Summa Teologica - I-II

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Articolo 6 - Se esista una legge del fomite

Infra, q. 93, a. 3; In Rom., c. 7, lect. 4

Pare che non esista una legge del fomite.

Infatti:

1. S. Isidoro [ Etym. 5,3 ] insegna che « la legge è stabilita dalla ragione ».

Ora, il fomite non è opera della ragione, ma è piuttosto un allontanamento da essa.

Quindi il fomite non ha natura di legge.

2. Essendo ogni legge obbligatoria, chi non la osserva è un trasgressore.

Il fomite invece non rende trasgressore chi non lo segue, ma piuttosto chi lo segue.

Perciò il fomite non ha natura di legge.

3. Come sopra [ q. 90, a. 2 ] si è detto, la legge è ordinata al bene comune.

Ora, il fomite non inclina al bene comune, ma piuttosto al bene privato.

Quindi il fomite non ha natura di legge.

In contrario:

L'Apostolo [ Rm 7,23 ] insegna: « Nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente ».

Dimostrazione:

Si è già detto [ a. 2; q. 90, a. 1, ad 1 ] che la legge si trova essenzialmente nel principio regolante e misurante, e per partecipazione nel soggetto regolato e misurato: per cui ogni inclinazione o predisposizione che si riscontra nelle cose soggette alla legge, per partecipazione può essere chiamata legge, secondo le spiegazioni date [ a. 2; q. 90, a. 1, ad 1 ].

Ora, in queste cose soggette alla legge il legislatore può determinare l'inclinazione in due modi.

Primo, inclinando direttamente i suoi sudditi a qualcosa, e talora muovendo i diversi soggetti ad atti diversi: e in questo senso si può dire che la legge dei soldati è diversa da quella dei mercanti.

Secondo, indirettamente, in quanto cioè per il fatto che il legislatore destituisce un suddito dalla sua dignità, avviene che costui passi a un ordine diverso, e quasi a una nuova legge: se un soldato, p. es., viene espulso dall'esercito, passa alla legge dei contadini, o dei mercanti.

Così dunque sotto l'influsso di Dio legislatore le diverse creature hanno le loro diverse inclinazioni naturali, per cui quanto è legge per l'una è contro la legge per l'altra: per il cane, ad es., è legge in qualche modo essere rabbioso, mentre ciò sarebbe contro la legge per la pecora, o per altri animali mansueti.

Ora, è legge per l'uomo, derivante per ordine di Dio dalla sua costituzione, che egli agisca secondo ragione.

E questa legge era talmente valida nello stato primitivo, che in esso non poteva capitare all'uomo nulla di estraneo o di contrario alla ragione.

Quando però egli si allontanò da Dio, cadde sotto gli impulsi della sensualità; e più uno si allontana dalla ragione, più subisce anche in particolare tale stato di cose, così da assomigliare in qualche modo alle bestie, che si lasciano condurre dagli impulsi della sensualità, secondo le parole del Salmo [ Sal 49,21 ]: « L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono ».

Così dunque l'inclinazione stessa della sensualità, cioè il fomite, negli altri animali ha espressamente natura di legge, secondo questa diretta inclinazione, sempre però nel modo in cui si può parlare di legge per essi.

Invece per gli uomini non ha sotto questo aspetto natura di legge, ma è piuttosto una deviazione dalla legge della ragione.

Per il fatto tuttavia che l'uomo viene destituito della giustizia originale e del vigore della ragione dalla divina giustizia, l'impeto della sensualità che lo trascina ha natura di legge, in quanto è una penalità derivante dalla legge divina, che lo destituisce dalla sua dignità.

Analisi delle obiezioni:

1. La conclusione è giusta se si considera il fomite in se stesso, cioè come inclinazione al male.

Esso infatti, come si è detto [ nel corpo ], non ha natura di legge in questo senso, ma solo in quanto dipende dalla giustizia della legge divina: come se si dicesse che è legge il fatto che si permetta a un nobile, per sua colpa, di ridursi a compiere opere servili.

2. La obiezioni parte dal fatto che la legge è una specie di norma o misura: così infatti chi si scosta dalla legge diviene un trasgressore.

Ma il fomite, come si è visto [ a. 2; q. 90, a. 1, ad 1 ], non è una legge in questo senso, bensì secondo una certa analogia.

3. L'argomento è valido se si considera nel fomite l'inclinazione soggettiva, non invece se si considera la sua origine.

Tuttavia l'inclinazione della sensualità che si riscontra negli animali è ordinata al bene comune, cioè alla conservazione della natura, o nella specie o negli individui.

E lo stesso si dica per l'uomo, quando la sensualità è sottoposta alla ragione.

Essa però viene detta fomite nella misura in cui esce dall'ordine della ragione.

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