Summa Teologica - I-II

Vizi e peccati ( I-II, qq. 71-89 )

I Natura e definizione del peccato ( 1-3 omissis )

II - Le fonti del trattato

4 - Le citazioni più numerose che incontriamo in queste pagine son quelle tratte dalla sacra Scrittura.

Non c' è un testo biblico importante sul nostro argomento che il Santo non abbia utilizzato.

Ma quelli che hanno attratto maggiormente il suo interesse sono i testi di S. Paolo, sia a proposito del peccato originale, che a proposito di quello attuale.

La sola Epistola ai Romani è citata circa quaranta volte.

Ma la Scrittura non è giunta a Tommaso nella sua cruda materialità.

Egli ne è venuto in possesso attraverso l'interpretazione viva e tradizionale della Chiesa, che si esprime con la voce dei SS. Padri. Il primo posto spetta qui a S. Agostino.

I grandi maestri della Scolastica si riallacciavano tutti con sommo rispetto alle parole del Dottore africano.

Nessun teologo medioevale pensò mai di espungere dalla parenesi cristiana le sue frasi più paradossali.

La saggezza dei maestri e dei discepoli era sufficiente a impedire quelle interpretazioni fanatiche ed estremiste, che in seguito servirono come pretesto per imbastire la triste storia della pseudo-riforma protestante e dei suoi strascichi.

Le opere del Vescovo di Ippona sono citate in grande abbondanza nel trattato tomistico, e le citazioni son tali da far trasparire Io studio diretto dei libri da cui furono attinte.

I testi più celebri erano già stati raccolti e discussi dai teologi precedenti, e in particolare dal Maestro delle Sentenze.

Ma l'Aquinate non poteva contentarsi di brani cuciti alla buona, quando si trattava di precisare i concetti fondamentali del pensiero teologico.

Egli ha avuto il merito di chiarire, se non di approfondire, la dottrina di S. Paolo e di S. Agostino, e di ridurne tutti gli elementi a un sistema coerente e solido, in cui è ben difficile scorgere la più piccola crepa.

Gli altri autori citati sono tutti secondari, senza eccettuare neppure Aristotele.

É vero infatti che le citazioni del filosofo abbondano, ma esaminandole con cura ci accorgiamo che esse descrivono soltanto la cornice etico-metafisica entro la quale si muove l'Autore della Somma.

Lo stesso si dica dello Pseudo-Dionigi, che S. Tommaso non dimentica mai, neppure in questo trattato.

Più importanti in questo campo sono le citazioni di S. Gregorio Magno e di S. Anselmo; ma le loro « autorità » sono prese in considerazione e utilizzate, in quanto interpretano e precisano, il pensiero di Agostino.

Gli studi sui testi medioevali intrapresi da O. Lottin e da altri dimostrano che l' Aquinate ha potuto servirsi delle elaborazioni dei maestri che lo precedettero di pochi decenni sulla cattedra di Parigi.

E questo è vero specialmente per i problemi caratteristici del nostro trattato.

La sua indipendenza di fronte ad essi è tale da non potersi esigere la citazione degli interessati, anche quando materialmente egli ne ripete le parole.

E neppure si può esigere una segnalazione personale quando prende a confutarne le opinioni.

Lo stesso suo maestro, Alberto Magno, nello stile impersonale del Santo rientra ha nebulosa, per noi spesso indecifrabile, dei « quidam ».

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