Colossesi

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P. Teodorico da Castel S. Pietro

I destinatari di questa lettera sono i fedeli di Colesse.

Questa città della Frigia dovette venire evangelizzata, con Laodicea e Gerapoli, durante l'apostolato efesino di S. Paolo ( 54/57 d. C.; At 18,18-21; At 19,1-20 ), che occupò la maggior parte della terza missione.

Apostolo di Colesse fu probabilmente Epafra che, di fatto, occupa una posizione di primo piano nella vita della comunità ( 1,7; 4,12 ).

Stando al senso più ovvio di 2,1, i fedeli di Colesse, come quelli di Laodicea e di altre comunità di quella regione, non avevano conosciuto personalmente Paolo.

La comunità era costituita, in prevalenza, da convertiti dal paganesimo ( 1,21.27; 2,13 ); lo stesso Epafra era di origine pagana ( 4,12, per contrapposizione a 10 s.); ma che non mancasse un notevole contingente di Giudei sembra insinuato anche da certe dottrine che nella lettera sono combattute.

Il tema trattato si preannuncia nello stesso prologo ( 1,1-14 ) con l'espressione « santi e fedeli fratelli in Cristo » ( 1,2 ); la vita in Cristo capo.

La parte dottrinale della lettera ( 1,15-2,5 ) presenterà appunto il Figlio come immagine perfetta di Dio e capo della creazione ( 1,15ss ) e della Chiesa: in lui abita la pienezza dei doni divini ( 1,18s ); l'opera sua è stata di riconciliazione universale per mezzo della croce ( 1,20 ).

Questa dottrina polemizza contro false opinioni che s'andavano diffondendo, anche se non ci offre elementi abbastanza sicuri per una determinazione.

Mentre insiste sulle prerogative di Cristo capo ( onde parremmo orientali verso questioni ed errori di natura cristologica ), essa mette in guardia contro il pericolo di lasciarsi sedurre da una falsa sapienza, amica di tradizioni umane, che valorizza gli « elementi del mondo » e non è secondo Cristo, nel quale abita la pienezza della divinità ( 2,8 ).

Alla circoncisione carnale viene opposta la circoncisione in Cristo ( 2,11 ), il quale con la croce ha trionfato dei « principati » e delle « potestà » ( 2,15 ).

Sono riprovati coloro che vorrebbero imporre ai fedeli inutili osservanze riguardanti cibi e bevande e giorni sacri, le quali avevano, una volta, funzione adombratrice del futuro ( 2,16 ); coloro, inoltre, che, trascurando il capo dal quale tutto il corpo della Chiesa trae vita e accrescimento, ingiungono un culto superstizioso degli angeli; infine, i fedeli che accettano arbitrarie prescrizioni di astinenze corporali ( 2,18-25 ).

L'influsso giudaico pare incontestabile, ma non basta a spiegare la situazione complessa che si veniva creando a Colesse.

Ivi, d'altra parte, non si annetteva alla circoncisione un valore sostanziale, come dai giudaizzanti della Galazia ( Introd. a Gal. ), che non si comprenderebbe, in tal caso, il tono mite di Paolo.

Poco fondata è l'affermazione che nello scritto si possano scoprire tracce di culti frigi e di gnosticismo propriamente detto.

I nuovi predicatori non presentavano il culto degli angeli come applicazione di un sistema filosofico-teologico, ma come un'aggiunta innocua al culto di Cristo, forse a maggiore difesa contro le forze cosmiche alle quali si credevano preposti gli angeli.

Se non si può negare qualche affinità con le dottrine di certe sette giudaiche - per esempio degli esseni, che, a testimonianza di Flavio Giuseppe, davano un posto d'onore agli angeli - assai meno fondata è l'ipotesi di un influsso delle religioni e delle filosofie orientali, dello stoicismo ( per l'importanza che questo dava ai quattro elementi del cosmo e agli astri ) o, infine, delle teorie neoplatoniche o pitagoriche sugli esseri intermediari tra Dio e il mondo.

Occasione della lettera fu una visita di Epafra a Paolo con le relative informazioni su quanto accadeva a Colesse.

Non è improbabile che Epafra stesso abbia sollecitato l'intervento di Paolo.

Tichico, latore della lettera agli Efesini ( Ef 6,21s ), ebbe anche l'incarico di portare a destinazione la presente, accompagnato da Onesimo, lo schiavo di Filemone munito, probabilmente, del biglietto per il proprio padrone ( Col 4,1ss; Fm 12 ).

Questi tre scritti ci presentano egualmente Paolo prigioniero.

Di quale prigionia si tratta ? Ossia, qual è il luogo e la data di composizione?

Si affacciano anche qui le tre ipotesi passate in rassegna per la lettera precedente ai Filippesi ( Introd. ).

Ma pochi cattolici assegnano le tre lettere alla prigionia di Cesarea e meno ancora ritengono probabile l'ipotesi di una origine efesina di questi scritti.

Quasi tutti pensano ancora alla prigionia romana ( 61-63 ).

Bisogna riconoscere che l'ipotesi dell'origine romana non contrasta con Col 4,3, dove Paolo domanda le preghiere dei fedeli affinché gli sia concessa una maggiore libertà d'apostolato: la relativa larghezza della « custodia militaris » di Roma ( nota ad At 28,16 ) era ben poco per il divampante zelo di lui.

Ne il silenzio sul terremoto del 60/61, che colpì Laodicea, è buon argomento per anticipare la data di composizione del nostro scritto.

Ammesso che anche Colesse sia stata colpita, resta sempre che Paolo è estremamente parco di allusioni alla storia contemporanea, assorbito com'è dal suo ideale apostolico e dalle vicende interne delle sue Chiese.

Se la lettera ai Colossesi sia stata composta prima delle altre due o dopo è molto incerto.

Sui rapporti con quella agli Efesini l'Introd a questa lettera.

L'opinione tradizionale dell''autenticità paolina della lettera ai Colossesi sta riguadagnando terreno nel campo non cattolico, in misura anche più considerevole della lettera agli Efesini.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Lettera ai Colossesi

Card. Gianfranco Ravasi

La lettera ai Colossesi e la sua origine storico ecclesiale

I temi teologici fondamentali della lettera ai Colossesi

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