Supplemento alla III parte

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Articolo 7 - Se siano convenienti le vesti istituite nella Chiesa per i ministri

Pare che non siano convenienti le vesti istituite nella Chiesa per i ministri [ dell'altare ].

Infatti:

1. I ministri del nuovo Testamento sono tenuti alla castità più di quelli dell'antico.

Ora, tra le vesti di questi ultimi c'erano i femorali [ Es 28,42 ], che stavano a indicare la castità.

Perciò a maggior ragione questi dovrebbero esserci adesso tra le vesti dei ministri della Chiesa.

2. Il sacerdozio del nuovo Testamento è superiore a quello dell'antico.

Ma i sacerdoti antichi avevano le mitre [ Es 29,9 ], che sono un segno di dignità.

Quindi dovrebbero averle anche i sacerdoti della nuova legge.

3. Il sacerdote è più vicino agli ordini dei ministri che l'ordine episcopale.

Ora, i vescovi portano le vesti dei ministri: cioè la dalmatica, che è la veste del diacono, e la tunicella, che è la veste del suddiacono.

Perciò a maggior ragione dovrebbero portarle i semplici sacerdoti.

4. Nell'antica legge [ Es 28,4 ] il pontefice portava l'efod, o superomerale, che secondo S. Beda [ De tabern. 3,4 ] significava « il carico del Vangelo ».

Ma questo grava specialmente sulle spalle dei nostri pontefici.

Essi quindi dovrebbero portare tale ornamento.

5. Sul razionale che usavano i pontefici dell'antica legge erano incise « la dottrina e la verità » [ Es 28,30 ].

Ora, la verità è stata manifestata soprattutto nella nuova legge.

Quindi esso si addice ai pontefici della nuova legge.

6. La lamina d'oro [ Es 28,36 ], su cui era scritto l'augustissimo nome di Dio, era l'ornamento più nobile dell'antica legge.

Perciò il suo uso doveva essere trasferito nella nuova legge.

7. Le insegne esterne dei ministri della Chiesa sono i segni del potere interiore.

Ora, gli arcivescovi non hanno un potere diverso per natura da quello dei vescovi, come si è notato [ a. 6, ad 3 ].

Essi dunque non devono avere il pallio, che i vescovi non hanno.

8. Nel Romano Pontefice risiede la pienezza del potere.

Eppure egli non usa il pastorale.

Perciò non devono usarlo neppure gli altri vescovi.

Dimostrazione:

Le vesti dei ministri rappresentano simbolicamente le doti in essi richieste per trattare le cose di Dio.

E poiché alcune sono richieste in tutti, mentre altre che sono richieste nei ministri superiori non sono così indispensabili per gli inferiori, di conseguenza certe vesti sono comuni a tutti i ministri, altre invece sono riservate a quelli superiori.

E così a tutti i ministri viene assegnato l'amitto per coprire le spalle, che sta a indicare la fermezza nel compimento del ministero sacro a cui essi sono chiamati [ Innoc. III, De sacro alt. myst. 1,50 ]; nonché il camice, che indica la purezza dei costumi [ ib., c. 51 ], e il cingolo, che indica la repressione della carne [ ib., c. 52 ].

Il suddiacono porta inoltre il manipolo, che indica la purificazione dalle più piccole macchie [ ib., c. 59 ], poiché il manipolo è come un fazzoletto per astergere il volto: i suddiaconi infatti sono i primi ad essere ammessi a trattare le cose sacre.

Portano inoltre la tunicella stretta, che vuole indicare la dottrina di Cristo [ ib., c. 39 ]: per cui nell'antica legge da tale veste pendevano dei campanelli [ Es 28,33s ].

Infatti i suddiaconi sono già ammessi ad annunziare la dottrina della nuova legge.

Al diacono invece viene imposta anche la stola sulla spalla sinistra, per indicare che egli si consacra al ministero degli stessi sacramenti.

E in più gli viene data la dalmatica, che è una veste larga, così chiamata perché cominciò a essere usata in Dalmazia [ Isid., Etym. 19,22 ]: e ciò per indicare che egli è già addetto alla distribuzione dei sacramenti [ Innoc. III, op. cit. 1,56 ], avendo il compito di distribuire il sangue; ora, nel distribuire si richiede larghezza.

Al sacerdote invece la stola viene posta su entrambe le spalle: per mostrare che a lui viene data la piena potestà di amministrare i sacramenti, e non quale ministro altrui: per cui la sua stola discende fino agli arti inferiori.

Inoltre egli porta la casula [ o pianeta ], che significa la carità [ ib., c. 58 ]: poiché egli celebra « il sacramento della carità », cioè l'Eucaristia [ cf. III, q. 73, a. 3, ad 3 ].

Ai vescovi invece sono dati nove ornamenti in più, oltre a quelli dei sacerdoti: le calze, i sandali, la cintura, la tunicella, la dalmatica, la mitra, i guanti, l'anello e il pastorale; e ciò perché sono nove le cose che essi possono fare in più del sacerdote, e cioè: ordinare i chierici, benedire le vergini, consacrare i pontefici, imporre le mani [ nella cresima e nelle ordinazioni ], dedicare le chiese, deporre i chierici, celebrare i sinodi, benedire il crisma, consacrare le vesti e i vasi sacri.

- Oppure si può dire che le calze stanno a indicare la rettitudine del camminare.

I sandali che coprono i piedi indicano il disprezzo dei beni terreni [ Innoc. III, op. cit. 1,48 ].

La cintura che unisce la stola col camice indica l'amore delle virtù [ ib., c. 52 ].

La tunicella indica la perseveranza: poiché si dice [ Gen 37,23 ] che Giuseppe portasse « una tunica talare », che cioè scendeva fino ai talloni, i quali simboleggiano l'estremità della vita.

La dalmatica significa la larghezza nelle opere di misericordia [ Innoc. III, op. cit. 1,56 ].

I guanti indicano la cautela nell'operare [ ib., c. 57 ];

La mitra la scienza dell'antico e del nuovo Testamento: per cui essa ha due punte [ ib., c. 60 ].

Il pastorale poi indica la sollecitudine pastorale con la quale il vescovo deve « accogliere i lontani », il che è indicato dalla voluta in alto; « sorreggere i deboli », il che è indicato dall'asta medesima; « stimolare i tiepidi », il che è indicato dalla punta terminale di questo ornamento.

Da cui il verso: « Collige, sustenta, stimula, vaga, morbida, lenta » [ ib., c. 62 ].

E finalmente l'anello sta a indicare i sacramenti della fede, con la quale la Chiesa diviene sposa di Cristo [ ib., c. 61 ]: poiché il vescovo in persona di Cristo è lo sposo della Chiesa.

In più gli arcivescovi hanno il pallio, come segno di un potere privilegiato: esso infatti sta a indicare « la collana d'oro » che si soleva dare ai combattenti valorosi [ ib., c. 63 ].

Analisi delle obiezioni:

1. Ai sacerdoti dell'antica legge la continenza era comandata solo per il tempo in cui attendevano al loro ministero.

E così per indicare la castità che allora dovevano osservare nell'offrire i sacrifici usavano i femorali [ Es 28,43 ].

Invece ai ministri del nuovo Testamento è imposta la castità perpetua.

Perciò l'analogia non regge.

2. La mitra suddetta non era un distintivo di dignità ma, come spiega S. Girolamo [ Epist. 64 ], era una specie di cappello.

Invece la tiara, che era un segno di dignità, era riservata ai pontefici [ Es 28,4; Lv 8,9 ], come adesso la mitra.

3. Il potere dei ministri ha la sua origine nel vescovo, non già nel sacerdote, il quale non può conferire i loro ordini.

Per questo le loro vesti deve indossarle il vescovo e non il sacerdote.

4. Invece dell'efod il sacerdote usa la stola, che ha il medesimo significato.

5. Il razionale è sostituito dal pallio.

6. Come dice Innocenzo III [ op. cit. 1,53 ], in luogo della lamina suddetta i nostri vescovi hanno la croce; come al posto dei femorali hanno i sandali, al posto della veste di lino il camice, al posto della fascia il cingolo, al posto del manto la tunicella, al posto dell'efod l'amitto, al posto del razionale il pallio, al posto della tiara la mitra.

7. Sebbene gli arcivescovi non abbiano un potere di natura diversa, tuttavia l'hanno più ampio dei vescovi.

E per indicare tale ampiezza viene loro dato il pallio, che ne circonda da ogni parte la persona.

8. Il Romano Pontefice non usa il pastorale, poiché S. Pietro inviò il suo per risuscitare un certo suo discepolo, che poi divenne vescovo di Treveri.

Per questo il Papa usa il pastorale solo nella diocesi di Treveri, e non altrove.

- Oppure ciò sta a significare che egli non ha un potere limitato, come quello indicato dalla curvatura del pastorale.

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