Francesco Fonti

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L'intervento di Fr. Teodoreto e l'ingresso nell'Unione Catechisti

Francesco conobbe personalmente Fr. Teodoreto già prima di assumere la guida dell'azienda paterna.

Un primo approccio indiretto si era avuto nel 1922, quando il giovane iniziò a frequentare le scuole Romi, allora dirette, come accennato, dal religioso di Vinchio.

La conoscenza reciproca, però, si ebbe solo successivamente, in ambito extrascolastico, quando il futuro imprenditore attraversò uno dei momenti più decisivi della sua maturazione umana.

A metà degli anni '20, Francesco aveva manifestato l'intenzione di impegnarsi seriamente in qualche settore dell'apostolato cristiano: pensava probabilmente di entrare nei ranghi dell'Azione Cattolica che, in quel periodo, poco prima della firma dei Patti Lateranensi, mostrava segni di grande vitalità, ma allo stesso tempo subiva la dura concorrenza delle organizzazioni giovanili fasciste.

In quel momento, l'allievo della Romi non aveva le idee chiare sul futuro.

Sentiva l'attrazione per l'ideale religioso, ma non sapeva come conciliarlo col lavoro; forse aveva maturato il proposito di lasciare l'azienda.

Era ad un bivio cruciale ( 1926 ).

Fu allora che mia sorella, sua devota e apprezzata confidente, gli disse: "parlane con Fr. Teodoreto".

La cosa fu testimoniata pubblicamente da Francesco in occasione dei suoi sessantenni di permanenza nell'Unione e conferma la profonda intesa spirituale che intercorreva tra lui e Giuseppina.

È da notare che mia sorella aveva una conoscenza indiretta e superficiale del religioso.

Eppure anche lei era rimasta colpita dal suo particolare carisma, dalla sua profonda "sapienza". ( P. Fonti )

Anche il percorso spirituale del fratello Pietro condizionò non poco le scelte di Francesco.

Ad un certo punto, dopo il trasferimento in via Pesaro, Luigi Fonti chiamò un anziano salesiano coll'intento di far uscire i figli dal guscio domestico.

Il sacerdote - molto avanzato nell'età, aveva circa 80 anni - appuntò le sue attenzioni sul giovane Pietro portandolo con sé a servir messa.

Da quel momento il ragazzo prese l'abitudine di accostarsi alla Comunione tutti i giorni.

Da cosa nacque cosa. Nel 1928, Pietro folgorò i genitori annunciando loro l'intenzione di entrare in Seminario.

La novità suscitò nel padre un "grandissimo sgomento", ma un effetto analogo lo sortì anche nei fratelli, visto che erano tutti e quattro molto legati; ovviamente le apprensioni dei familiari non erano dovute alla natura della vocazione sacerdotale, ma all'eventuale separazione dal caro congiunto.

Nello stesso anno, provvidenzialmente, si verificò l'incontro risolutore con Fratel Teodoreto che prospettò a Pietro l'ideale di Fra Leopoldo.

Non ricordo bene i termini dell'incontro "decisivo "per il mio ingresso nell'Unione.

So solo una cosa: ricevetti da subito un'impressione formidabile sul Crocifisso.

Questa mia vicenda personale ha sicuramente influenzato anche i miei fratelli.

In questo contesto avvenne il colloquio chiarificatore tra Francesco e Giuseppina.

La mia famiglia ha ricevuto un sollievo grandissimo da Fratel Teodoreto che la liberò da un peso ( la mia partenza ) davvero gravoso: aveva reso felici i miei familiari che pensavano di avermi già perso.

Intendiamoci: mi sarebbe rincresciuto moltissimo lasciare l'azienda paterna e la mia famiglia, tuttavia ero molto risoluto ad entrare in Seminario, perché mi sembrava l'unico modo per poter far del bene al prossimo.

Solo uno come Fr. Teodoreto poteva farmi cambiare idea.

A partire da questo episodio, i miei familiari presero l'abitudine di frequentare la chiesa tutte le mattine.

Cosa in effetti piuttosto sorprendente, visto che nessuno li aveva costretti a questo passo.

Ho fatto, in un certo senso, da apripista a Giovanni e a Francesco.

Tutti e tre decidemmo di affrontare fianco a fianco la missione catechistica e nonostante le differenze anagrafiche percorremmo insieme le tappe del noviziato ( 1930-1931 ), fino alla comune consacrazione avvenuta il 15 agosto 1931, festa dell'Assunta, alla Casa della Pace dei Padri Vincenziani di Chieri.

Bisogna ricordare anche un altro fatto: quando mio padre entrò in agonia aveva al suo fianco Fratel Teodoreto che lo assistette per più di due ore, fino alla morte.

Il che è significativo, visto che noi avevamo preso i voti da più di cinque anni e l'Unione non aveva alcun obbligo nei confronti di mio padre. ( P. Fonti )

Già alla fine degli anni '20, i fratelli Fonti frequentavano con regolarità i Catechisti, partecipando alle adunanze settimanali che si svolgevano il sabato sera, in via delle Resine, presso i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Fratel Teodoreto si metteva all'ingresso della sala e salutava uno per uno tutti quelli che entravano.

Seguiva l'Adorazione alle Cinque Piaghe e poi si commentava il Vangelo della Domenica successiva.

Veniva esposto qualche avviso, ovvero qualche informazione sulle attività svolte dall'Unione e tutto finiva lì.

L'intenzione del religioso, in quelle ore, non era affatto quella di coinvolgere gli intervenuti in qualche sterile forma di attivismo: semplicemente voleva creare un fervente gruppo di preghiera.

Pregare, mediante l'Adorazione, per assimilarsi a Cristo. Punto e basta.

A ruota doveva seguire l'impegno sempre più consapevole e fermo nella famiglia, nella scuola, nel lavoro … così da applicare alla vita nel mondo, i riflessi di quella ricca vita spirituale che veniva assimilata il sabato sera, estraniandosi dal mondo.

Le informazioni associative riguardavano soprattutto le attività svolte in una ventina di chiese dai gruppi parrocchiali dell'Istituto; ma al di là dei catechismi e dell'attività di promozione per la Divozione al Crocifisso, le notizie trattate erano ben poche ( stiamo parlando della fine degli anni '20 ).

Ogni mese, però, veniva riservata una domenica al consueto ritiro spirituale, mentre, in Via delle Resine aveva fatto da tempo la sua comparsa il Bollettino "L'Amore a Gesù Crocifisso" ( poi l'indirizzo della redazione venne trasferito in via Feletto, sede della Casa di Carità e della stessa Unione Catechisti ).

La diffusione dell'Azione Cattolica è avvenuta in coincidenza coi primi passi dell'Unione, ma Fr. Teodoreto non ha mai impedito ad alcun Catechista di entrare in questa associazione.

Tuttavia, non riteneva conciliabile l'incarico permanente di dirigente A.C. con la consacrazione.

Ammetteva questo genere di cose per periodi di tempo limitati, ma in linea generale assecondava con favore la sola iscrizione all'A.C..

Chi aveva le qualità del comando, doveva metterle al servizio dell'Istituto secolare.

Così Francesco, dopo la consacrazione, sarebbe entrato a far parte del Consiglio dell'Unione.

Questo suo avanzamento era dovuto anche al fatto che già da qualche anno aveva assunto delle responsabilità nella Casa di Carità di via Feletto.

Nella scuola si era inserito dapprima come Economo e Direttore dei corsi serali per disegnatori, poi, molti anni dopo, quando nel 1969 sorgerà l'Associazione della Casa di Carità, sarà nominato Presidente e manterrà tale incarico dal 9 febbraio 1970 all'8 marzo 1991.

Tra il 1931 ed il 1957, inoltre, Fonti insegnò Religione, Matematica e Disegno ( solo nel primo anno ) nei corsi serali e festivi, ma per brevi periodi tra il 1951 ed il 1953 fu anche docente di Tecnologia ( 3 anni ) e Fisica-Chimica ( 1 anno ).

Intanto, fin dal lontano 16 giugno 1929, presso l'apposita Commissione dell'Arcidiocesi di Torino, aveva conseguito un diploma per l'insegnamento della religione.

Dopo la consacrazione ( 1931 ), ebbe così modo di avviare una proficua collaborazione con le parrocchie di San Lorenzo di Altessano e San Francesco di Venaria, dove insegnò catechismo per lunghi anni.

In quelle località si andava insediando una folta comunità di "emigranti" veneti ( allora il Veneto ed il Friuli erano regioni economicamente depresse ) attirati dal trasferimento in zona della SNIA Viscosa, una grossa azienda chimica.

Non per nulla, alcuni dei futuri dirigenti della ditta Fonti vennero selezionati tra i giovani della zona, dove Francesco era considerato come uno "di famiglia".

È il caso di Mario Barletta, dipendente della Ditta Fonti per 37 anni ed ex istruttore presso la Casa di Carità, che ci ricorda un'altra collaborazione messa in atto dal Catechista a Venaria: quella con gli "Aspiranti" della locale Azione Cattolica.

Lo conobbi alla fine del 1944. All'epoca avevo 14 anni ed ero iscritto all'Azione Cattolica come "Aspirante" presso l'Associazione "Pier Giorgio Frassatì" nella chiesa di San Francesco, a Venaria Reale.

Fonti, che inizialmente divideva il suo tempo libero fra i giovani delle due Parrocchie, finì con lo stabilire più stretti rapporti con la nostra, tanto che spesso alla sera compariva in sella ad una bicicletta, una vera fuori serie per quei tempi ( era una bici a tre rapporti modificata dal fratello Giovanni ); altre volte, invece, arrivava a bordo di una Fiat "Topolino" ed era una festa per tutta la compagnia.

Si istaurò un tale clima di amicizia che, nonostante la differenza di età, Fonti faceva ormai parte del gruppo.

Nell'immediato dopoguerra il "Delegato Aspiranti" con un gruppetto dei più vicini venne invitato da Francesco, senza alcuna spesa, a trascorrere 8-10 giorni presso la Casa Alpina di Valprato Soana, gestita dall'Unione Catechisti.

Andavamo e tornavamo in bicicletta e quelle gioiose fatiche guidate da Francesco, tempravano i nostri rapporti "( Mario Barletta )

Il modello della laicità consacrata non escludeva, ma anzi richiedeva un'applicazione costante nell'attività secolare, ragion per cui l'Unione non aveva dato a Francesco nuovi grattacapi e impicci, bensì la soluzione ad un problema di vita.

L'incontro con i Catechisti ed i primi insegnanti di via Feletto, lungi dal rappresentare una perdita di tempo, ha costituito un sostegno, un indirizzo, un chiarimento indispensabile a Francesco per organizzare meglio la sua esistenza.

L'Unione era insomma l'amplificazione ed il compimento di quello stile di vita intimamente cristiano che Luigi Fonti, pur nella veste di padre e marito, aveva incarnato per anni e che Francesco cercava di sviluppare e valorizzare nelle opere di tutti i giorni.

Nel 1950 Carlo Tessitore, allora Presidente dell'Unione, propose ai fratelli Fonti di abbandonare il lavoro in ditta per entrare a pieno titolo nella Casa di Carità, perché giudicava la loro esperienza di vita assai vicina allo spirito di tale Opera.

Come dirigente della C.R.T. li aveva più volte aiutati a superare le crisi di liquidità, ma, ciò nonostante, non impose alcuna forzatura e, del resto, i tre fratelli, dopo aver deciso di mantenere gli incarichi aziendali, furono pienamente soddisfatti della scelta fatta, in quanto, a loro giudizio, il lavoro compiuto in ambienti esterni all'associazionismo cattolico, testimoniava la vera vocazione del laico consacrato.

Nonostante la decisione di restare in azienda - rivelatasi più conforme all'indirizzo dell'Unione - Francesco ricevette sempre il massimo sostegno da Tessitore nei rapporti con le banche, anche perché per trasferire la ditta in via Lorenzini la famiglia Fonti si era fortemente indebitata.

L'intenso legame affettivo che univa la famiglia ruotava anche intorno alla faticosa costruzione della ditta: l'appoggio insistente di mio nonno al progetto, le preghiere di mia madre, il lavoro prestato in ufficio da mia sorella attestavano questo sentimento.

I nostri familiari non hanno mai smesso di credere nelle potenzialità dell'impresa e noi tre non potevamo tradire queste aspettative.

Anche di fronte alle più gravi crisi produttive, non avevamo mai pensato di volgerci ad un 'altra occupazione. ( P. Fonti )

Poi, quando nel '54 la situazione finanziaria cominciò a migliorare, Tessitore convinse Pietro Fonti al grande passo ( impiego a tempo pieno nella scuola ).

Francesco reagì con la massima compostezza e comprensione alle dimissioni del fratello, rispettoso com'era delle scelte personali.

L'intesa familiare sull'azienda era così forte che ben pochi avrebbero potuto ipotizzare per i Fonti una carriera da insegnante o da dirigente scolastico.

Fu la Provvidenza a disporre diversamente.

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