1 Pietro

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Giovanni Saldarini

A S. Pietro, l'antico Simone al quale Gesù conferì il primato nel collegio apostolico, sono attribuite due lettere.

Mentre però sull'autenticità della prima lettera tutti sono praticamente d'accordo, serie difficoltà vengono fatte sull'autenticità della seconda, che fu inoltre riconosciuta come canonica con una certa esitazione.

Tutta la tradizione antica è concorde sulla origine petrina della prima lettera.

Utilizzata già dagli scrittori del sec. II, è formalmente attribuita a Pietro alla fine del II sec. e nella prima metà del III.

Il confronto poi con la catechesi di Pietro, nota attraverso i discorsi registrati negli Atti e attraverso il vangelo di Marco, conferma questo dato tradizionale, poiché dimostra una significativa concordanza di fondo e di insegnamento.

La lettera è indirizzata a comunità cristiane di alcune regioni dell'Asia minore ( 1 Pt 1,1 ), formate per la maggioranza di convertiti dal paganesimo, per quanto non vi dovesse mancare l'elemento di origine giudaica.

Non è detto che Pietro vi abbia predicato l'evangelo, anche se questo può essere un'ipotesi non trascurabile.

Certamente doveva averne conoscenza Silvano ( 1 Pt 5,12 ), il segretario di cui Pietro si serve per redigere la lettera: fatto, questo, che spiega anche il carattere e la lingua greca dello scritto.

La lettera è stata scritta da « Babilonia », come appare da 1 Pt 5,13.

Il nome sta ad indicare probabilmente Roma, dove Pietro si trova con Marco, suo « figlio carissimo » ( 1 Pt 5,13 ).

Perciò la data più verosimile sembra essere il 63/64.

Pietro scrive per esortare e consolare i fedeli che passano in mezzo al « fuoco » della prova.

Non pare però che si accenni ad una persecuzione ufficiale, precisa, da parte dell'autorità.

È una lettera da leggersi in tempi di persecuzione come esortazione a perseverare nella fede ricevuta.

In essa c'è tutta la semplicità e la rudezza, l'entusiasmo e il calore tipico di Pietro, espressi con uno stile ricco di immagini concrete e di vivi Contrasti.

L'indirizzo iniziale della seconda lettera è molto generico; ma poiché l'autore si presenta come l'apostolo Pietro, che ha già indirizzato agli stessi lettori un'altra lettera ( 2 Pt 3,1 ), pare si possa concludere che si tratta dei medesimi destinatari della prima. La lettera è tutta una insistente esortazione alla santità della vita e alla purezza della fede, determinata anche da un certo disagio interno alle comunità cristiane a causa di avvisaglie ereticali.

Non è possibile precisare la data.

Non c'è alcun motivo per porre la lettera nel II sec.

Appartiene certamente al I sec., e, se è davvero di Pietro, possiamo congetturare che sia stata scritta non dopo il 70 e, forse, non prima del 63/64, anno in cui si pone l'epistola di Giuda; deve cioè aver preceduto di poco la morte dell'apostolo ( 67? ).

La lettera va inserita nel gruppo degli scritti contestati; ci fu difatti un certo periodo di dubbi a proposito della sua canonicità, che per altro è fuori discussione dopo la definizione tridentina.

Non così invece la sua autenticità.

All'incertezza dei dati tradizionali, che non permettono un giudizio decisivo, s'aggiungono difficoltà di critica interna, l'insieme delle quali è abbastanza impressionante.

Perciò i non cattolici negano l'origine pettina dell'epistola, mentre i cattolici vanno più cauti.

Alcuni pensano che si tratti di un caso di pseudonimia analogo a quello dell'Ecclesiaste e della Sapienza.

Altri invece avanzano l'ipotesi di uno scritto petrino autentico, ripreso più tardi da un discepolo che l'avrebbe completato con l'aiuto della lettera di Giuda e ne avrebbe rifusa tutta la redazione.

Ciò che di sicuro si può dire è che, allo stato attuale degli studi, la negazione dell'autenticità non ha motivi sufficienti per imporsi.


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