Aggeo

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G. Rinaldi

Il libro di Aggeo introduce nell'intimità della comunità giudaica tornata dopo l'esilio ( editto di Ciro, 538 a. C. ) con un episodio caratteristico.

I rimpatriati ricostruirono qualche cosa per riprendere il culto: forse non più che l'altare degli olocausti.

Poi per qualche anno non si fece nulla.

Nel secondo anno di Dario ( 520 a. C. essendo governatore Zorobabel ), quando già la città tornava a risorgere, ma al tempio nessuno vi pensava, la comunità giudaica ebbe le parole incitative appunto di Aggeo e di Zaccaria per la ripresa e la prosecuzione dei lavori.

Il nostro libro ci conserva alcuni saggi dei « fervorini » con cui il primo dei due « profeti » ricordati, Aggeo, si presentò e incoraggiò l'impresa.

Nello stesso tempo egli rappresenta quella corrente del giudaismo che era ritornato e che per un momento guardò a Zorobabel come al possibile restauratore della monarchia ( 2,20ss e luoghi di Zac. ivi citati ): disegno che dovette poi fallire per il diverso sentimento di parte della popolazione e, certamente, dei dominatori persiani.

Di Aggeo non si sa altro: può darsi che egli fosse nel numero di coloro che per propria dolorosa esperienza sapevano quanto lontano era il nuovo tempio da quello di Salomone ( 2,3 ) : nel qual caso all'epoca del ritorno sarebbe stato per lo meno ottantenne: un particolare che il tono conservatore del libro non smentirebbe.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Libro di Aggeo

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