le disposizioni del penitente

Scheda N° 29

Soggetto del sacramento della Confessione è ogni cristiano che abbia commesso delle colpe mortali o veniali.

Gli atti o disposizioni necessari per fare una buona confessione, sono cinque:

l'esame di coscienza,

il dolore dei peccati,

il proponimento di non commetterne più,

l'accusa dei peccati e

la soddisfazione o penitenza.

L'esame di coscienza

L'esame di coscienza consiste in una sincera e diligente ricerca dei peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessione ben fatta.

Il dolore dei peccati

Il dolore è il dispiacere dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

Il dolore è di due specie: perfetto o di contrizione, e imperfetto o di attrizione.

1. Il dolore perfetto o di contrizione è il dispiacere dei peccati commessi perché sono offesa a Dio nostro Padre infinitamente buono e amabile, e cagione della passione e Morte di Gesù Cristo suo divin figliolo e nostro Redentore.

Si dice perfetto, perché nasce da un puro sentimento di amore filiale verso Dio, e perché ci ottiene subito il perdono dei peccati, sebbene resti l'obbligo di confessarli.

2. Il dolore imperfetto o di attrizione è il dispiacere dei peccati commessi per il timore dei castighi divini eterni e temporali, o anche per la bruttezza del peccato, considerata nella luce della fede.

Si dice imperfetto, perché nasce da motivi inferiori ossia interessati ( senza tuttavia escludere i motivi perfetti dell'amore filiale ).

Necessità del dolore

Il dolore è assolutamente necessario per ottenere il perdono dei peccati;

è, difatti, l'atto fondamentale del penitente che dà valore ed efficacia a tutti gli altri.

Nel sacramento della Confessione, per l'infinita misericordia di Dio, è sufficiente il dolore imperfetto o di attrizione:

la sua manchevolezza viene colmata dai meriti infiniti di N. S. Gesù Cristo.

Il proponimento

Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni pericolose:

libri, cose, compagnie, affetti, ecc., che turbano l'animo.

Lo Spirito Santo ammonisce espressamente:

"Qui amat periculum, in illo peribit: Chi ama il pericolo, perirà in esso!".

Se l'occasione è prossima l'obbligo di fuggirla è per sé grave.

L'accusa

L'accusa dei peccati è il punto capitale della Confessione.

Si definisce: la manifestazione delle proprie colpe fatta al ministro di Dio e ordinata ad ottenere il perdono dei peccati.

Qualità dell'accusa

L'accusa sacramentale dev'essere sincera, umile, semplice, prudente, integra.

1. Sincera, ossia veritiera.

2. Umile, ossia in atteggiamento compunto, da colpevoli, come il pubblicano del Vangelo.

3. Semplice vuol dire che dobbiamo confessare le nostre colpe senza diminuirle né aggravarle evitando le cose e le circostanze inutili.

4. Prudente significa che non dobbiamo manifestare i peccati altrui senza una vera necessità.

5. Integra, ossia completa: dobbiamo infatti accusare tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male.

I peccati veniali

Solo i peccati mortali costituiscono la materia necessaria del sacramento della Penitenza.

I peccati veniali sono materia libera, vale a dire non siamo obbligati ad accusarli, perché non privano della grazia e dell'amicizia di Dio, e possiamo ottenerne il perdono anche con altri mezzi, quali la preghiera, l'elemosina, la mortificazione, la santa Comunione, purché, naturalmente, ci sia il pentimento del cuore.

La soddisfazione

La soddisfazione è la riparazione delle colpe commesse in unione con Gesù, perché non basta confessare le proprie colpe: bisogna anche ripararle.

Tale è lo scopo della soddisfazione o penitenza sacramentale, che si definisce:

la particolare preghiera od opera buona imposta dal Confessore in espiazione dei peccati commessi e a correzione del penitente.

L'accettazione della penitenza imposta dal Confessore appartiene all'essenza del sacramento; la sua effettiva esecuzione alla integrità.

Tale penitenza, che acquista un particolare valore, perché si unisce ai patimenti di N. S. Gesù Cristo, dev'essere fatta al più presto.

Se il confessore ne ha determinato le circostanze e il tempo, bisogna farla così com'è stata prescritta.