Summa Teologica - I

Articolo 3 - Se ogni ente sia buono

In 1 Sent., d. 8, q. 1, a. 3; C. G., II, c. 41; III, c. 20; De Verit., q. 21, a. 9; In De Hebd., lect. 2

Pare che non ogni ente sia buono.

Infatti:

1. Il bene aggiunge qualcosa all'ente, come risulta da quanto detto [ a. 1 ].

Ma ciò che aggiunge qualcosa all'ente ne restringe il significato: come fanno la sostanza, la quantità, la qualità e simili.

Quindi il bene restringe l'ente, e perciò non ogni ente è buono.

2. Nessun male è buono: sta scritto infatti in Isaia [ Is 5,20 ]: « Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene ».

Ma alcuni enti sono detti cattivi.

Quindi non ogni ente è buono.

3. Il bene nel suo concetto dice appetibilità.

Ora, la materia prima non dice appetibilità, ma appetito o tendenza [ poiché tende all'atto o alla forma, come ogni potenzialità ].

Quindi non presenta la natura di bene.

Quindi non ogni ente è buono.

4. Dice Aristotele [ Met. 3,2 ] che nelle entità matematiche non esiste il bene.

Ma anche le entità matematiche sono enti, altrimenti di esse non avremmo scienza.

Quindi non ogni ente è buono.

In contrario:

Ogni ente che non è Dio è creatura di Dio.

Ma « tutto ciò che è stato creato da Dio è buono », come si legge nella Scrittura [ 1 Tm 4,4 ].

Dio poi è sommamente buono.

Quindi ogni ente è buono.

Dimostrazione:

Ogni ente, in quanto ente, è buono.

Infatti ogni ente, in quanto ente, è in atto, e in qualche modo perfetto, poiché ogni atto è una perfezione.

Ora, il perfetto ha ragione di appetibile e di bene, come si è dimostrato sopra [ a. 1 ].

Conseguentemente ogni ente, in quanto tale, è buono.

Analisi delle obiezioni:

1. La sostanza, la quantità e la qualità, come pure tutto ciò che si trova contenuto sotto questi generi, restringono l'ente applicandolo a qualche quiddità o natura.

Non così invece fa il bene rispetto all'ente, ma gli aggiunge soltanto l'idea di appetibile e di perfezione, il che conviene all'essere stesso in qualsiasi natura si trovi.

Quindi il bene non restringe l'ente.

2. Nessun ente viene detto cattivo in quanto ente, ma in quanto mancante di un certo essere: come si dice che l'uomo è cattivo perché gli manca l'entità « virtù », e che l'occhio è cattivo in quanto mancante dell'acume della vista.

3. La materia prima, come non è ente se non in potenza, così non è bene se non in potenza.

Anche se, dal punto di vista dei Platonici, si potrebbe dire che la materia prima è un non-ente a motivo della privazione che include; ma anche così essa partecipa qualcosa del bene, cioè l'orientamento o attitudine al bene.

Quindi non le compete di essere desiderabile, ma piuttosto di desiderare.

4. Le entità matematiche [ numeri, punti, linee, triangoli, ecc. ] non sussistono separate nella realtà, perché se sussistessero ci sarebbe in esse il bene, cioè il loro stesso essere.

Le entità matematiche invece non esistono separate dalle cose se non per un atto della ragione, in quanto cioè sono [ concepite come ] astratte dal moto e dalla materia; e in tal modo sono sottratte alla ragione di fine, il quale di sua natura è principio movente.

E d'altra parte nulla impedisce che in qualche ente, concettualmente, manchi il bene o l'aspetto caratteristico del bene, quando sappiamo che l'idea di ente è anteriore all'idea di bene, come si è già detto [ a. 2 ].

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