2 Tessalonicesi

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Francesco Spadafora

2. La seconda lettera è la continuazione naturale della prima e fu scritta alcuni mesi dopo.

Dopo il saluto iniziale ( 1,1ss ) e il più vivo ringraziamento a Dio per la perseveranza dei Tessalonicesi nella fede e nella pratica della carità, pur tra le vessazioni dei Giudei, Paolo anima i fedeli con la promessa del trionfo del regno di Dio ( 1,7.10 con Mt 24,30s ) e della loro liberazione dalla odiosa persecuzione giudaica ( eventi ai quali devono degnamente prepararsi, v. 11 s. ) e con la minaccia per i Giudei del meritato castigo ( 1,3-10 ).

Anche la prima lettera aveva trattato ( 1 Ts 5,1-11 ) il tema dell'avvicinarsi del regno di Dio.

A questo punto la seconda introduce una rettifica circa un particolare del tema suddetto ( 2,1ss; con Mt 24,31.6.4 ): « Vi preghiamo, o fratelli, per quanto riguarda la venuta del nostro Signore Gesù Cristo e il nostro adunarci con lui, di non lasciarvi cosi presto turbare di animo o allarmare per qualche rivelazione … o lettera a noi attribuita che presenterebbero come imminente il giorno del Signore ».

Che nessuno si lasci ingannare, l'apostolo ha indicato i segni inconfondibili che manifesteranno il Signore vicino… siano richiamati alla memoria ( 2,1-16 ).

Seguono quindi un ammonimento generico, che è anche un voto di Paolo ( 3,1-5 ); un energico rimprovero per quei fedeli che continuano a vivere alle spalle degli altri ( 3,6-15 ) e l'augurio e il saluto finale ( 3,16-18 ).

A Tessalonica, dinanzi alla violenta persecuzione giudaica, imitando l'esempio di Gesù che aveva predetto ai suoi seguaci il trionfo dopo le persecuzioni, Paolo aveva preannunciato il trionfo della Chiesa.

Dalla catechesi apostolica egli sapeva che la distruzione di Gerusalemme sarebbe avvenuta prima che perisse la generazione contemporanea del Redentore ( Mt 24,34 ), ma ne ignorava la data precisa taciuta da Gesù ( Mt 24,36 ).

Erano passati circa vent'anni ( dal 30 d. C. al 51 ca. ) e Paolo l'aveva ritenuta ormai prossima ( 1 Ts 1,10; 1 Ts 2,16; 1 Ts 5,1-11 ).

Nessuna meraviglia e nessun errore, se ancor più i fedeli, sotto la sferza delle persecuzioni, l'avevano creduta imminente.

Ma Paolo aveva anche comunicato loro i segni premonitori, e, tra questi il segno immediato e inconfondibile della ribellione a Roma e della profanazione del tempio.

Non dovevano, non potevano pertanto lasciarsi andare ad attese mutili o crearsi illusioni che potevano essere pericolose.

In tal modo si spiega perché Paolo non ritorni più, nelle altre sue lettere, su questo argomento legato evidentemente a un determinato ambiente.

Vi ritornerà invece con accenni abbastanza chiari nella lettera agli Ebrei.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Lettera 2 Tessalonicesi

Don Silvio Barbaglia

Prima lezione

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