Summa Teologica - I-II

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Articolo 1 - Se le circostanze siano accidenti dell'atto umano

Infra, q. 18, a. 3; In 4 Sent., d. 16, q. 3, a. 1, sol. 1

Pare che le circostanze non siano accidenti dell'atto umano.

Infatti:

1. Scrive Cicerone [ De invent. 1,24 ] che le circostanze sono « il mezzo di cui si serve il discorso per aggiungere autorità e forza all'argomento ».

Ma il discorso dà forza all'argomentazione specialmente partendo dai dati essenziali di una cosa: definizione, genere, specie e simili; dai quali, secondo l'insegnamento dello stesso Cicerone [ Topic. 3 ], l'oratore deve trarre i suoi argomenti.

Quindi le circostanze non sono accidenti dell'atto umano.

2. L'accidente ha per proprietà l'inerenza.

Ora, ciò che sta intorno [ circumstat ] non è inerente, ma piuttosto è esterno.

Quindi le circostanze non sono accidenti degli atti umani.

3. Nessun accidente può appartenere a un accidente.

Ma anche gli atti umani sono accidenti.

Quindi le circostanze non sono accidenti degli atti.

In contrario:

Le condizioni particolari di qualsiasi singolare sono suoi accidenti individuanti.

Ma Aristotele nell'Etica [ 3,1 ] ha posto le circostanze tra le « realtà particolari », cioè tra le condizioni particolari dei singoli atti.

Quindi le circostanze sono accidenti individuanti degli atti umani.

Dimostrazione:

Come insegna il Filosofo [ Periherm. 1,1 ], « i nomi sono segni dei concetti »: perciò è necessario che l'ordine della denominazione corrisponda all'ordine della conoscenza intellettiva.

Ora, la nostra conoscenza intellettiva procede dalle realtà più note a quelle meno note, per cui noi usiamo estendere i termini presi dalle realtà più conosciute a quelle meno conosciute.

E da ciò si comprende quanto Aristotele ha scritto nella Metafisica [ 10,4 ]: « Dalle realtà esistenti nello spazio il termine distanza è passato a indicare tutti i contrari »; e alla stessa maniera usiamo i termini presi dal moto locale per indicare altri moti, essendo i corpi localmente circoscritti le cose a noi più note.

Quindi anche il termine circostanza è passato al campo degli atti umani a partire dalle realtà esistenti nello spazio.

Ora, nel corpo localizzato si denominano circostanti quelle cose che, pur essendo estrinseche, tuttavia lo toccano e gli sono localmente vicine.

Quindi tutte le condizioni che sono fuori dell'essenza dell'atto, e che tuttavia riguardano in qualche modo l'atto umano, sono denominate circostanze.

Ma ciò che riguarda una cosa ed è fuori della sua essenza è un suo accidente.

Quindi le circostanze degli atti umani vanno considerate loro accidenti.

Analisi delle obiezioni:

1. Certamente il discorso desume la forza dell'argomentazione prima di tutto dall'essenza di un atto, ma secondariamente anche dalle sue circostanze.

Come uno può essere accusato prima di tutto perché ha commesso un omicidio, ma secondariamente anche perché lo ha commesso con inganno, o a scopo di rapina, oppure in un tempo o luogo sacro, ecc.

Quindi di proposito Cicerone dice che mediante la circostanza « il discorso aggiunge forza al ragionamento », quasi in modo secondario.

2. Una cosa può essere l'accidente di un'altra in due diversi modi.

Primo, inerendo ad essa: come la bianchezza del colore è un accidente di Socrate.

Secondo, perché si trova abbinata con essa nel medesimo soggetto: come il fatto di essere bianco è un accidente dell'essere musico, in quanto le due cose si trovano abbinate, e in qualche modo si toccano, nel medesimo soggetto.

E in questo senso si dice che le circostanze sono accidenti degli atti.

3. Come si è spiegato [ ad 2 ], si dice che un accidente si aggiunge a un altro accidente per l'unicità del soggetto.

Ma ciò avviene in due modi.

Primo, per il semplice fatto che due accidenti dicono rapporto a un unico soggetto, senza alcun ordine tra di loro: come l'essere bianco e l'essere musico in rapporto a Socrate.

Secondo, con un certo ordine: p. es. perché il soggetto riceve un accidente mediante l'altro, come il corpo riceve il colore mediante la superficie.

E in questo senso si può anche dire che un accidente è inerente all'altro: infatti diciamo che il colore è sulla superficie.

Ora, le circostanze possono essere accidenti dell'atto in tutti e due i modi.

Infatti alcune circostanze che si riferiscono all'atto appartengono all'agente a prescindere dall'atto, come il luogo e la condizione della persona; altre invece gli appartengono mediante l'atto, come il modo di agire.

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