoi grandi segreti.

7. Pertanto, la signoria vostra, signore, non cerchi altra strada, anche se si trova all'apice della contemplazione; per tale cammino non correrà rischi.

Questo nostro Signore è la fonte di ogni nostro bene.

Egli c'indicherà la strada; guardando alla sua vita, vi troveremo un modello senza uguali.

Che vogliamo di più di un così fedele amico al nostro fianco, che non ci abbandonerà nelle sventure e nelle tribolazioni, come fanno quelli del mondo?

Fortunato colui che lo amerà sinceramente e lo avrà sempre vicino a sé!

Guardiamo al glorioso san Paolo che sembrava avesse continuamente sulla bocca il nome di Gesù, come colui che lo teneva bene impresso nel cuore.

Io, dopo aver compreso questa verità, ho considerato attentamente la vita di alcuni santi, grandi spiriti contemplativi, e ho visto che non seguivano altra strada: san Francesco lo fa vedere con le stigmate, sant'Antonio di Padova con il bambino Gesù, san Bernardo con il godere dell'umanità di Cristo, e ancora lo provano santa Caterina da Siena e molti altri che vostra signoria conoscerà meglio di me.

8. Il metodo di escludere tutto ciò che è corporeo dev'essere buono certamente, se lo indicano persone tanto spirituali; ma, a mio parere, si deve seguire solo quando l'anima sia già molto progredita perché, prima d'aver raggiunto un alto grado, è evidente che il Signore si deve cercare attraverso le creature.

Tutto dipende da come opera la grazia del Signore in ciascun'anima; di questo non mi occupo.

Ciò che vorrei far capire è che la sacratissima umanità di Cristo non ha niente a che fare con le altre cose corporee.

Bisogna intendere bene questo punto su cui vorrei sapermi spiegare meglio.

9. Quando Dio vuole sospendere tutte le potenze, come abbiamo visto nei modi di orazione di cui si è parlato, è chiaro che, anche se non lo vogliamo, questa umana presenza ci lascia.

E sia pure così, alla buon'ora!

E benedetta sia tale perdita che serve a farci godere in maggior misura quello che ci sembra di perdere!

Allora, infatti, l'anima è tutta impegnata ad amare colui che l'intelletto si è sforzato di conoscere; ama ciò che esso non è riuscito a capire e gode di quello di cui non avrebbe mai potuto godere così a fondo se non col perdere se stessa, nell'intento – ripeto – di guadagnare maggiormente.

Ma, che noi a bella posta procuriamo di disabituarci dal cercare con tutte le nostre forze di aver sempre dinanzi – e piacesse al Signore che fosse davvero sempre! – questa sacratissima umanità, è ciò che – ripeto – non mi sembra ben fatto.

È, come suol dirsi, un camminare per aria, perché allora l'anima sembra andare senza appoggio, pur nella ferma convinzione di essere piena di Dio.

È molto importante, finché viviamo in veste umana, aver presente il Signore come uomo; in ciò sta il secondo inconveniente cui ho accennato.

Il primo, come avevo cominciato a dire, è una certa mancanza di umiltà, per cui l'anima tende ad elevarsi prima che sia il Signore a farlo, non contentandosi di meditare su un fatto così prodigioso, volendo esser Maria prima d'aver faticato come Marta.

Quando il Signore vuole che lo sia, fosse anche dal primo giorno, non c'è nulla da temere, ma non invitiamoci da noi stessi, come credo d'aver già detto altrove.

Questo neo di poca umiltà, anche se non sembra nulla, al fine di voler avanzare nella contemplazione è molto dannoso.

10. Tornando al secondo inconveniente, noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo.

Voler fare gli angeli, stando sulla terra – e così saldamente come ci stavo io – è una pazzia; ordinariamente, invece, il pensiero ha bisogno d'appoggio, benché talvolta l'anima esca così fuori di sé, e molte altre volte sia così piena di Dio, da non aver bisogno, per raccogliersi, di alcuna cosa creata.

Ma questo non avviene molto di frequente; pertanto, al sopraggiungere di impegni, persecuzioni, sofferenze, quando non si può avere più tanta quiete, o in caso di aridità, Cristo è un ottimo amico, perché vedendolo come uomo, soggetto a debolezze e a sofferenze, ci è di compagnia.

Prendendoci l'abitudine, poi, è molto facile sentircelo vicino, anche se alcune volte avverrà di non poter fare né una cosa né l'altra.

Per questo è bene, come ho detto, non adoperarci a cercare consolazioni spirituali; qualsiasi cosa succeda, stiamo abbracciati alla croce, che è una grande cosa.

Il Signore restò privo di ogni consolazione; fu lasciato solo nelle sue sofferenze; non abbandoniamolo noi, perché egli ci aiuterà a salire più in alto meglio di quanto avrebbe potuto fare ogni nostra diligenza e si allontanerà quando lo riterrà conveniente o quando vorrà trarre fuori l'anima da se stessa, come ho detto.

11. Dio si compiace molto nel vedere un'anima prendere umilmente per mediatore suo Figlio e amarlo tanto che, pur volendo Sua Maestà elevarla a un altissimo gradi di contemplazione, come ho detto, se ne riconosce indegna, dicendo con san Pietro: Allontanatevi da me, Signore, perché sono uomo peccatore.

Io l'ho provato; Dio ha condotto per questa strada la mia anima; altri, ripeto, ne seguiranno una più breve.

Ciò che io ho capito è che tutto questo edificio dell'orazione dev'essere fondato sull'umiltà e che quanto più un'anima si abbassa nell'orazione, tanto più Dio la innalza.

Non ricordo che mi abbia fatto nessuna delle grandi grazie di cui parlerò più avanti, se non quando mi sentivo annientata dalla vista della mia profonda miseria.

Perfino, per aiutarmi a conoscermi meglio, Sua Maestà mi faceva capire cose che da sola non avrei saputo immaginare.

Sono convinta che quando l'anima fa da parte sua qualche sforzo per aiutarsi in questa orazione di unione, anche se lì per lì sembra trarne profitto, tornerà presto a cadere, come avviene di un edificio senza fondamenta, e temo che non si arriverà mai alla vera povertà di spirito, la quale consiste nel non cercare conforti o piaceri nell'orazione – ora che si sono lasciati quelli della terra – ma trovare consolazione nelle sofferenze, per amore di colui che in essi sempre visse, e mantenersi tranquilla nelle pene e nelle aridità.

Quantunque abbia a soffrirne un po', non giungerà mai a quella inquietudine e a quella pena di alcune persone che, se non s'impegnano sempre a lavorare con l'intelletto e a far pratiche di devozione, pensano che tutto sia perduto, come se un così gran bene potesse essere merito dei loro sforzi.

Non dico che non ci si debba impegnare ad ottenerlo e a stare ben raccolti davanti a Dio, ma che, se non si riesce ad avere neppure un buon pensiero, come altra volta ho detto, non ci si disperi.

Siamo servi inutili, di che cosa pensiamo mai di essere capaci?

12. Il Signore vuole che ce ne rendiamo conto e che diventiamo come asinelli che portano su l'acqua con la noria di cui si è parlato.

Essi, anche se hanno gli occhi bendati e non capiscono quello che fanno, tireranno fuori più acqua che il giardiniere con tutto il suo zelo.

Bisogna camminare su questa strada con libertà, mettendosi nelle mani di Dio.

Se Sua Maestà vuole innalzarci a far parte della sua corte e dei suoi intimi, seguiamolo di buon grado; in caso contrario, serviamolo in umili occupazioni e guardiamoci, come ho detto talvolta, dal metterci noi nel posto migliore.

Dio ha cura dei nostri interessi più di noi e sa quello che conviene a ciascuno.

A che serve governarsi da sé, quando si è già data a Dio tutta la propria volontà?

A mio parere, questo è assai meno tollerabile qui che nel primo grado di orazione e arreca molto più danno, perché si tratta di beni soprannaturali.

Se uno ha una brutta voce, per quanto si sforzi di cantare, non riuscirà a farla diventare bella; se, invece, Dio vuol dargliela buona, non ha bisogno di sgolarsi per migliorarla.

Supplichiamolo, dunque, sempre di farci grazie, ma con umiltà, anche se con piena fiducia nella magnanimità di Dio.

E poiché ci è permesso di stare ai piedi di Cristo, procuriamo di non allontanarcene, stiamoci comunque sia, imitando la Maddalena: quando l'anima sarà diventata forte, Dio la condurrà nel deserto.

13. Pertanto la signoria vostra, finché non avrà trovato chi abbia più esperienza di me e ne sappia di più, si attenga a ciò che ho detto qui.

Trattando con persone che cominciano a godere di Dio, non creda loro quando diranno che hanno l'impressione, aiutandosi, di trarre maggior profitto e godere di più.

Oh, quando Dio vuole, come viene in modo scoperto, senza questi miseri aiuti!

Egli allora, per quanto noi facciamo per resistergli, rapisce lo spirito, come un gigante prenderebbe una pagliuzza, e non c'è resistenza che valga.

È mai possibile credere che, se egli vuol far volare un rospo, aspetti che il rospo voli da se stesso?

Ebbene, il nostro spirito mi sembra ancor più pesante ed esposto a maggior difficoltà nell'innalzarsi se non è Dio a sollevarlo, perché è gravato di terra e di mille impedimenti, e poco gli giova la volontà di volare.

Anche se volare è più confacente alla sua natura che non a quella del rospo, è così invischiato nel fango che, per sua colpa, non ne è più capace.

14. Voglio, dunque, concludere così: che quando pensiamo a Cristo, dobbiamo sempre ricordarci dell'amore con il quale ci ha fatto tante grazie, e di quello, immenso, che ci ha testimoniato Dio col darcene tale pegno.

Amore chiama amore, e anche se siamo agli inizi e tanto miserabili, cerchiamo di riflettere sempre su questa verità e di stimolarci all'amore, giacché se il Signore ci facesse una volta la grazia di imprimercelo nel cuore, tutto ci diventerebbe facile, e potremmo in brevissimo tempo e senza alcuna fatica darci alle opere.

Ce lo conceda Sua Maestà – che conosce quanto ne abbiamo bisogno – per l'amore che ci ha portato e che il suo glorioso Figliolo ci ha dimostrato a costo di tante sofferenze! Amen.

15. Una cosa vorrei domandare alla signoria vostra: quando il Signore comincia a fare a un'anima grazie così sublimi, come è quella di elevarla a una perfetta contemplazione, non sarebbe logico ch'essa diventasse subito del tutto perfetta?

Sì, certamente, sarebbe giusto, perché chi riceve così grande grazia, non dovrebbe più cercare conforti terreni.

Perché, dunque, l'anima solo nel rapimento, quando è ormai più abituata a ricevere grazie, sembra che provi gli effetti più sublimi?

Perché, quanto più alti sono, tanto maggiore è il suo distacco dalle cose terrene mentre il Signore, nell'istante stesso in cui scende su di lei, potrebbe santificarla, come farà poi, con l'andare del tempo, lasciandola perfetta in ogni virtù?

Questo è ciò che vorrei sapere, e non lo so; anzi so che è ben diversa la forza che Dio dà all'anima agli inizi, quando non dura più che un batter d'occhio, tanto che quasi non si avverte se non per gli effetti che lascia, da quella che si prova quando tale grazia dura più a lungo.

E molte volte mi chiedo se non sia perché l'anima non si dispone subito come conviene; pertanto il Signore a poco a poco l'avvia a una salda determinazione e le dà virile coraggio perché rinunci completamente a tutto.

Come lo fece in breve tempo con la Maddalena, lo fa con altre persone, in proporzione della libertà che esse gli lasciano di operare.

Ma purtroppo noi non vogliamo indurci a credere che anche in questa vita Dio ci dia il cento per uno.

16. Mi è venuto in mente quest'altro paragone: essendo tutt'uno quello che si dà ai proficienti e agli incipienti, è come un cibo mangiato da molte persone; quelle che ne mangiano poco rimangono solo con un buon sapore per poco tempo; quelle che ne mangiano di più ne hanno aiuto per sostentarsi; quelle che ne mangiano molto ne ricevono vita e forza.

L'anima può nutrirsi tante volte di questo cibo di vita e con tale abbondanza da non trovare più gusto in alcun cibo che non sia questo, vedendo quanto bene ne tragga e avendo ormai fatto l'abitudine a un sapore così squisito che vorrebbe cessare di vivere piuttosto di dover adattarsi ad altri cibi, capaci solo di toglierle il buon sapore che quello le ha lasciato.

Anche una santa compagnia non ci procura, frequentandola, tanto profitto in un giorno quanto in molti, perché solo stando a lungo con tale persona possiamo, con l'aiuto di Dio, diventare come lei.

Insomma, tutto sta in ciò che Sua Maestà vuole e nella disposizione della persona che egli vuole favorire, giacché importa molto, per chi comincia a ricevere questa grazia, decidersi a distaccarsi da tutto e a tenerla nella stima dovuta.

17. Mi sembra anche che Sua Maestà vada provando ora l'uno, ora l'altro, per vedere chi lo ama; e, per avvivare la nostra fede – se per caso fosse spenta – nelle ricompense che ci darà, si manifesta mediante tale supremo diletto, dicendo: « Badate, questa è solo una goccia di un infinito mare di beni ».

Così non tralascia di far nulla in favore di quelli che ama e, nella misura in cui vede che sono pronti ad accoglierlo, egli dona e si dona; ama chi lo ama, e che buon amante e che buon amico egli è!

Oh, Signore dell'anima mia, chi può trovare parole adeguate per far intendere quali favori concedete a chi ha fiducia in voi, e che cosa perde chi, giunto a questo stato, resta attaccato a se stesso!

Non vogliate permetterlo, Signore, giacché voi fate assai più di questo, venendo in un albergo così misero come il mio.

Siate benedetto per sempre, in eterno!

18. Torno a supplicare la signoria vostra che, se di quanto ho scritto sull'orazione, vuol trattare con persone spirituali, si accerti che lo siano davvero, perché se non conoscono che una via, o si sono fermate a metà, non potranno cogliere certo nel segno.

Vi sono alcuni che, condotti subito da Dio per un cammino molto elevato, credono che allo stesso modo possano avvantaggiarsi gli altri in tale stato, e acquietare l'intelletto, senza servirsi dell'aiuto di cose corporee.

Ma chi lo farà, resterà secco come un pezzo di legno.

Altri, ancora, avendo avuto un po' di orazione di quiete, pensano subito che, come sono giunti a questo grado, possono passare all'altro e, invece di avvantaggiarsi, come ho detto, perderanno il vantaggio ottenuto.

Pertanto, occorre in tutto esperienza e discrezione.

Il Signore, nella sua bontà, ce le dia!

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