Summa Teologica - I-II

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Articolo 8 - Se l'uomo possa meritare l'aumento della grazia o della carità

In 2 Sent., d. 27, q. 1, a. 5; In Ioan., c. 10, lect. 4

Pare che l'uomo non possa meritare l'aumento della grazia o della carità.

Infatti:

1. Quando uno ha ricevuto il premio che merita non ha diritto a un'altra mercede, secondo le parole evangeliche [ Mt 6,5 ] riferite a certuni: « Hanno già ricevuto la loro ricompensa ».

Se quindi uno meritasse l'aumento della carità o della grazia ne seguirebbe che, una volta ricevuto tale aumento, non potrebbe più attendere un altro premio.

Il che è inammissibile.

2. Nessuna cosa può agire al di là della sua specie.

Ma il principio del merito, come si è spiegato [ aa. 2,4 ], è la grazia o la carità.

Quindi nessuno può meritare una grazia o una carità più grande di quella che possiede.

3. L'uomo merita quanto può essere meritato con qualsiasi atto che derivi dalla grazia o dalla carità; come merita, con qualsiasi atto del genere, la vita eterna.

Se dunque si potesse meritare l'aumento della grazia o della carità, si dovrebbe meritare tale aumento con qualsiasi atto informato dalla carità.

Ma quanto l'uomo merita viene infallibilmente concesso da Dio, se ciò non viene impedito da un peccato successivo, poiché sta scritto [ 2 Tm 1,12 ]: « So a chi ho creduto, e sono convinto che egli è capace di conservare il mio deposito ».

Quindi ne seguirebbe che un qualsiasi atto meritorio verrebbe ad accrescere la grazia o la carità.

Ma ciò non è ammissibile: poiché talora gli atti meritori non sono così ferventi da determinare un aumento della carità.

Quindi l'aumento della carità non può essere meritato.

In contrario:

S. Agostino [ Epist. 186,3 ] insegna che « la carità merita di essere aumentata, e una volta aumentata merita di essere perfezionata ».

È quindi possibile meritare l'aumento della carità, o della grazia.

Dimostrazione:

Abbiamo già spiegato sopra [ aa. 3,6,7 ] che può essere meritato a rigore di giustizia quanto ricade sotto l'influsso della mozione della grazia.

Ma l'influsso di una causa movente non si estende solo all'ultimo termine del moto, bensì anche a tutto lo svolgimento del moto stesso.

Ora, il termine del moto nella grazia è la vita eterna, ma lo sviluppo di tale moto si attua come aumento della carità o della grazia, secondo le parole dei Proverbi [ Pr 4,18 ]: « La strada dei giusti è come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio », cioè fino al giorno della gloria.

Perciò l'aumento della grazia può essere meritato a rigore di giustizia.

Analisi delle obiezioni:

1. Il premio non è che il termine del merito.

Ma un moto può avere due termini: l'ultimo e l'intermedio, che è insieme principio e fine.

E tale termine è la mercede dell'aumento.

Invece la mercede della gloria umana è come un termine ultimo, per coloro che in esso ripongono il loro fine: perciò essi non ricevono un'altra ricompensa.

2. L'aumento della grazia non supera la virtualità della grazia preesistente, pur superandone la grandezza: come avviene per l'albero, che sebbene sia più grande del seme, tuttavia non ne sorpassa la virtù.

3. Con qualsiasi atto meritorio l'uomo merita l'aumento della grazia, come ne merita anche il coronamento, che è la vita eterna.

Ora, come la vita eterna non viene concessa subito, ma a suo tempo, così la grazia non viene aumentata subito, ma a suo tempo, cioè quando uno sarà adeguatamente predisposto a tale aumento.

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