Mercoledì, 20 febbraio 1946

Ai nuovi Cardinali

La elevatezza e la nobiltà dei sentimenti, che il vostro eminente interprete Ci ha espressi in nome Vostro, Venerabili Fratelli, i primi da Noi ascritti al Senato della Chiesa Romana, sono tornate particolarmente gradite al Nostro cuore.

La Nostra voce si dirige ora a voi, - per adoperare in questa solenne circostanza le parole del grande Agostino - a voi novelli germi di santità, dischiusi al soffio dello Spirito santo, fiori dell'onor Nostro; frutti della Nostra elezione,1 coronati in quest'ora da Noi, con diadema non risplendente di oro e di gemme, ma di colore di fiamma e di sangue, perché nella fiamma e nel sangue è tutta la carità di Cristo, che sorpassa ogni scienza.

I vostri nomi, le vostre virtù, i vostri meriti, le lotte da non pochi di voi sostenute con eroico coraggio contro l'oppressore per la difesa della verità e della giustizia, sono così noti al mondo intiero, che Ci sentiamo dispensati dal ricordare particolarmente ciò che con plauso è stato da tutti salutato ed accolto.

Il Nostro sguardo si riposa serenamente su di voi e contempla in voi, giunti da tutte le parti del mondo, la iutiera Chiesa questa « casa del Dio vivente », come la chiama il Concilio Vaticano, questa casa paterna « che accoglie tutti i fedeli uniti col vincolo dell'unica fede e carità ».2

Voi siete venuti a Pietro, nel quale, secondo le parole dello stesso Concilio, l'Episcopato e i fedeli trovano « il principio e il visibile fondamento dell'unità ».3

Manifestazione della soprannazionalità e universale unità della Chiesa

Allorché Noi nel discorso della vigilia del S. Natale annunziammo al S. Collegio la Nostra intenzione di elevarvi alla Sacra Porpora, eravamo ben consapevoli del profondo interesse, che una tale manifestazione del carattere soprannazionale della Chiesa e della sua universale unità avrebbe suscitato nel mondo; povero mondo, che dappertutto ha fame e sete di unità e in vario modo lotta per conseguirla!

Nelle Nostre parole i fedeli hanno trovato un nuovo motivo di consolazione e di incoraggiamento; agli altri - intendiamo di parlare delle persone oneste, non di coloro che sono schiavi del « padre della menzogna » ( Gv 8,44 ) - esse hanno offerto materia di seria riflessione.

La Chiesa, come allora esponemmo, possiede in Dio, nell'Uomo-Dio, in Cristo, l'invisibile, ma incrollabile principio della sua unità e della sua interezza, vale a dire della unità del suo Capo e delle sue membra nella intiera pienezza della sua propria vita, la quale abbraccia e santifica tutto ciò che è veramente umano, e le molteplici aspirazioni e i fini particolari rivolge e ordina allo scopo totale e comune dell'uomo, che è la sua somiglianza il più possibile perfetta con Dio.

E questa Chiesa si leva oggi, in mezzo al mondo lacerato e diviso, come un segno ammonitore, come un signum levatum in nationes, che invita a sé coloro i quali ancora non credono, e conferma i suoi figli nella fede che professano,5 poiché senza Dio e lontano da Dio non può esservi fra gli uomini alcuna vera, solida e sicura unità.

Influsso della Chiesa sul fondamento della società umana, per ciò che riguarda …

Se dunque oggi tanti da ogni parte, in una ansiosa aspettazione e in una trepida speranza, si volgono alla Chiesa, e le chiedono quale sia la sua parte nella salvezza della società umana, nello stabilimento di quel bene inestimabile, più prezioso di tutti i tesori, che è una durevole pace interna ed esterna, la risposta della Chiesa può essere molteplice e varia, come svariate sono le sue possibilità.

Tuttavia la grande, la definitiva risposta, alla quale si possono ricondurre tutte le altre, rimane sempre la unità e la interezza della Chiesa fondata in Dio e in Cristo.

Donde la necessità, - in primo luogo per i figli stessi della Chiesa, ma anche per la società umana in generale, - di avere una nozione chiara ed esatta dell'influsso praticamente esercitato da quella unità e da quella interezza.

Tale influsso si esercita sul fondamento, sulla struttura e sulla dinamica della società umana.

L'importanza principale del primo di questi tre punti Ci invita a farne, in congiunzione col ricordato discorso natalizio, l'oggetto delle parole che vi indirizziamo oggi, in questa solenne e straordinaria occasione, che riunisce intorno a Noi i novelli membri del S. Collegio, degni rappresentanti della universalità della Chiesa.

1° la solidità e la sicurezza.

La Chiesa e l'imperialismo moderno

La unità e la interezza della Chiesa, messa in luce dalla manifestazione della sua soprannazionalità, è di grande importanza per il fondamento della vita sociale.

Non già quasi che sia ufficio della Chiesa di comprendere e in qualche modo di abbracciare, come un gigantesco Impero mondiale, tutta la società umana.

Questo concetto della Chiesa, come Impero terreno e dominazione mondiale, è fondamentalmente falso; in nessuna epoca della storia è stato vero e corrispondente alla realtà, a meno che si vogliano erroneamente trasportare ai secoli passati le idee e la terminologia proprie del nostro tempo.

La Chiesa - pur adempiendo il mandato del suo divino Fondatore di diffondersi per tutto il mondo e di conquistare al Vangelo ogni creatura ( Mc 16,15 ) - non è un Impero, massime nel senso imperialistico, che si suol dare ora a questa parola.

Essa segna nel suo progresso e nella sua espansione un cammino inverso a quello dell'imperialismo moderno.

Essa progredisce innanzi tutto in profondità, poi in estensione e in ampiezza.

Essa cerca primieramente l'uomo stesso; si studia di formare l'uomo, di modellare e perfezionare in lui la somiglianza divina.

Il suo lavoro si compie nel fondo del cuore di ognuno, ma ha la sua ripercussione su tutta la durata della vita, su tutti i campi della attività di ciascuno.

Con uomini così formati la Chiesa prepara alla società umana una base, sulla quale questa può riposare con sicurezza.

L'imperialismo moderno, al contrario, segue una via opposta.

Esso procede in estensione e in ampiezza.

Non cerca l'uomo in quanto tale, ma le cose e le forze, alle quali lo fa servire; con ciò porta in sé germi, che mettono in pericolo il fondamento della convivenza umana.

In tali condizioni può forse recar meraviglia l'ansia presente dei popoli per la loro reciproca sicurezza?

Ansia la quale deriva dalla smodata tendenza alla espansione; che ha in sé il verme roditore della continua inquietudine, e fa sì che a un bisogno di sicurezza ne sussegua senza intermissione un altro, forse anche più urgente.

2° la coesione e l'equilibrio.

Azione della Chiesa nell'intimo dell'uomo

Ma inoltre vana sarebbe la solidità della base, se la costruzione mancasse di coesione e di equilibrio.

Ora la Chiesa contribuisce anche alla coesione e all'equilibrio di tutti i molteplici e complessi elementi dell'edifizio Sociale.

Anche qui la sua azione è innanzi tutto interiore.

I puntelli, i contrafforti applicati dal di fuori a un edificio vacillante non sono che un palliativo precario e non possono che ritardare alquanto il crollo fatale.

Se le ingiurie del tempo, che non hanno risparmiato tanti monumenti di data più recente; hanno rispettato le magnifiche cattedrali gotiche del secolo XIII, se queste hanno continuato ad ergersi serene al di sopra delle rovine che le circondano, è perché i loro speroni non fanno che apportare un concorso, prezioso, sì, ma accessorio, dal di fuori, alla potenza intrinseca dell'organismo ogivale, di un'architettura geniale, non meno ferma e precisa che audace e leggiera.

Così la Chiesa: essa agisce nel più intimo dell'uomo, dell'uomo nella sua dignità personale di creatura libera, nella sua dignità infinitamente più alta di figlio di Dio.

Questo uomo la Chiesa forma ed educa, perché egli solo, completo nell'armonia della sua vita naturale e soprannaturale, nell'ordinato sviluppo dei suoi istinti e delle sue inclinazioni, delle sue ricche qualità e delle sue svariate attitudini; è al tempo stesso l'origine e lo scopo della vita sociale, e con ciò anche il principio del suo equilibrio.

Ecco perché l'Apostolo delle Genti, parlando dei cristiani, proclama che essi non sono più come « bambini vacillanti », ( Ef 4,14 ) dall'andatura incerta in mezzo alla società umana.

Il Nostro Predecessore di f. m. Pio XI, nella sua Enciclica sull'ordine sociale « Quadragesimo anno », traeva da questo stesso pensiero una conclusione pratica, allorché enunciava un principio di generale valore, vale a dire: ciò che gli uomini singoli possono fare da sé e con le proprie forze, non deve essere loro tolto e rimesso alla comunità; principio che vale egualmente per le comunità minori e di ordine inferiore di fronte alle maggiori e più alte.

Poiché - così proseguiva il sapiente Pontefice - ogni attività sociale è per natura sua sussidiaria; essa deve servire di sostegno per i membri del corpo sociale, e non mai distruggerli e assorbirli.8

Parole veramente luminose; che valgono per la vita sociale in tutti i suoi gradi, ed anche per la vita della Chiesa, senza pregiudizio della sua struttura - gerarchica.

Ed ora, Venerabili Fratelli, con questa dottrina e con questa prassi della Chiesa paragonate, nella loro realtà, le tendenze imperialistiche.

Qui voi non trovate alcun principio di equilibrio interno; e così la solidità della convivenza umana subisce un nuovo e ingente danno.

Se infatti tali giganteschi organismi non hanno alcun reale fondamento morale, essi si evolvono necessariamente verso un sempre maggiore accentramento e una sempre più stretta uniformità.

Pertanto il loro equilibrio, la loro stessa coesione, si mantengono unicamente con la forza e la costrizione esteriore delle condizioni materiali e degli espedienti giuridici; degli avvenimenti é delle istituzioni, e non in virtù della intima adesione degli uomini, della loro attitudine e prontezza a prendere iniziative e ad assumere responsabilità.

Il cosiddetto ordine interno si riduce quasi a una semplice tregua fra i vari gruppi, con la continua minaccia di rottura del loro equilibrio ad ogni variazione sia degli interessi in giuoco, sia della proporzione fra le rispettive forze.

Essendo così fragili e instabili nella loro costituzione interna, questi organismi sono tanto più esposti a divenire pericolosi anche per la intima famiglia degli Stati.

3° l'uguaglianza.

L'uomo completo al centro dell'ordine sociale

Senza dubbio ben diverso è il caso di un Impero fondato sopra una base, il cui carattere spirituale si è stabilito e rafforzato nel corso della storia, e che trova il suo appoggio nella coscienza di una grande maggioranza dei cittadini.

Ma non presta esso forse il fianco a un pericolo di un'altra natura, quello cioè di accordare una stima esagerata, un'attenzione esclusiva a tutto ciò che è proprio, e di non saper apprezzare, o anche soltanto conoscere ciò che gli è estraneo?

Ed ecco di nuovo l'unità e la integrità della comunanza umana scosse per la breccia fatta al suo fondamento in un punto essenziale; ecco vulnerato il principio sacro della uguaglianza e della parità fra gli uomini.

Anche qui la Chiesa è quella che può curare e guarire una tale ferita.

Anche qui essa lo fa, penetrando nelle più intime profondità dell'essere umano e ponendolo al centro di tutto l'ordine sociale: Ora questo essere umano non è l'uomo astratto, né considerato solamente nell'ordine della pura natura, ma l'uomo completo, qual esso è agli occhi di Dio, suo Creatore e Redentore, qual è nella sua realtà concreta e storica, che non si potrebbe perdere di vista senza compromettere l'economia normale della convivenza umana.

La Chiesa lo sa ed agisce conseguentemente.

Se in determinati tempi e luoghi, l'una o l'altra civiltà, l'uno o l'altro gruppo etnico o ceto sociale hanno fatto più che altri sentire il loro influsso sulla Chiesa, ciò non significa però che essa s'infeudi ad alcuno, né che s'impietrisca, per così dire, in un momento della storia, chiudendosi ad ogni ulteriore sviluppo.

Al contrario, china com'è sull'uomo con una incessante attenzione, ascoltando tutti i battiti del suo cuore, essa ne conosce tutte le ricchezze, ne percepisce tutte le aspirazioni con quella chiaroveggente intuizione e penetrante finezza, che possono derivare soltanto dal lume soprannaturale della dottrina di Cristo e dal calore soprannaturale della sua divina carità.

Così la Chiesa nel suo progresso segue senza sosta e senza urto il cammino provvidenziale dei tempi e delle circostanze.

Tale è il senso profondo della sua legge vitale di continuo adattamento, che alcuni, incapaci di sollevarsi a questa magnifica concezione, hanno interpretato e presentato come opportunismo.

No, la comprensione universale della Chiesa non ha nulla che vedere con la strettezza di una setta, né con la esclusività di un imperialismo prigioniero della sua tradizione.

Essa tende con ogni cura allo scopo che S. Tommaso d'Aquino, alla scuola del filosofo di Stagira, dà alla vita comune, che è di stringere tra di loro gli uomini coi legami dell'amicizia.9

E stato detto che, con tutti i moderni mezzi di comunicazione, i popoli e gli uomini sono ora più isolati che non siano mai stati prima.

Ciò però non deve potersi dire dei cattolici, dei membri della Chiesa.

4° il normale sviluppo nello spazio e nel tempo.

Le deportazioni dei popoli.

La Chiesa è infatti la società perfetta, la società universale, che abbraccia e unisce fra loro nella unità del Corpo mistico di Cristo tutti gli uomini : « Omnes gentes quas fecisti, venient et adorabunt te, Domine ». ( Sal 86,9 )

Tutti, i popoli e gli uomini singoli, sono chiamati a venire alla Chiesa.

Ma questa parola « venire »

non richiama allo spirito nessuna idea di migrazione, di espatriazione, di quelle deportazioni con le quali i pubblici poteri o la dura forza degli avvenimenti strappano le popolazioni dalle loro terre e dai loro focolari;

non implica l'abbandono di salutari tradizioni, di venerandi costumi;

non la permanente o almeno lunga separazione violenta di sposi, genitori e figli, fratelli, parenti e amici;

non la degradazione degli uomini nella umiliante condizione di una « massa ».

Questa funesta specie di trasferimenti degli uomini è pur troppo oggi divenuta più frequente, ma anch'essa, nelle sue forme antiche e nuove, in molteplici modi direttamente e indirettamente si ricollega con le tendenze imperialistiche del tempo.

Il « venire » alla Chiesa non richiede questi tristi trapiantamenti, sebbene la mano di Dio misericordiosa e potente si serva anche di queste stesse angustie per condurre tante delle loro vittime alla Chiesa, alla casa paterna; tuttavia non il suo cuore le ha volute; egli non ne aveva bisogno, e S. Agostino lo espresse assai giustamente quando scriveva : « Non enim de locis suis migrando venient, sed in locis Sttis credendo ».11

Con questa intima attrazione spirituale, Venerabili Fratelli, la Chiesa non ha forse contribuito e non contribuisce ancora efficacemente a costituire il solido fondamento della società umana?

L'uomo, quale Iddio lo vuole e la Chiesa lo abbraccia, non si sentirà mai fermamente fissato nello spazio e nel tempo senza territorio stabile e senza tradizioni.

Qui i forti trovano la sorgente della loro vitalità ardente e feconda, e i deboli, che sono la maggioranza, dimorano al sicuro contro la pusillanimità e l'apatia, contro il decadimento della loro dignità umana.

La lunga esperienza della Chiesa come educatrice dei popoli lo conferma; essa perciò ha cura di congiungere in ogni modo la vita religiosa coi costumi della patria e cura con particolare sollecitudine coloro che l'emigrazione o il servizio militare tiene lontani dal paese nativo.

Il naufragio di tante anime dà tristemente ragione a questa materna apprensione della Chiesa e obbliga a concludere che la stabilità del territorio e l'attaccamento alle tradizioni avite, indispensabili alla sana integrità dell'uomo, sono anche elementi fondamentali della comunità umana.

Sarebbe però evidentemente un capovolgere e convertire nel suo contrario il benefico effetto di questo postulato, se alcuno volesse servirsene per giustificare il rimpatrio forzato e la negazione del diritto di asilo riguardo a coloro che per gravi ragioni desiderano di fissare altrove la loro residenza.

La Chiesa vivente nel cuore dell'uomo e l'uomo vivente nel seno della Chiesa, ecco, Venerabili Fratelli, la unione più profonda e operante che possa concepirsi.

Con questa unione la Chiesa eleva l'uomo alla perfezione del suo essere e della sua vitalità per dare alla società umana uomini così formati:

uomini costituiti nella loro inviolabile integrità come immagini di Dio;

uomini fieri della loro dignità personale e della loro sana libertà;

uomini giustamente gelosi della parità coi loro simili in tutto ciò che tocca il fondo più intimo della dignità umana;

uomini stabilmente attaccati alla loro terra e alla loro tradizione;

uomini, in una parola, caratterizzati da questo quadruplice elemento, ecco ciò che conferisce alla società umana il suo solido fondamento e le procura sicurezza, equilibrio, uguaglianza, normale sviluppo nello spazio e nel tempo.

Tale è dunque anche il vero senso e l'influsso pratico della soprannazionalità della Chiesa, che, - ben lungi dall'essere simile a un Impero, - elevandosi al di sopra di tutte le differenze, di tutti gli spazi e i tempi, incessantemente costruisce sul fondamento inconcusso di ogni società umana.

Abbiamo fiducia in lei; se tutto vacilla intorno a lei, essa rimane ferma.

A lei si applica anche ai nostri giorni la parola del Signore: « Etsi moveatur terra cum omnibus incolis suis, ego firmavi columiuts eius ». ( Sal 75,4 )

Le due colonne principali della società umana: Famiglia e Stato

Sopra un tale fondamento riposano soprattutto le due colonne principali, l'armatura della umana società, quale è stata concepita e voluta da Dio: la Famiglia e lo Stato.

Appoggiate sopra un tale fondamento, esse possono adempire sicuramente e perfettamente i loro scopi rispettivi la famiglia come fonte e scuola di vita, lo Stato quale tutore del diritto, che, come la società stessa in generale, ha la sua origine prossima e il suo fine nell'uomo completo, nella persona umana, immagine di Dio.

L'Apostolo chiama i fedeli con due magnifici nomi « concittadini dei santi » e « membri della famiglia di Dio », « cives sanctorum et domestici Dei ». ( Ef 2,19 )

Non vediamo noi forse che di queste due parole la prima si riferisce alla vita dello Stato e la seconda a quella della famiglia?

E non è forse permesso di scorgervi un'allusione al modo in cui la Chiesa contribuisce a stabilire il fondamento della società secondo la sua struttura intima, nella famiglia e nello Stato?

Questa concezione e questa maniera di agite avrebbero oggi perduto il loro valore?

Le due colonne maestre della società, discostandosi dal loro centro di gravità, si sono pur troppo staccate dal loro fondamento.

E che cosa ne è risultato, se non che la famiglia ha veduto declinare la sua forza vitale ed educatrice, e che lo Stato, dal canto suo, è sul punto di rinunziare alla sua missione di difensore del diritto per tramutarsi in quel Leviathan dell'Antico Testamento, che tutto domina; perchè quasi tutto vuol trarre a sé?

Senza dubbio oggi, nella inestricabile confusione in cui il mondo si agita, lo Stato si trova nella necessità di assumere a sé un immenso peso di doveri e di uffici; ma questa anormale condizione di cose non minaccia forse di compromettere gravemente la sua intima forza e l'efficacia della sua autorità?

L'ardua missione della Chiesa

Ed ora che cosa da tutto ciò consegue per la Chiesa?

Essa dovrà oggi più che mai vivere la sua missione; dovrà più energicamente che mai respingere quella falsa e angusta concezione della sua spiritualità e della sua vita interiore, che vorrebbe confinarla cieca e muta, nel ritiro del santuario.

La Chiesa non può, rinchiudendosi inerte nel segreto dei suoi templi, disertare la sua missione divinamente provvidenziale di formare l'uomo completo, e con ciò di collaborare senza posa alla costituzione del solido fondamento della società.

Tale missione è in lei essenziale.

Considerata da questo lato, la Chiesa può dirsi la società di coloro che, sotto l'influsso soprannaturale della grazia, nella perfezione della loro dignità personale di figli di Dio e nello sviluppo armonico di tutte le inclinazioni e le energie umane, edificano la potente armatura della convivenza umana.

Sotto questo aspetto, Venerabili Fratelli, i fedeli, e più precisamente i laici, si trovano nella linea più avanzata della vita della Chiesa; per loro la Chiesa è il principio vitale della società umana.

Perciò essi, specialmente essi, debbono avere una sempre più chiara consapevolezza, non soltanto di appartenere alla Chiesa; ma di essere la Chiesa, vale a dire la comunità dei fedeli sulla terra sotto la condotta del Capo comune, il papa, e dei Vescovi in comunione con lui.

Essi sono la Chiesa, e perciò fin dai primi tempi della sua storia, i fedeli, col consenso dei loro Vescovi, si sono uniti in associazioni particolari concernenti le più diverse manifestazioni della vita.

E la Santa Sede non ha mai cessato di approvarle e di lodarle.

Così il senso precipuo della soprannazionalità della Chiesa è di dare durevolmente figura e forma al fondamento della società umana, al di sopra di tutte le diversità, al di là dei limiti dello spazio e del tempo.

Una tale opera è ardua, specialmente ai nostri giorni, in cui la vita sociale sembra essere divenuta per gli uomini un enigma, un inestricabile sviluppo.

Circolano nel mondo erronee opinioni che dichiarano un uomo colpevole e responsabile, soltanto perchè è membro o parte di una determinata comunità, senza curarsi di ricercare od esaminare se da parte sua vi sia stata veramente una colpa personale di azione o di omissione.

Ciò significa un arrogarsi i diritti di Dio, Creatore e Redentore, che solo nei misteriosi disegni della sua sempre amorosa Provvidenza è Signore assoluto degli avvenimenti e come tale concatena, se così giudica, nella sua infinita sapienza, le sorti del colpevole e dell'innocente, del responsabile e del non responsabile.

A questo si aggiunge che soprattutto le complicazioni di ordine economico e militare hanno fatto della società come una macchina gigantesca, di cui l'uomo non ha più la padronanza, e che anzi teme.

La continuità nel tempo era sempre apparsa essenziale alla vita sociale, e sembrava che questa non potesse concepirsi isolando l'uomo dal passato, dal presente e dal futuro.

Ora tale è appunto lo sconcertante fenomeno, di cui siamo oggi testimoni.

Troppo spesso di tutto il passato non si sa più quasi nulla, o appena quanto basta per indovinarne la traccia confusa nel cumulo delle sue rovine.

Il presente non è per molti che la fuga disordinata di un torrente, il quale precipita gli uomini, come relitti, verso la notte oscura di un avvenire, in cui essi vanno a perdersi insieme con la corrente stessa che li trascina.

Le arcane virtù del Santo Sacrificio della Messa per il bene della società umana

Soltanto la Chiesa può ricondurre l'uomo da quelle tenebre alla luce; essa soltanto può rendergli la coscienza di un vigoroso passato, la padronanza del presente, la sicurezza dell'avvenire.

Ma la sua soprannazionalità non opera a guisa di un Impero, che protende i suoi tentacoli in tutte le direzioni con la mira di una dominazione mondiale.

Come una madre di famiglia, essa ogni giorno raduna nella intimità tutti i suoi figli sparsi nel mondo; essa li raccoglie nella unità del suo vitale principio divino.

Non vediamo noi forse tutti i giorni sui nostri innumerevoli altari, come Cristo Vittima divina, con le braccia che si estendono da una estremità all'altra del mondo, avvolge e contiene al tempo stesso nel suo passato, nel suo presente, nel suo avvenire la intera società umana?

É la santa Messa, quel sacrificio incruento istituito dal Redentore nell'ultima Cena, « quo cruentum illud semel in cruce peragendum repraesentaretur eiusque memoria in finem usque saeculi permaneret, atque illius salutaris virtus in remissionem eorum, quae a nobis quotidie committuntur, peccatorum applicaretur ».14

Con queste parole lapidarie del Concilio di Trento, scolpite a perpetua memoria in una delle ore più gravi della storia, la Chiesa difende e proclama i suoi migliori e più alti valori, che sono anche i migliori e più alti valori per il bene della società, i quali uniscono indissolubilmente il suo passato, il suo presente, il suo futuro e gettano una viva luce sugli inquietanti enigmi del nostro tempo.

Nella santa Messa gli uomini divengono sempre più consapevoli del loro passato di colpe e in pari tempo degli immensi benefici divini nel ricordo del Golgota, del più grande avvenimento della storia della umanità,

ricevono la forza per liberarsi dalla più profonda miseria del presente, la miseria dei peccati quotidiani,

mentre anche i più derelitti sentono un soffio del personale amore del misericordioso Iddio;

e il loro sguardo viene indirizzato verso un sicuro avvenire, verso la consumazione dei tempi nella vittoria del Signore là sull'altare, di quel Giudice supremo, che pronunzierà un giorno l'ultima e definitiva sentenza.

Venerabili Fratelli, nella santa Messa la Chiesa presta dunque il suo più grande sostegno al fondamento della società umana.

Tutti i giorni, da dove nasce il sole fin dove tramonta, senza distinzione di popoli e di nazioni, si offre un'oblazione pura,15 a cui partecipano in intima fraternità tutti i figli della Chiesa sparsi nell'universo, e tutti vi trovano il rifugio nelle loro necessità e la sicurezza nei loro pericoli.

Amiamo la Chiesa

Amiamo la Chiesa, questa Chiesa santa, amorevole e forte, questa Chiesa veramente soprannazionale.

Facciamola amare da tutti i popoli e da tutti gli uomini.

Siamo noi stessi il fondamento stabile della società; che essa divenga effettivamente l'« Una gens », di cui parla il grande Vescovo d'Ippona.

« Una gens », « quia una fides, quia una spes, quia una caritas, guia, una expectatio ».16

Affinché pertanto coloro, che la grazia del Signore ha chiamato alla sua Chiesa « da tutte le tribù e lingue e popoli e nazioni », ( Ap 5,9 ) siano nella grave ora presente consapevoli del loro sacro dovere d'irradiare dalla loro fede viva e operosa lo spirito e l'amore di Cristo nella società umana; affinché alla loro volta tutti i popoli e gli uomini, vicini alla Chiesa o ancora da lei lontani, riconoscano che essa è la salute di Dio fino alla estremità della terra; ( Cfr. Sal 50,6 ) impartiamo di cuore a voi, Venerabili Fratelli, ai Vescovi e ai sacerdoti che collaborano con voi nell'apostolato, ai fedeli delle vostre diocesi, alle vostre famiglie e a tutte le persone e le istituzioni che vi sono care, alle vostre nazioni, ai vostri popoli, alla Chiesa tutta e alla intiera famiglia umana, con particolare affetto la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


1 Cfr. S. Aug. Serm. LXXXIX
2 Conc. Vaticano I, sess. 4, Const. dogm. prima de Ecclesia Christi
3 lbid.
5 Conc. Vaticano I, sess. 3, Const. dogm. de fide catholica
8 Quadragesimo anno
9 Cfr. S. Th. Ia IIaa q. 92 a. 2
11 Epist. 199 cap. 12 n. 47
14 Conc. Trid. Sess. XXII, Cap. 1
15 Cfr. Malaoh. 1, 11
16 Enarr. in Ps. 86 n. 14