Omelia

12-10-2008

Don Mauro Agreste

Indice

1) Questa parabola, come tutte le parabole, ha degli spunti di riflessione anche molto seri
2) Matteo racconta questa vicenda in un'epoca precisa, cioè dopo il 70 d.C.
3) Il profeta dice: "Calma popolo, va bene chiedere qualche cosa a Dio, ma tu a Dio dai quello che è Suo? Dai il tuo tempo?"
4) Dio ha fatto una grande festa di nozze, perché Suo figlio sposa l'umanità per salvare l'umanità. Ed ecco gli invitati al banchetto, buoni e cattivi, Dio invita chiunque
5) Un intruso è entrato nella stanza del re con un falso abito nuziale, è un camaleonte, chi è? È il demonio. Il re Dio dice: "Ma come? Questa persona non è rivestita di Cristo, cosa ci fa nella festa in cui Cristo ha preso tutti su di sé?
6) Ed ecco la firma del nemico, Dio dice: "come hai potuto entrare qui senz'abito? " Ed egli ammutolì
7) Cosa pensate, non credete che qui, in mezzo a questi banchi, ci sia un demonietto che gira? Queste distrazioni sono fatte apposta perché tu in chiesa ci sia solo con il corpo, non con la mente
8) Devi pregare in questo modo: "Nel nome di Gesù Cristo, tu non hai nessun potere su di me; ti lego ai piedi della croce di Gesù Cristo, disponga Lui di te"
9) Tutto questo per insegnarci il Regno di Dio, e il Regno di Dio non sono solo le cose che si fanno, ma il perché si fanno
10) Il modo semplice d'imparare a vivere, significa imparare ad essere liberi, e la libertà s'impara, non è la possibilità di fare qualunque cosa, ma è la possibilità di diventare realmente noi stessi.
11) Perché il cuore aperto nella lode è un cuore che riceve e in ugual misura da', più da' più riceve. Ogni giorno della vostra vita sia ripieno della Sua felicità e possiate donarla

Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 22,1-14 )

In quel tempo, rispondendo, Gesù riprese a parlare in parabole ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e disse: "Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio……".

Omelia

1) Questa parabola, come tutte le parabole, ha degli spunti di riflessione anche molto seri

Bella parabola questa, ma come tutte le parabole ha degli spunti di riflessione anche molto seri, perché credo che abbiate notato un certo grado di severità da parte di questo re, vi siete accorti?

Certo gliene hanno fatto di tutti i colori perché lui al matrimonio, invita i suoi amici, crede di essere valutato bene dai suoi amici, crede di avere degli amici, crede di averli; però si accorge che essi non se ne curano, e ci rimane male, li invita nuovamente: "Su che cosa fate? Ormai ho preparato tutto, non mi lascerete mica da solo proprio in questo giorno così felice per me?", ma essi: "che cosa interessa a me, ho i miei affari, io devo andare qui, devo andare là ecc…", e poi ancora: "Che cosa volete? Volete piantarla lì di stufarmi" e quindi i servi vengono malmenati e anche uccisi.

La vicenda della parabola raccontata dall'evangelista San Matteo, continua nel raccontare come il re è indignato, fa fuori tutti questi falsi amici.

Beh è difficile non notare alcune particolarità, ci serve mica soltanto per fare un'esegesi biblica ( l'esegesi è l'interpretazione del testo ), allora in questa interpretazione del testo che cosa capiamo?

Che l'evangelista Matteo, prima di essere un evangelista era un pubblicano, vi ricordate Matteo Levi?

Pubblicano, quello che raccoglieva i soldi, era un collaborazionista dei Romani, era odiato dai suoi concittadini perché era un traditore; poi Gesù lo vede, lo invita, va a cena da lui.

2) Matteo racconta questa vicenda in un'epoca precisa, cioè dopo il 70 d.C.

Matteo si converte, diventa un apostolo, e poi anche evangelista, racconta questa vicenda.

Racconta questa vicenda però in un'epoca precisa, cioè dopo il 70 d.C.

Nel 70 c'è stata la distruzione del tempio di Gerusalemme, perché i Romani si erano stufati: "Basta rivolte, ma siete proprio un popolo di ribelli", e allora per dare una lezione a queste continue rivolte; vi ricordo che Barabba era uno di quelli che fomentavano le rivolte era un assassino, ebbene i Romani un po' pazientano, poi dopo danno una bella lezione, fanno una strage e addirittura distruggono il tempio.

Sappiate che da quell'epoca fino al XX secolo Israele non è più stato lo stesso.

Ancora adesso il tempio non esiste più, a partire dal 70 d.C.

Ebbene come non intravedere, nella trama di questo racconto, una sgridata compiaciuta da parte di Matteo perché è evidente che in questa parabola, tutto ci parla della vicenda tra Dio e il Suo popolo.

Dio è impersonato dal re che invita alle nozze, e chi invita?

I suoi, il suo popolo, però dopo questo invito più, e più volte il popolo proprio non se ne cura.

Nell'arco della storia della salvezza Dio ha mandato i giudici, i profeti ecc… ecc e come sempre sapete, i profeti difficilmente fanno una bella fine, fanno una brutta fine, perché?

I profeti, giustamente, difendono i diritti di Dio.

I profeti difendono i diritti di Dio e gli uomini non sono mica tanto contenti di sentire che Dio ha dei diritti, secondo certi uomini Dio ha solo dei doveri: devi fare questo, devi fare quell'altro, fai che succeda così, fai che non succeda in quell'altro modo, è vero o no?

3) Il profeta dice: "Calma popolo, va bene chiedere qualche cosa a Dio, ma tu a Dio dai quello che è Suo? Dai il tuo tempo?"

Il profeta dice: "Calma popolo, va bene chiedere qualche cosa a Dio, ma tu a Dio dai quello che è Suo?

Dai il tuo tempo? Dai la tua adorazione? Dai il tuo rispetto? Dai il tuo amore nei confronti di Dio?"

Allora quando uno si sente punto nel vivo e viene colto in fallo, difficilmente accetta di buon grado quanto gli viene fatto constatare, è vero o non è vero?

Ed ecco che questa parabola Matteo la descrive in un modo, non che non sia un insegnamento di Gesù, certo che è un insegnamento di Gesù, però nella trama si respira questa sorta di interpretazione un po' moralistica come dire: "Hai visto popolo di Dio, non hai voluto accettare il figlio del re che voleva fare il matrimonio con te, ed ecco che cosa ti è capitato, hai rifiutato Dio? Il tempio è distrutto".

Si respira questa interpretazione.

Certo, magari a prima vista, non lo si coglie immediatamente, ma noi che stiamo facendo un ritiro è bene che noi sappiamo che c'è anche questo nella trama del racconto.

Naturalmente tutto questo è solo una cornice alle cose spirituali che ci riguardano direttamente; e veniamo al significato della parabola, uno dei significati, perché la parola di Dio è talmente vasta che possiamo contemplarla per degli anni e sempre troveremo delle cose nuove.

Gesù racconta questa parabola e la racconta ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, quelli che hanno autorità, è come se dicesse: "Voi dovevate essere le sentinelle, voi dovevate accorgervi di quello che Dio sta facendo per il suo popolo, invece siete stati ciechi come delle talpe".

4) Dio ha fatto una grande festa di nozze, perché Suo figlio sposa l'umanità per salvare l'umanità. Ed ecco gli invitati al banchetto, buoni e cattivi, Dio invita chiunque

E cioè; Dio ha fatto una grande festa di nozze, perché Suo figlio si sposa.

Con chi si sposa? Con l'umanità, e quindi dice: "Ecco il Figlio di Dio sposa l'umanità per salvare l'umanità, la porta su dal suo disastro in cui è caduta, la fa sua sposa, la fa partecipare alla ricchezza della sua casa, all'abbondanza dei suoi beni, alla condizione invidiabile di essere figlio di Dio, e questo a voi non interessa?"

Dio ha fatto ogni cosa per il suo popolo, e il suo popolo ha altri interessi, non se ne curano, e quando si sentono dire: "Non vieni alla festa di nozze?" sono anche irritati: "Ma come osa questo Dio ad invadere il nostro campo, la nostra libertà, la nostra autonomia , ma se ne stia nell'alto dei cieli, che noi facciamo quello che ci pare".

E quindi, i servi, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.

Sto proseguendo nella semplificazione della parabola.

Il re si indignò, elimina tutti i suoi nemici, e poi dopo dice: "I miei, quelli che erano nel mio cuore, quelli della mia famiglia, non hanno apprezzato quello che io ho fatto, e volevo fare per loro, bene adesso chiamiamo tutti.

Basta che ci sia qualcuno che ascolti quello che io propongo e venga che per me va bene".

E il banchetto ha inizio.

Tutti i beni che erano stati preparati per i parenti e amici, Dio non ha detto non li darò più a nessuno, non li volete voi? Li darò a qualcuno che li desideri.

Ed ecco gli invitati al banchetto, buoni e cattivi, Dio invita chiunque.

Poi la parabola continua e troviamo una situazione nuova, c'è l'intruso; avete visto che c'è un intruso?

E ci stupiamo della severità del re, perché il re dice: "Andate, negli incroci, chiamateli tutti, spingeteli dentro alla mia festa, che vengano tutti", perché gli altri invitati non ne erano degni, allora quelli che verranno, verranno buoni e cattivi.

Quindi il re sapeva che venivano dentro buoni e cattivi.

Com'è che si stupisce quando vede uno che non ha l'abito di nozze?

Come prima tu dici fate venire tutti, poi ti stupisci se non ha l'abito di nozze?

Non è un po' strano questo discorso?

Non dobbiamo dimenticare che, in quei tempi, specie alle feste di nozze di alto lignaggio, avevano degli usi diversi dai nostri.

Chi invitava si occupava anche di fornire quello che noi oggi diremmo l'abito di cerimonia, l'abito nuziale.

Quindi il re si occupava anche di fornire dell'abito adatto quelli che sarebbero intervenuti alla cerimonia di nozze.

Era un uso di allora, non di tutti, perché mica tutti potevano permettersi una cosa di questo genere, ma delle classi più abbienti e diciamolo con chiarezza, solo i regnanti potevano permettersi questo, era colui che ospitava che donava agli invitati l'abito adatto per partecipare alle nozze, perché era un abito con degli ornamenti che parlavano del significato del matrimonio.

Dunque, se teniamo presente questo, e Matteo scrive a una comunità di persone che sapevano che c'era questa usanza in quei paesi, certo raccontalo a noi, noi diciamo; "Beh, ma perché si stupisce, se vengono dalle strade certo che non hanno l'abito di nozze" perché noi abbiamo un'altra mentalità, un'altra esperienza.

5) Un intruso è entrato nella stanza del re con un falso abito nuziale, è un camaleonte, chi è? È il demonio. Il re Dio dice: "Ma come? Questa persona non è rivestita di Cristo, cosa ci fa nella festa in cui Cristo ha preso tutti su di sé?

È necessario raccontarlo perché ci sia questo.

Allora questo intruso è entrato nella stanza del re con un falso abito nuziale, è un camaleonte, chi è?

È il demonio, è proprio lui.

Quindi in questo brano di Vangelo, si parla sì della durezza di cuore che può toccare tante persone che hanno conosciuto Gesù Cristo, ma si parla anche del demonio.

E dice che costui è un camaleonte, si camuffa, fa finta di fare parte di un gruppo ma in realtà non ne fa parte.

Sapete da che cosa si capisce che questi è il demonio?

Da questa frase, sentite bene: il re entrò, per vedere i commensali, e scorge un tale che non indossava l'abito nuziale, l'abito che gli ha fornito lui: il sangue di Cristo, il corpo di Cristo, la croce di Cristo, rivestiti della Sua croce noi siamo salvi, per le Sue piaghe noi siamo stati guariti, salvati, liberati; quindi il re, Dio, dice: "Ma come? Questa persona non è rivestita di Cristo, cosa ci fa nella festa in cui Cristo ha preso tutti su di sé?

Se questi non è parte dell'abito di Cristo vuol dire che non sono quelli redenti da Cristo, ma sono quelli che non hanno voluto essere redenti, e cioè gli angeli ribelli, sono i demoni".

Ed ecco, Dio il re, fa questa domanda, notate come Dio si rivolge al demonio, è sempre una sua creatura, Dio ama il diavolo ma non può approvare quello che lui fa e quello che pensa, per cui Dio non insulterà mai il diavolo, lo tratterà sempre con amore perché Dio è amore, però nella verità; quindi dirà tu che cosa c'entri?

6) Ed ecco la firma del nemico, Dio dice: "come hai potuto entrare qui senz'abito?" Ed egli ammutolì

Gli disse: "Amico, come hai potuto entrare qui, senza l'abito nuziale?" cioè senza essere rivestito di Cristo?

"Non puoi entrare qui se non sei rivestito di Cristo".

Ed ecco la firma del nemico, questo ci fa capire che quello è il diavolo; Dio dice: "come hai potuto entrare qui senz'abito?" risposta: ed egli ammutolì.

Come non dice niente e quella è una risposta?

Certo che è una risposta, perché il diavolo è il bugiardo.

Allora se tu interroghi un bugiardo, su qualunque cosa, ti aspetti che ti dica la verità?

Sei tonto se te lo aspetti.

Se tu chiedi una cosa a un bugiardo, sei sicuro che quello che ti dice è una bugia.

Però Dio, che legge dentro, è colui che non può essere ingannato.

Quindi il demonio non potendo dire la verità, perché egli è il bugiardo, essendo interpellato non può rispondere e deve ammutolire

L'essere ammutolito è la dimostrazione che questo intruso è il demonio. Allora Gesù ci rivela che il demonio si camuffa, e si nasconde, ed è un camaleonte, si mimetizza.

7) Cosa pensate, non credete che qui, in mezzo a questi banchi, ci sia un demonietto che gira? Queste distrazioni sono fatte apposta perché tu in chiesa ci sia solo con il corpo, non con la mente

Cosa pensate, non credete che qui, in mezzo a questi banchi, ci sia un demonietto che gira, qui e la, su e giù?

Ma certo che c'è, perché che cosa fa?

Lui cerca in tutti i modi che le persone che vengono qui in chiesa, o in qualunque altra chiesa, non ascoltino la parola di Dio.

E sapete come fa? Ti fa venire sonno, ti fa venire voglia di sbadigliare, ti fa venire in mente tutte le cose, ma mica cose cattive, "Uh devo fare questo, devo pensare quello, mi devo ricordare di fare quella telefonata …".

Tutte cose giuste, ma dimmi un po' perché ti vengono in mente proprio in quel momento?

O magari ti vengono in mente nel momento della Consacrazione, o dell'Elevazione, invece di guardare Gesù ti viene in mente che non hai telefonato a quella persona.

Allora capisci che questa è una distrazione fatta apposta perché tu in chiesa ci sia solo con il corpo, non con la mente, oppure ti fa venire in mente che cosa ti ha detto di male quella persona che vedi seduta due o tre banchi davanti a te, così il tuo corpo è in chiesa, ma la tua mente non è lì.

Allora il re dice: "Sappiate, cari figli, che il nemico di Dio si intrufola ovunque e cerca di trascinarvi lontano.

Cosa fate? Subirete tutto? Avete una vocazione di essere delle vittime?

Qualcuno vuole fare la vittima? No.

E Dio dice: "Ma voi non dovete fare le vittime, voi dovete essere dei combattenti".

8) Devi pregare in questo modo: "Nel nome di Gesù Cristo, tu non hai nessun potere su di me; ti lego ai piedi della croce di Gesù Cristo, disponga Lui di te"

Come si fa a combattere la tentazione? Ce lo insegna Gesù.

Ma scusate non basta leggere il Vangelo e fare quello che dice il Signore?

Certo che bisognerebbe farlo, sarei curioso di sapere quanti si sono abituati a farlo, e cioè: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti.

Quella è casa sua, cosa viene a fare nella casa che non è sua?"

Allora quando tu sei vittima di una tentazione, di qualunque genere, ti devi mica spaventare, il diavolo cerca di fare quello che riesce ma non è mica detto che tu gli debba ubbidire, è vero?

Allora tu devi fare quello che c'è scritto qui nel Vangelo: legarlo mani e piedi, con la tua autorità?

No, che autorità hai tu? Mica tu sei salito sulla croce.

È l'autorità della croce di Cristo che schiaccia la testa del serpente.

È Gesù Cristo in croce che con il suo sangue ci ha lavati dal potere delle tenebre, dunque tu devi ricordare al tuo nemico che su di te non ha nessun potere, e mentre glielo ricordi al tuo nemico, ricordatelo tu, e devi pregare in questo modo: "Nel nome di Gesù Cristo, tu non hai nessun potere su di me; ti lego ai piedi della croce di Gesù Cristo, disponga Lui di te".

E quando pregherete pensando queste parole dicendole con fede, all'istante vedrete svanire qualunque tipo di tentazione, ma è una questione di istanti, in un istante sparisce la paura, sparisce l'angoscia, sparisce l'arroganza, sparisce la rabbia, qualunque cosa; però io non vi ho insegnato ad usare un amuleto o ad udire una formula come se fosse un amuleto, io ti ho insegnato a pregare perché se tu non fai questo nell'ambito della preghiera allora diventa una superstizione, e se è una superstizione al diavolo piace e non se ne va, dice: "Bene, bene questo crede che le parole abbiano un significato non che la preghiera abbia un significato".

9) Tutto questo per insegnarci il Regno di Dio, e il Regno di Dio non sono solo le cose che si fanno, ma il perché si fanno

Bene, tutto questo per insegnarci il Regno di Dio, e il Regno di Dio non sono solo le cose che si fanno, ma il perché si fanno.

Gesù parla ai principi dei sacerdoti e dice: "Insomma, avete capito che tutto quello che vi sta succedendo è perché voi non siete nel Regno di Dio?"

Il Regno di Dio è: avere la mentalità di Dio, il pensiero di Dio, quello che Dio desidera lo desiderate anche voi, infatti, se avete fatto attenzione, nella seconda lettura San Paolo scrive ai Filippesi e dice queste cose bellissime: "Ho imparato ad essere povero, e ho imparato ad essere ricco".

Quindi si impara ad essere poveri e si impara ad essere ricchi, non come ho sentito dire da qualcuno: "Ah avessi solo i soldi ti faccio vedere che sarei capace ad essere ricco".

No, perché essere ricchi non vuol dire avere tanti soldi, vuol dire sapere gestire la ricchezza senza diventare avidi e senza essere avari, perché ricchezza, secondo la visione biblica, non vuol dire essere avidi cioè: "Datemi più che si può", e non vuol dire neanche essere avari: "Non do niente a nessuno".

Essere ricchi significa essere generosi.

"Con l'uguale misura con la quale misurate, sarete misurati".

"Date e vi sarà dato, una misura abbondante scossa, traboccante vi sarà messa in grembo".

Allora voi capite che il discorso sulla povertà e sulla ricchezza non è un discorso che si limita a chi ha più denaro, a che ne ha di meno, la povertà e la ricchezza è una relazione con tutto ciò che Dio mi da, tanta salute, tanto tempo, poca salute, poco tempo.

10) Il modo semplice d'imparare a vivere, significa imparare ad essere liberi, e la libertà s'impara, non è la possibilità di fare qualunque cosa, ma è la possibilità di diventare realmente noi stessi.

Cosa ne faccio? Sono avido ed avaro oppure sono libero in Cristo?

Sono generoso e vivo nella Sua generosità?

Ci sarebbero molte cose e molte conseguenze da considerare su questo aspetto.

Voglio concludere questa riflessione dicendo semplicemente: il corretto uso, il modo semplice d'imparare a vivere, significa imparare ad essere liberi, e la libertà s'impara, non è la possibilità di fare qualunque cosa, ma è la possibilità di diventare realmente noi stessi.

L'essere umano per essere veramente un essere umano, non è un artiglio che prende tutto e non lascia niente, perché nell'ottica di Dio l'essere umano sono le mani aperte alla lode, per questo abbiamo iniziato la Messa dicendo: "Loderò il Signore". Quando, domani?

11) Perché il cuore aperto nella lode è un cuore che riceve e in ugual misura da', più da' più riceve. Ogni giorno della vostra vita sia ripieno della Sua felicità e possiate donarla

Adesso, perché il cuore aperto nella lode è un cuore che riceve e in ugual misura da', più da' più riceve; e sono sicuro che molti fra di voi hanno già fatto questa esperienza, hanno verificato l'abbondanza della generosità di Cristo.

Qualunque cosa avete fatto nel Suo nome, in qualche modo avete avuto una ricompensa molto maggiore di quello che voi avete pensato di dare.

Il Signore vi dia la gioia e la pace di poter verificare ogni giorno l'abbondanza della Sua misericordia e della Sua generosità, ogni giorno della vostra vita sia ripieno della Sua felicità e possiate donarla a piene mani a chi vi sta intorno, perché questa è la gioia che Dio ha messo nei nostri cuori e che si chiama: il Regno di Dio.

Sia lodato Gesù Cristo.