Arminianesimo

Dizionario

1) Corrente teologica interna alla Chiesa riformata, aderente al pensiero dell'olandese Giacobbe Arminio ( 1560-1609 ).


Il termine « arminianesimo » fa riferimento ad un movimento di reazione nei confronti della dottrina della predestinazione.

In genere esso è contrapposto al termine « calvinismo » e riguarda soprattutto la dottrina della salvezza, ma ha forti connessioni anche con altre dottrine, in particolare con la dottrina di Cristo, con quella di Dio e con quella della sua provvidenza.

Tendenza teologica e gruppo religioso che presero avvio tra la fine del XVI e l'inizio del XVII sec., per impulso di Jakob Harmenzs ( latinizzato in Arminio ).

Questi, un riformato olandese, contro l'idea calvinista di predestinazione sottolineò non solo l'universalismo dell'offerta di salvezza rivolta all'umanità, ma anche il ruolo attivo dell'individuo nell'accedervi e quindi nel determinare la propria perseveranza finale.

La discussione, fattasi ancor più concitata dopo la morte di Arminio ( 1609 ), diede vita a un raggruppamento di "arminiani", che avanzarono formale protesta e relative richieste - donde l'appellativo di "rimostranti" - perché venisse riconosciuta legittimità ecclesiastica alle loro posizioni.

Queste furono condensate in cinque articoli, nei quali particolare enfasi veniva assegnata al tema della libertà umana.

Condannati dal sinodo di Dordrecht ( 1618-19 ) ed esiliati, gli arminiani poterono rimpatriare a qualche anno di distanza, radicandosi nel tessuto culturale e sociale dei Paesi Bassi e annoverarono nelle loro file il grande giurista Ugo Grozio.

* * *

I credenti di fede evangelica che oggi si definiscono "arminiani" riconoscono in genere la Bibbia come assoluta regola di fede e di condotta e pongono tutti forte enfasi sul sacrificio di Gesù Cristo alla croce come unica offerta di salvezza per tutta l'umanità.

Il dono della vita eterna è dunque gratuito: nessuna opera o sforzo umano possono contribuire in questo senso, ma Dio stesso, nel rispetto della volontà umana, consente che la Sua grazia possa essere rifiutata liberamente dagli uomini che scelgono di respingerlo.

Pertanto la chiamata di Dio è condizionata solo dalla fede, cioè alla disponibilità da parte dell'uomo a riconoscere Gesù Cristo come Signore e Salvatore.

Questo insegnamento, che secondo gli arminiani è lo stesso messaggio annunziato dai cristiani dell'era apostolica e riportato fedelmente nella Bibbia, è sempre stato oggetto di distorsione, fraintendimento e discredito da parte dei calvinisti.

Per esempio, nei circoli calvinisti oggi l'appellativo "arminianesimo" o "arminiano" viene usato per identificare una posizione teologica che, pur non dipendente storicamente da questo movimento, adatta il messaggio biblico alla filosofia umanistica ottimista contemporanea, negando la radicalità degli effetti disabilitanti del peccato sull'essere umano ed ammettendone l'autonomia e la libertà della sua risposta all'agire di Dio.

A seguito di questo processo di distorsione, arminianesimo diventa sinonimo di semi-pelagianesimo, nonostante l'impostazione radicalmente diversa di questi due impianti teologici ( alcuni studiosi hanno coniato il termine "semiagostinianesimo" per definire con esattezza l'impostazione arminiana ).

* * *

Arminio esponeva la propria dottrina sintetizzandola in quattro punti:

1) Dio ha decretato in modo assoluto che Cristo fosse il Salvatore che "distruggerà il peccato", "otterrà salvezza" e "la comunicherà tramite la Sua stessa virtù".

2) Dio ha decretato di salvare coloro che si pentono e credono in Cristo, per sua causa e attraverso Lui, ad effettuare la salvezza di tali penitenti e credenti se perseverano sino alla fine.

3) Dio ha decretato di "amministrare in una maniera sufficiente ed efficace i mezzi che erano necessari per il pentimento e la fede."

Ciò in accordo con la propria saggezza e giustizia;

4) Dio ha decretato di "salvare e dannare particolari persone" basandosi sulla propria pre-conoscenza, per mezzo della quale Egli conosce sin da tutta l'eternità coloro che attraverso la Sua grazia crederanno e persevereranno.

Nella propria esposizione della dottrina della predestinazione Arminio tenta di conservare la teologia della grazia riformata, allo scopo di evitare l'accusa di pelagianesimo, e mettendo al riparo Dio dall'accusa di fare "favoritismi", cosa che a lui sembrava accadere con la dottrina della predestinazione.

Come altri prima di lui, egli riteneva che la propria dottrina avrebbe reso il vangelo più presentabile alle coscienze, se si fosse enfatizzata maggiormente la responsabilità umana nell'opera della salvezza.

Tale teologia non poteva che essere un fallimento, perchè pure asserendo che la grazia è necessaria, insegna nel contempo che essa non è efficace.

L'uomo risulta essere l'arbitro ultimo della propria salvezza e Gesù non è l'efficace e sovreno Salvatore del Suo popolo, ma soltanto Colui che rende possibile la salvezza decisa preliminarmente dall'uomo.

Arminio insegnava che la fede era riconosciuta e imputata al peccatore come una specie di merito, mentre l'insegnamento riformato affermava che l'oggetto della fede, cioè Cristo e la Sua giustizia, erano imputati, ossia donati da Dio al peccatore.

Questa diversa enfasi è importante perché sposta il baricentro della salvezza, da Cristo all'uomo.

Per Arminio, la salvezza è il frutto degli sforzi congiunti di Dio ( che prende l'iniziativa ) e dell'uomo ( che deve rispondere ), anche se in definitiva, l'opera dell'uomo è il fattore determinante di tutta l'operazione.

Nella prospettiva arminiana, Dio ha provveduto salvezza per tutti gli uomini indistintamente, ma tale azione diventa efficace soltanto per quelli che sulla base del proprio libero arbitrio "sceglieranno" di collaborare con Dio e accetteranno la Sua offerta di grazia.

In tal modo è l'uomo e non Dio che decide chi sarà il destinatario del dono della salvezza.

Nel 1610, quarantadue ministri di culto arminiani, firmarono e inviarono una petizione ( Rimostaranza ) al governo chiedendo protezione per la propria teologia.

La loro posizione è riassunta in 5 punti:

depravazione totale,

elezione condizionata,

espiazione universale,

grazia sufficiente ma resistibile

ed incertezza circa la perseveranza dei santi.

Relativa Depravazione o Libero Arbitrio

Sebbene la natura umana sia stata seriamente contaminata dalla caduta, il peccatore non è sfornito di mezzi per comprendere la dimensione dello spirituale.

La portata dell'uomo morto nei propri peccati, va minimizzata.

Dio nella propria misericordia, non ha privato il peccatore della capacità di pentirsi e di credere.

Dio non interferisce con tale libertà dell'uomo, infatti ogni peccatore possiede una libera volontà, e il proprio destino eterno dipende da come tale volontà sarà utilizzata.

La libertà dell'uomo dipende dalla propria abilità a scegliere il bene o il male in ambito spirituale, pertanto la sua volontà non è schiavizzata dalla sua natura peccatrice.

Il peccatore ha il potere di cooperare con lo Spirito di Dio e di essere rigenerato o al contrario di resistere alla grazia di Dio e perire.

Il peccatore certamente necessita dell'assistenza dello Spirito, ma non ha bisogno di essere rigenerato dallo Spirito prima di credere, perché la fede è una capacità insita nell'uomo e precede la nuova nascita.

La fede è un dono che Dio pone nel cuore di tutti i peccatori a prescindere dalla grazia salvifica, ed è essa che l'uomo mette in causa nel processo di salvezza.

Condizionata Elezione

L'elezione di Dio di salvare alcuni individui, compiuta prima della fondazione del mondo, è basata sulla Sua previsione dei meriti della fede dell'uomo, che messa a contatto con l'evangelo permetterà di rispondere alla chiamata salvifica.

Dio salva coloro che liberamente crederanno all'evangelo, l'elezione è dunque condizionata dalla volontà e dai desideri dell'uomo ( e dunque dai suoi meriti ).

La fede che Dio prevede o preconosce non è donata al peccatore da Dio ( e dunque non è creata dal potere rigenerante dello Spirito Santo ) ma è il risultato della volontà umana.

La causa ultima della salvezza è la scelta da parte dei peccatori di Cristo e non piuttosto la scelta di Dio dei peccatori.

Universale Espiazione o Generale Redenzione

L'opera di redenzione di Cristo è messa a disposizione di tutti gli uomini a condizione che questi l'accettino.

Sebbene Cristo sia morto per tutti gli uomini, solo coloro che credono in lui sono salvati.

La morte di Cristo pone Dio in condizione di perdonare i peccatori soltanto se costoro credono, più precisamente Cristo è il redentore solo se l'uomo accetta ciò.

Resistibile Grazia

Lo Spirito opera interiormente solo a condizione che l'uomo accetti l'evangelo, pertanto non vi è alcuna grazia che preceda la fede dell'uomo, e anche se lo Spirito opera in modo segreti nel cuore dell'uomo, essendo l'uomo in possesso di una libera volontà, i suoi effetti possono essere contrastati.

Lo Spirito può rigenerare il peccatore a patto che questo con le proprie forze si orienti alla salvezza; la fede ( che in tale prospettiva è solo una espressione della volontà dell'uomo ) precede e rende possibile la nuova nascita.

In tal modo la volontà dell'uomo può rendere possibile o contrastare l'opera salvifica del Cristo.

Lo Spirito Santo può attirare a Cristo solo coloro che Gli permettono ciò.

Se l'uomo non riconosce la signoria di Cristo, lo Spirito è inefficace e non può dare vita.

La grazia di Dio non è dunque invincibile e può essere addirittura resa vana dall'uomo.

Perdita della Salvezza

Coloro che credono e sono oggi salvati, possono domani perdere la propria salvezza, smarrendo in tal modo la propria fede.

Non tutti gli arminiani, sono concordi su tale punto: alcuni ritengono, in modo piuttosto inconseguente rispetto alle premesse del proprio pensiero, che i credenti sono eternamente sicuri in Cristo e che una volta che il peccatore è stato rigenerato in Cristo egli non può più perdersi.

Osservazioni

L'arminianesimo è spesso vissuto non tanto come una precisa tendenza a carattere teologico, ma come una lettura semplice della Bibbia.

Pochi sono infatti coloro che si definiscono « arminiani » pur essendo molti ad professare idee riconducibili a tale sistema.

Può dunque risultare utile fare alcune puntualizzazioni.

1 - La prima osservazione critica nei confronti dell'arminianesimo concerne la realtà del peccato nell'uomo.

La natura peccaminosa dell'uomo viene in effetti relativizzata.

Quando però si minimizza il peccato si rischia non solo di deformare le affermazioni radicali della Parola di Dio in proposito, ma anche di riproporre la fede cristiana come un semplice tipo di moralismo della grazia.

Ma attribuire all'uomo creato capacità autonome rispetto a Dio, vuol dire fare ciò che è tipico dell'umanesimo.

Per la Scrittura l'uomo è sempre creatura di Dio ed il suo bene non consiste nel rendersi « indipendente » dal Creatore, ma di onorarlo come ne è degno.

Nessuno dev'essere pensato in una situazione di neutralità nei confronti di Dio.

O si è legati a Lui nell'alleanza, o si è contro di Lui.

2 - La seconda osservazione riguarda la funzione dell'espiazione.

Secondo la Scrittura non si tratta solo di essere perdonati, ma di essere dichiarati giusti davanti alle esigenze assolute della legge di Dio.

Ora una tale condizione può essere riempita solo dalla giustificazione di Dio che per mezzo di Cristo risponde alle esigenze della Sua giusta legge.

L'arminianesimo abbandona invece ogni preciso concetto di morte sostitutiva da parte del Signore Gesù e introduce una visione universalista del suo sacrificio.

Mentre studiosi come J. Owen e altri hanno sostenuto che « tutti » nei testi relativi all'espiazione concerne proprio gli eletti alla salvezza, gli arminiani pensano a qualcosa di universale e indefinito.

In tale ottica, alla croce Cristo non pagò per i peccati di coloro che avrebbero poi realmente creduto, ma molto genericamente per tutti gli uomini.

Si dovrebbe pensare che Gesù si sostituì a qualcuno per cui l'espiazione poi non avrebbe avuto luogo.

Ma la Scrittura insiste però che il buon pastore da' la sua vita per le proprie pecore ( Gv 10,11.14.26-28 ).

3 - La terza osservazione ha a che fare con la sovranità stessa di Dio.

L'ottica arminiana comporta un'idea di salvezza che non riposa più sulla grazia sovrana di Dio, ma piuttosto su ciò che fa l'uomo.

Dio appare come posto all'interno del mondo creato anziché essere l'Unico autosufficiente.

Dire che « Dio non ha altre mani che le nostre » significa ridurre Dio ad un fatto dipendente da altri come tutto ciò che appartiene all'ordine creato.

In definitiva l'uomo finisce per essere capace di scelte autonome sulla base delle proprie risorse.

Il piano di Dio non è più qualcosa d'assoluto che trae la propria origine dal suo eterno consiglio e dalla sua volontà ( Ef 1,11 ), ma è sottoposto alla volontà umana.

La salvezza non riposa più, in ultima analisi, sull'elezione di Dio, né sulla croce di Cristo, ma sulla cooperazione dell'uomo con la grazia.

Viene anche da chiedersi se un'ottica che pretende controllare il soprannaturale col naturale, o l'eternità attraverso il tempo non si risolva in una visione magica della realtà.

Non è proprio questo ciò che cercano di realizzare le tecniche magiche?

Esse rifiutano di accettare la volontà di Dio come qualcosa d'universale e onnicomprensivo e tentano d'assumere il controllo della realtà.

Ora pretendere che sia la decisione umana a governare l'eternità, significa negare nella sostanza la sovranità di Dio.

Gesù ha invece detto che l'uomo non è salvato dalla propria scelta, ma da quella del Signore ( Gv 15,16 ).

Solo quest'ultima può fondare la decisione umana e salvaguardare la sovranità di Dio.

4 - La quarta osservazione concerne la sua tendenza all'astrattezza.

La salvezza dell'uomo non è presentata come il reale bisogno di qualcuno morto nei falli e nei peccati, ma come una possibilità astratta.

Viene però da chiedersi se sia possibile pensare a Dio come a qualcuno che mette in atto solo una'ipotesi di salvezza senza rinnegare se stesso.

Una salvezza ipotetica per ipotetici credenti è molto diversa da una salvezza reale per il popolo eletto.

Il Dio della Scrittura è Colui che salva realmente e non in via ipotetica.

Egli non ha delle semplici intenzioni verso la realtà creata, ma è l'unico Signore di essa.

Certamente l'ottica arminiana sembra più ragionevole perché possiede una certa logica interna che va incontro alle attese della speculazione umana, ma è forse proprio questo il motivo per cui si è allontanato dalla verità della Scrittura.

5 - La quinta osservazione riguarda una tendenza generale propria all'arminianesimo.

Esso appare caratterizzato da una sorta di progressiva elasticità.

La fede cristiana si configura come qualcosa di variabile ed instabile.

In pratica c'è la tendenza a trascurare il rigore teologico e fare della fede cristiana solo una sorta di moralismo.

Nello sfondo c'è la questione se la chiesa evangelica debba essere confessante o liberale.

Se debba cioè ridire ciò che Dio ha detto o se debba rimanere nell'indefinito e aperta ad ogni possibile novità in nome della libertà umana.

A ben guardare si deve riconoscere che gli arminiani sono mossi da lodevoli intenzioni.

Vogliono esaltare concetti sono presenti nella Parola di Dio come l'amore di Dio, la gloria di Cristo, la responsabilità morale dell'uomo e la necessità dell'impegno umano nella santificazione del credente.

Ma per farlo hanno tentato una sintesi tra l'insegnamento biblico e la nozione di libertà che l'uomo comune possiede.

Le sintesi possono essere anche buone, ma quando risultano da un miscuglio tra rivelazione biblica e buon senso comune della realtà, si rinnega la sufficienza della Scrittura stessa.

Ne risulta allora un quadro più accettabile all'uomo naturale, ma che non ha più Dio come autore.

Ecco perché con la sua sintesi l'arminianesimo ha finito per fornire una concezione di tutta la realtà che esclude la verità di tutta la visione biblica.

Ma per onorare certi concetti biblici non bisogna sganciarli dalla Scrittura, ma rimanere semplicemente fedeli ad essa.

In definitiva la visione arminiana non si configura come un'alternativa all'insegnamento della Riforma, ma come un impoverimento reazionario che comporta la parziale negazione della fede biblica.