Summa Teologica - I

Sacra doctrina ( La Teologia di S. Tommaso )

L'espressione sacra doctrina ha un significato molto esteso.

Si possono enumerare una decina di sensi che non coincidono esattamente ma che possono ricondursi a due grandi ambiti.

Nel senso oggettivo ( « ciò che » si insegna ), essa si applica innanzitutto alla verità cristiana come corpo di dottrine, e questo in una accezione molto ampia che va dalla Scrittura alla teologia.

In senso attivo ( l'azione di insegnare ) doctrina designa tutti gli atti tramite i quali la verità cristiana giunge fino a noi: l'insegnamento di Dio che si manifesta per rivelazione, la Tradizione, la predicazione della Chiesa ( catechesi compresa ), e, naturalmente, l'insegnamento teologico.1

In fondo, per farsi un'idea molto precisa dell'ampiezza del campo ricoperto dalla sacra doctrina, è sufficiente considerare l'opera di Tommaso e la sua attività.

Oltre ai grandi libri eruditi quali sono lo Scritto sulle Sentenze, le opere di sintesi come le due Somme, le lezioni sulla Sacra Scrittura o i commenti ad Aristotele, occorre ancora menzionare due ambiti particolari.

Da una parte, le risposte a numerose consultazioni teologiche e le piccole opere composte « su domanda »: riguardo al prestito ad interesse o al movimento del cuore, le migliori forme di governo, l'astrologia, le sorti o la magia; questo teologo nel suo tempo era consultato sui più disparati argomenti.

Dall'altra parte, vi è la sua opera di predicatore che, senza farne un grande oratore, permette di percepire meglio il legame che si stabiliva quasi spontaneamente in lui tra le diverse forme del servizio della Parola di Dio.2

Sacra doctrina comprende tutto ciò, per san Tommaso, ed egli non si sentiva certamente meno teologo sul pulpito del predicatore che sulla cattedra di professore; ma per attenerci alla forma più elaborata in cui egli ha praticato questa doctrina, bisogna sapere che si possono distinguere in essa tre linee di forza.

In primo luogo la linea « speculativa » per la quale egli è giustamente rinomato e che è quella dell'intellectus fidei propriamente detto: lo sforzo di comprendere con la ragione ciò che è conosciuto per fede.

Questo primo orientamento è stato perseguito con predilezione dai grandi commentatori come Capreolo, Gaetano o Giovanni di San Tommaso, ma esso è lungi dall'essere l'unico perseguibile; Tommaso ha anche praticato un'altra linea che oggi chiameremmo « storico-positiva ».

L'anacronismo si trova soltanto nelle parole, poiché il fatto è proprio questo: durante tutta la sua vita Tommaso è stato un commentatore della Scrittura - anzi era proprio questa la prima forma del suo insegnamento - e non ha mai cessato di documentarsi sui Padri della Chiesa e la storia dei Concili.3

Questo orientamento è stato troppo poco coltivato dai suoi discepoli; vi fu addirittura un'epoca in cui lo si è completamente perso di vista a vantaggio di una esaltazione indebita dell'apparato filosofico da lui messo in opera.

É stato necessario attendere il nostro tempo per riscoprire le ricchezze dei commenti scritturistici e rendersi conto che Tommaso doveva molto anche a sant'Agostino.

Vi è infine una terza linea che si può dire « mistica », ma in un senso che occorre precisare, riscontrabile nel carattere « pratico » che Tommaso riconosceva alla teologia ( e che noi abbiamo preso l'abitudine di chiamare « teologia morale » ).

Questi tre orientamenti maggiori che Tommaso faceva convergere nell'unità indivisa della sacra doctrina, dopo di lui non hanno tardato a divergere.

Fin dall'inizio del XIV secolo - qualunque sia peraltro l'interesse che si voglia attribuire a quest'epoca per la storia del pensiero - tutta una serie di fattori, sui quali non è il caso qui di soffermarsi, hanno contribuito a quel che l'osservatore è obbligato a chiamare uno « sbriciolarsi » del sapere teologico nelle diverse specializzazioni, fino alla sua disintegrazione.

Attualmente si constata - alcuni per deplorarlo, altri per rallegrarsene - l'assenza e anche l'impossibilità di una sintesi teologica.

In realtà noi siamo gli eredi di un processo di disgregazione cominciato secoli fa.4

La linea speculativa di san Tommaso ha deviato in una « scienza delle conclusioni » dove l'arte del teologo consisteva nel ricercare conclusioni nuove tramite il sillogismo, eventualmente definibili da parte del magistero in virtù, soltanto, della loro certezza teologica.

Questo modo di praticare teologia è oggi così tragicamente fuori moda che ha trascinato nel suo scomparire la stessa teologia speculativa nel suo sforzo d'intelligenza della fede.

La linea storico-positiva, staccata dalla precedente - che invero per prima s'era distaccata da questa seconda - ha evoluto sempre più verso un'erudizione storica altamente specializzata.

É certamente la branca della teologia che si è meglio sviluppata ( si pensi al progresso dell'esegesi e della patrologia ) e non si potrebbe far altro che rallegrarsene se la pretesa d'indipendenza della sua ricerca e dei suoi metodi non l'allontanasse sempre più dalla teologia propriamente detta, allorché il suo compito non ha senso che all'interno dell'organicità della teologia.

Quanto alla linea mistica, non essendo più onorata da nessuna delle altre due, essa ha cercato di erigersi da sé in una branca autonoma con una tendenza anti-intelletualista ben comprensibile.

É così che si è arrivati a una teologia « ascetica e mistica » cui si devono molte opere ( alcune lodevoli, peraltro ) fino alla prima metà del nostro XX secolo.

Quando non sono stati gli autori di manuali che, per compensare l'aridità della loro teologia, hanno aggiunto essi stessi dei pii corollari alle loro dimostrazioni.

In realtà, una teologia ben intesa deve inglobare questi diversi aspetti e noi capiremo le ragioni di questo ricordando ciò che è la teologia alla scuola di san Tommaso, che a sua volta ha seguito un filone inaugurato da sant'Agostino e da sant'Anselmo.


1 Per maggiori dettagli cf. Y. CONGAR, Tradition et sacra doctrina chez saint Thomas d’Aquin, in J. BETZ - H. FRIES (edd.), Église et Tradition, Le Puy 1963, pp. 157-194; A. PATFOORT, Thomas d’Aquin. Les clefs d’une théologie, Paris 1983, pp. 13-47; J.-P. TORRELL, La scienza teologica secondo Tommaso e i suoi primi discepoli, in G. D.ONOFRIO, Storia della Teologia nel Medioevo, t. II, Piemme, Casale Monferrato 1996, pp. 849-934.
2 Abbiamo cercato di mostrano in J.-P. TORRELL, La pratique pastorale d’un tbéologien da XIIIe siècle. Thomas d’Aquin prédicateur, RT 82 (1982) 213-245.
3 Cf. Tommaso d’Aquino. L’uomo e il teologo, pp. 73-78 e 161-165.
4 Noi abbiamo ricordato questa storia per sommi capi in La théologie catholique («Que sais-je? 1269»), Paris 1994, cap. II.

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