Meditazioni per le domeniche dell'anno

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MD 27

Venerdì santo

Passione e morte di Gesù nostro Signore

1 Nessuno riuscirà a immaginare quanto grandi siano state le sofferenze di Gesù Cristo nella sua Passione.

Egli soffrì in tutte le parti del suo corpo.

La sua anima fu oppressa da una tristezza quasi tangibile ed estrema che egli stesso non riuscì ad esprimere, contentandosi di dire che non si poteva essere più tristi senza morirne ( Mt 26,38 ).

Gli effetti di essa furono così gravi che sudò sangue ( Lc 22,44 ), cadde in una debolezza così grande che l'Eterno Padre fu costretto a inviargli un Angelo per fortificarlo ( Lc 22,43 ), per sostenerlo e per metterlo in condizione di sopportare fino alla fine i dolori della Passione.

Oltre a questo, fu coperto di obbrobri e di vergogna: fu ingiuriato, maledetto e calunniato; gli fu preferito un sedizioso, omicida e scellerato.

Questo è lo stato in cui i nostri peccati hanno ridotto Colui che merita tutta la stima, tutto l'onore e tutto il rispetto.

2 Non minori di queste furono le sofferenze fisiche che sopportò Gesù Cristo: fu indegnamente legato stretto dai soldati ( Gv 18,12 ), la sua testa fu coronata di spine ( Mt 27,29 ) che gli furono conficcate con grandi colpi di bastone; molti gli sputarono in faccia ed altri lo schiaffeggiarono ( Mc 15,19; Gv 19,3).

Fu flagellato con tanta spietatezza ( Mt 27,26 ) che il sangue colava da tutte le parti del corpo.

Gli fecero bere fiele e aceto ( Gv 19,17 ) e gli caricarono le spalle di una pesante croce ( Mt 27,34 ) e lo crocifissero infine in mezzo a due ladri ( Mt 27,35-38 ), trafiggendo le sue mani e i suoi piedi con grossi chiodi e il suo fianco con una lancia ( Gv 19,34 ).

Quale delitto aveva commesso Gesù Cristo per essere trattato così?

Eppure, commenta san Bernardo, la rabbia degli ebrei non era ancora soddisfatta, pur avendogli fatto soffrire ingiustamente tanti dolori.

Si può mai trattare così chi ha fatto di tutto per beneficare l'intera umanità?

3 Gesù Cristo soffre da parte di ogni tipo di persone: uno dei suoi apostoli lo tradisce ( Mt 26,14 ), un altro lo rinnega ( Mt 26,69 ), e tutti gli altri scappano e lo abbandonano ( Mt 26,56 ) nelle mani dei suoi nemici.

I principi dei sacerdoti inviano soldati per impadronirsi di lui ( Mt 26,47 ), i soldati lo trattano oltraggiosamente ( Mt 26,50 ), la gente si burla di lui ( Mt 27,39 ), un re lo insulta e lo rimanda con disprezzo, considerandolo un pazzo ( Lc 23,11 ).

Il governatore di Giudea lo condanna a morte ( Lc 23,24 ); tutti gli ebrei lo considerano un malfattore ( Lc 18,23 ) e chi gli passa davanti lo bestemmia ( Mt 27,39 ).

Chi può contemplare un Uomo-Dio ridotto in questo doloroso stato senza provare orrore per il peccato e un grande rimorso per quelli già commessi?

Non è possibile ignorare che proprio i nostri peccati sono stati la causa di queste enormi sofferenze e della sua morte.

Se non smettiamo di peccare vuol dire che vogliamo che Gesù continui a soffrire.

Sappiamo bene che quanti sono i nostri peccati, tanti sono i tormenti che gli procuriamo.

Noi lo crocifiggiamo ancora, dice san Paolo ( Eb 6,6 ) e gli procuriamo un'altra specie di morte che è ancora più dolorosa e più dura della prima.

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