Summa Teologica - III

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Articolo 2 - Se in questo sacramento dopo la consacrazione rimanga la sostanza del pane e del vino

In 4 Sent., d. 11, q. 1, a. 1, sol. 1; C. G., IV, c. 63; In Matth., c. 26; In 1 Cor., c. 11, lect. 4

Pare che in questo sacramento dopo la consacrazione rimanga la sostanza del pane e del vino.

Infatti:

1. Il Damasceno [ De fide orth., 4,13 ] dice: « Poiché gli uomini hanno l'abitudine di mangiare il pane e di bere il vino, Dio ha unito a queste due cose la sua divinità, e le ha fatte suo corpo e suo sangue ».

E più sotto: « Il pane della comunione non è semplice pane, ma è pane unito alla divinità ».

Ora, l'unione si fa tra cose esistenti in atto.

Perciò in questo sacramento sono presenti il pane e il vino assieme al corpo e al sangue di Cristo.

2. Tra i sacramenti della Chiesa ci deve essere uniformità.

Ma negli altri sacramenti la sostanza della materia rimane: nel battesimo, p. es., rimane la sostanza dell'acqua, e nella cresima la sostanza del crisma.

Perciò anche in questo sacramento la sostanza del pane e del vino rimane.

3. Il pane e il vino sono stati scelti per questo sacramento perché adatti a significare l'unità della Chiesa, dato che « un unico pane viene fatto con molti grani e un unico vino con molti grappoli », come nota S. Agostino [ In Ioh. ev. tract. 26 ].

Ma ciò appartiene alla sostanza stessa del pane e del vino.

Quindi la sostanza del pane e del vino rimane in questo sacramento.

In contrario:

S. Ambrogio [ Decr. di Graz. 3,2,74 ] afferma: « Sebbene si vedano le apparenze del pane e del vino, tuttavia dobbiamo credere che dopo la consacrazione non vi è nulla all'infuori della carne e del sangue di Cristo ».

Dimostrazione:

Alcuni hanno affermato che dopo la consacrazione rimane in questo sacramento la sostanza del pane e del vino.

- Ma ciò è insostenibile.

Primo, perché questa affermazione esclude la verità del sacramento eucaristico, la quale implica la presenza in questo sacramento del vero corpo di Cristo.

Ma questo non è presente prima della consacrazione.

Ora, una cosa non può rendersi presente dove prima non era se non per mezzo di un trasferimento locale, o per il convertirsi in essa di qualche altra cosa: come il fuoco comincia a esistere in una casa o perché vi è trasportato, o perché è generato in essa.

È chiaro però che il corpo di Cristo non comincia a essere presente in questo sacramento per un trasferimento locale.

Primo, perché allora dovrebbe cessare di essere in cielo: infatti ciò che si sposta localmente non giunge nel luogo successivo se non lasciando il precedente.

Secondo, perché ogni corpo mosso localmente attraversa tutti gli spazi intermedi: il che non si può dire nel nostro caso.

Terzo, perché è impossibile che un unico movimento del medesimo corpo mosso localmente abbia per termine nello stesso tempo luoghi diversi: il corpo di Cristo invece si rende presente sotto questo sacramento in più luoghi contemporaneamente.

Da ciò risulta quindi che il corpo di Cristo non può incominciare a esistere in questo sacramento se non per mezzo della conversione in esso della sostanza del pane.

Ma ciò che si muta in un'altra cosa, a mutazione avvenuta non rimane.

Per salvare quindi la verità di questo sacramento si deve concludere che la sostanza del pane non può rimanere dopo la consacrazione.

Secondo, poiché l'opinione suddetta contraddice alla forma di questo sacramento, nella quale si afferma: « Questo [ hoc ] è il mio corpo ».

Il che non sarebbe vero se vi rimanesse la sostanza del pane, poiché la sostanza del pane non è mai il corpo di Cristo.

Si dovrebbe invece dire piuttosto: « Qui [ hic ] c'è il mio corpo ».

Terzo, poiché ciò sarebbe incompatibile con il culto di questo sacramento: vi rimarrebbe infatti una sostanza che non potrebbe essere adorata con il culto di latria.

Quarto, poiché ciò contrasterebbe con le prescrizioni della Chiesa, secondo le quali dopo aver preso del cibo materiale non è lecito ricevere il corpo di Cristo: mentre invece dopo un'ostia consacrata se ne può assumere un'altra.

Perciò tale opinione va respinta come eretica.

Analisi delle obiezioni:

1. Dio ha unito « la sua divinità », ossia la sua virtù divina, al pane e al vino non perché essi rimanessero in questo sacramento, bensì allo scopo di farne il suo corpo e il suo sangue.

2. Negli altri sacramenti non è realmente presente Cristo in persona come in questo sacramento.

Quindi la sostanza della materia rimane negli altri sacramenti, ma non in questo.

3. Le specie che rimangono, come si dirà in seguito [ a. 5 ], bastano al simbolismo di questo sacramento: è infatti attraverso gli accidenti che si conosce la natura della sostanza.

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