La pratica dei consigli evangelici nella famiglia: la povertà

( Relazione del p. Rocco S. J. al corso di formazione per sposi, organizzato dall'Unione Catechisti )

L'aspetto teologico

La teologia riguardante i beni della terra si trova compendiata in due documenti conciliari: il decreto sull'apostolato dei laici ( Apostolicam actuositatem ) e la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo ( Gaudium et spes ).

Nel primo si parla del vero significato e del valore dei beni temporali, in se stessi e rispetto alle finalità della persona umana.

L'espressione « vero significato » fa presupporre che qualcuno attribuisca un significato erroneo.

Il termine « valore » esclude nella concezione cristiana il disprezzo, tant'è vero che si parla di valore dei beni temporali in se stessi, considerati cioè quali creature di Dio, doni di Dio ; e del loro valore rispetto a tutte le finalità della persona umana.

Il paragrafo 7° del decreto dice: « tutte le realtà che costituiscono l'ordine temporale; cioè i beni della vita, della famiglia, della cultura, l'economia, le arti, le professioni, le istituzioni della comunità politica, le relazioni internazionali ecc., come pure il loro evolversi e progredire, non soltanto sono mezzi con cui l'uomo può raggiungere il suo fine ultimo, ma hanno un valore proprio riposto in esse da Dio, sia considerate in se stesse, sia considerate come parte di tutto l'ordine temporale.

Questa loro bontà naturale riceve una speciale dignità del rapporto che hanno con la persona umana, al servizio della quale sono state create. Infine piacque a Dio unificare in Gesù Cristo tutte le cose naturali e soprannaturali affinché Egli abbia il primato sopra tutte le cose ».

In sintesi il Decreto fa le seguenti affermazioni:

1) i beni temporali, la ricchezza, il danaro, le cose che si possiedono sono dei messi;

2) questi mezzi hanno pure un valore proprio, e non sono semplicemente cose senza importanza;

3) il loro valore è aumentato a motivo del rapporto che hanno con la persona umana.

Oggi si sottolinea giustamente il valore e la dignità della persona umana per cui tutto ciò che è riferibile ad essa, ha molto valore per questo agganciamento, che è alla cima di tutto.

Il servizio reso alla persona non è un servizio di qualsiasi ordine perché serve a ciò che è al vertice della creazione.

Inoltre i beni della terra acquistano un valore ulteriore per la destinazione soprannaturale di tutto in Cristo, onde non solo si valorizzano in relazione alla dignità e alla spiritualità dell'uomo, ma anche al suo destino eterno.

La costituzione sulla Chiesa, al n. 59 tratta della destinazione dei beni della terra.

È questo un punto di estrema importanza e anche notevolmente difficile.

A che cosa e a chi sono destinati i beni della terra?

Il Concilio dice che da parte di Dio essi sono destinati a tutti; che la proprietà privata è legittima, ma che tuttavia essa non sopprime la destinazione a tutti.

Il diritto di proprietà deve essere accordato col diritto degli altri ad avere il sufficiente.

In termini tecnici si direbbe che la proprietà privata ha dei limiti, che sono costituiti dai diritti altrui.

Aggiunge il Concilio che quanto si possiede deve servire anche agli altri e che il superfluo dato ad altri non esaurisce i doveri sociali connessi con la proprietà.

La proprietà privata è anche una funzione sociale: il proprietario non solo deve cedere agli altri il superfluo, ma deve usare ciò che legittimamente detiene in maniera che serva anche agli altri.

I beni devono quindi essere impiegati utilmente.

Che cosa si intende per superfluo? È dal 1500 almeno che si discute sul concetto di superfluo, e già fin dai primi secoli della Chiesa se ne parlava.

Il Concilio Vaticano II ( n. 69 ) cita il notissimo testo del Papa Giovanni XXIII: « Dovere di ogni uomo, dovere impellente del cristiano è di considerare il superfluo con la misura delle necessità altrui ».

Qui c'è un problema morale ampio e complicato.

Che cosa si deve dare agli altri e fino a quale punto si è obbligati a cedere i propri beni o definitivamente o temporaneamente in soccorso alle altrui necessità?

Per rispondere a questo problema la Chiesa fa una distinzione.

Ognuno deve distinguere i beni che gli sono necessari per vivere, per mantenersi con un certo decoro, per premunirsi contro eventualità che succedono più o meno a tutti, come le malattie, la vecchiaia, ecc. e i beni che non sono così indispensabili alla vita ma sono necessari per una sufficiente serenità per la possibilità di un avanzamento nella scala sociale.

Ordinariamente i genitori ritengono necessario quanto serve ad educare i figli, a migliorare la loro situazione, ecc.

La distinzione tra ciò che è indispensabile alla vita, cioè necessario alla propria condizione, e ciò che è superfluo è influenzato un poco dall'egoismo umano.

Il richiamo conciliare alle parole di Papa Giovanni afferma la necessità di non isolarsi, tenendo conto soltanto di quanto sarebbe desiderabile per sé, ma di misurare ogni cosa alla luce della situazione generale.

Nessuno è sganciato dalla società, e deve necessariamente mantenere un tono di vita che valuti l'andamento generale e il livello generale di vita.

Il decreto conciliare sopra l'apostolato dei laici, al n. 7, avverte che nel corso della storia l'uso delle cose temporali è stato macchiato da gravi manchevolezze.

Come mai i beni terreni possono danneggiare l'uomo?

Questo problema fa toccare il fondo dell'animo umano e non si può risolvere definitivamente se non alla luce della rivelazione.

Una debolezza intima e profonda fa sì che l'uomo talvolta serva anche a questa creatura in sé tanto distante da lui quale è la ricchezza, il danaro, il bene materiale.

Se i beni terreni sono messi a disposizione della persona umana affinché questa consegua le sue finalità, dovrebbe la persona umana dominare e la ricchezza servire.

Ma esiste una tale debolezza morale per cui talvolta ciò che dovrebbe servire domina.

E uno spettacolo sconcertante quello dell'uomo dominato dalla ricchezza, è uno scompiglio, una incoerenza, una abdicazione alla dignità personale.

Questo dramma con gli altri riguardanti il settore dei sensi, ecc. è una dimostrazione sperimentale di un reale sconcerto, della realtà del peccato originale e delle sue conseguenze.

Si comprendono così i moniti evangelici relativi alle ricchezze, la difficoltà della salvezza per i ricchi, la beatitudine per i poveri, i tesori del ciclo che la ruggine non può corrodere, il consiglio evangelico della povertà che non avrebbe senso se la ricchezza non costituisse un certo intralcio; la vita povera condotta da Cristo.

Nella vita di Cristo nulla è avvenuto per caso.

Il Signore ha scelto positivamente tutte le circostanze della sua vita scartando le altre possibilità che erano perfettamente a sua disposizione.

Egli ha mostrato la sua preferenza per i poveri.

Da parte della Chiesa è necessario un richiamo allo spirito di povertà, che non è l'atteggiamento di un momento, ma piuttosto una mentalità, un modo di vedere le cose, una morale da vivere e da considerare, ed essa lo ribadisce prima di tutto attraverso la predicazione del Vangelo e poi attraverso la vita religiosa considerata e proposta come testimonianza e segno per tutti.

Nella vita cristiana è indispensabile un equilibrio sano, che faccia contemperare le preoccupazioni della vita, della sicurezza di una sufficiente base economica, di un giusto miglioramento della propria condizione e di un avvio dei figli alla vita con un sincero distacco dalle cose della terra.

Ciò significa richiamare costantemente alla propria coscienza la caducità e la precarietà dei beni economici.

Occorre fissare la volontà e il cuore verso i beni spirituali, richiamarli sovente ripensandoci con frequenza perché abbiano la loro centralità.

È necessario impegnarsi con i beni terreni tenendo costantemente l'intenzione rivolta al fine che si vuole raggiungere, e finalmente limitarsi nell'uso dei beni economici.

Accontentare sempre in tutto i propri desideri è estremamente pericoloso, ci si espone ad essere travolti.

Una seconda prospettiva pratica è quella riguardante il dovere di adempiere fedelmente e integralmente i doveri di giustizia e di carità secondo le esigenze della morale cristiana.

Ciò include anche il concorso al bene comune attraverso l'osservanza delle leggi civili che richiedono prestazioni varie a seconda delle condizioni economiche.

La Bibbia stessa ci richiama al dovere di sentirsi vincolati dalla comunità e di contribuire tutti al bene comune.

C'è una visione morale della legge civile e dell'autorità civile che non è ancora entrata in molti cristiani preoccupati piuttosto di fissare ciò che possono fare senza commettere peccato anziché ricordare ciò che ad essi è positivamente richiesto.

Prescindendo da alcune frasi scritturali che possono essere troppo rigide se staccate dal contesto, bisogna considerare l'insieme e cioè quale è il piano di Dio e perché Iddio mette i beni della terra a nostra disposizione.

Le possibilità di deviazione non significano deviazioni concrete.

Occorre un equilibrio che diventi una prospettiva pratica e una intensificazione di tutta la vita cristiana.

La semplice moderazione è assai difficile e diventa facile solamente quando è logica conseguenza di una vita seriamente cristiana.

Le esigenze cristiane non sono agevoli e presuppongono lo spirito di sacrificio, il dominio di sé.

Nel caso nostro tutto ciò che è compreso nell'espressione biblica: povertà di spirito.

Il povero è colui che nel suo spirito possiede le cose senza lasciarsi da esse possedere.

Di coloro che hanno veramente questo dominio del proprio spirito che resta povero di fronte ai beni terreni, Cristo ha detto: Beati.

Attraverso la vita di Cristo e la vita in Cristo noi possiamo tutti conseguire questa beatitudine.