Summa Teologica - I-II

Articolo 2 - Se la legge naturale abbracci molti precetti, o uno soltanto

In 4 Sent., d. 33, q. 1, a. 1

Pare che la legge naturale non abbracci molti precetti, ma uno soltanto.

Infatti:

1. La legge rientra nel genere del precetto, come si è notato sopra [ q. 92, a. 2 ].

Se quindi ci fossero molti precetti della legge naturale dovrebbero esistere anche molte leggi naturali.

2. La legge naturale segue la natura dell'uomo.

Ma la natura umana, sebbene sia molteplice nelle sue parti, è unica nel tutto.

O quindi vi è un unico precetto della legge naturale, per l'unità del tutto, oppure ve ne sono molti, secondo il numero delle parti della natura umana.

Allora però anche ciò che è proprio alle inclinazioni del concupiscibile dovrebbe appartenere alla legge naturale.

3. La legge è un qualcosa che appartiene alla ragione, come si è visto [ q. 90, a. 1 ].

Ma nell'uomo la ragione è unica.

Quindi unico deve essere il precetto della legge naturale.

In contrario:

I precetti della legge naturale umana stanno alle operazioni come i primi princìpi stanno alle scienze dimostrative.

Ma i primi princìpi indimostrabili sono molteplici.

Quindi anche i precetti della legge naturale sono molteplici.

Dimostrazione:

Secondo le spiegazioni date in precedenza [ q. 91, a. 3 ], i precetti della legge naturale stanno alla ragione pratica come i primi princìpi dimostrativi stanno alla ragione speculativa: poiché gli uni e gli altri sono princìpi di per sé evidenti.

Ora, una cosa può essere di per sé evidente in due modi: primo, per se stessa; secondo, rispetto a noi.

È evidente per se stessa infatti qualsiasi proposizione in cui il predicato rientra nella nozione del soggetto: tuttavia per chi ignora la definizione del soggetto tale proposizione non è di per sé evidente.

La proposizione, p. es.: l'uomo è un essere razionale è di per sé evidente nella sua natura, poiché chi dice uomo dice essere razionale; ma per chi ignora che cosa è l'uomo tale proposizione non è di per sé evidente.

Quindi, come nota Boezio [ De hebdom. ], alcune formule o proposizioni sono universalmente note a tutti; e sono quelle i cui termini sono conosciuti da tutti.

P. es.: il tutto è sempre maggiore di una sua parte; cose uguali a una terza sono uguali tra loro.

Ci sono invece delle proposizioni che sono di per sé evidenti per i soli sapienti, i quali ne comprendono i termini: per chi capisce, p. es., che un angelo non è un corpo, è di per sé evidente che esso non si trova circoscritto in un luogo; ma ciò non è evidente per un indotto, il quale non lo comprende.

Ora, tra le cose universalmente conosciute vi è un certo ordine.

Infatti la prima cosa che si presenta alla conoscenza è l'ente, la cui nozione è inclusa in tutto ciò che viene appreso.

Perciò il primo principio indimostrabile è che l'affermazione e la negazione sono incompatibili: poiché esso si fonda sulla nozione di ente e di non ente.

E su questo principio si fondano tutti gli altri, come nota Aristotele [ Met. 4,3 ].

Ora, come l'ente è la cosa assolutamente prima nella conoscenza, così il bene è la prima nella conoscenza della ragione pratica, che è ordinata all'operazione: poiché ogni agente agisce per un fine, il quale ha sempre ragione di bene.

Perciò il primo principio della ragione pratica si fonda sulla nozione di bene, essendo il bene ciò che tutte le cose desiderano.

Si ha così il primo precetto della legge: Bisogna fare e cercare il bene e bisogna evitare il male.

E su di esso sono fondati tutti gli altri precetti della legge naturale: per cui tutte le altre cose da fare o da evitare appartengono ai precetti della legge di natura in quanto la ragione pratica le conosce naturalmente come beni umani.

Ma poiché il bene ha carattere di fine e il male invece carattere contrario, ne segue che tutte le cose verso le quali l'uomo ha un'inclinazione naturale la ragione le apprende come buone, e quindi da farsi, mentre le contrarie le apprende come cattive e da evitarsi.

Perciò l'ordine dei precetti della legge naturale segue l'ordine delle inclinazioni naturali.

Infatti prima di tutto troviamo nell'uomo l'inclinazione a quel bene di natura che egli ha in comune con tutte le sostanze: cioè in quanto ogni sostanza tende per natura alla conservazione del proprio essere.

E in forza di questa inclinazione appartiene alla legge naturale tutto ciò che giova a conservare la vita umana e ne impedisce la distruzione.

- Secondo, troviamo nell'uomo l'inclinazione verso cose più specifiche, per la natura che esso ha in comune con gli altri animali.

E da questo lato appartengono alla legge naturale « le cose che la natura ha insegnato a tutti gli animali » [ Digest. 1,1,1 ], come l'unione del maschio con la femmina, la cura dei piccoli e altre cose del genere.

- Terzo, troviamo nell'uomo un'inclinazione verso il bene che è conforme alla natura della ragione, e che è propriamente umano: come l'inclinazione naturale a conoscere la verità su Dio, e a vivere in società.

E da questo lato appartengono alla legge naturale le cose riguardanti questa inclinazione: vale a dire la fuga dell'ignoranza, il rispetto di coloro con cui si deve convivere e altre cose del genere.

Analisi delle obiezioni:

1. Tutti questi precetti della legge naturale, in quanto si riallacciano a un primo precetto, si presentano come un'unica legge naturale.

2. Tutte le inclinazioni delle varie parti della natura umana, tra le quali il concupiscibile e l'irascibile, in quanto sono soggette alla guida della ragione si riallacciano a un unico primo precetto, come si è detto [ nel corpo ].

E così i precetti della legge naturale sono molteplici in se stessi, ma hanno un'unica radice.

3. Sebbene la ragione sia unica in se stessa, tuttavia è il principio ordinatore di tutto ciò che riguarda l'uomo.

E da questo lato ricade sotto la legge tutto ciò che la ragione è in grado di ordinare.

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