Lettera di Giacomo

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Giovanni Saldarini

Nelle edizioni attuali del N. T., alle quattordici lettere dell'epistolario paolino seguono sette lettere, che portano il nome di « cattoliche », di cui la prima è attribuita a S. Giacomo.

Nei grandi codici unciali del sec. IV ( Vaticano e Sinaitico ) esse però precedevano le lettere di Paolo.

Il titolo di « cattoliche » sembra alludere a una loro destinazione più vasta, in certo modo universale.

Per l'identità di autore entrano in questa raccolta anche le due lettere minori di S. Giovanni, per quanto dirette rispettivamente a una sola Chiesa e a un solo individuo.

Dalla storia dei primi secoli risulta che vi furono parecchi dubbi sulla appartenenza al canone di queste lettere, a eccezione della prima di Pietro e della prima di Giovanni, sempre accettate senza discussione in tutte le Chiese.

Già nel sec. V, però, il consenso sulla canonicità di tutte queste epistole è moralmente unanime.

In questo gruppo la lettera di S. Giacomo ha conquistato soltanto lentamente e progressivamente autorità e notorietà nella Chiesa.

Invero, è a partire dal sec. III, con Origene, che essa viene segnalata come un'opera di Giacomo, fratello del Signore e primo vescovo di Gerusalemme.

L'autore, che nella lettera si chiama semplicemente Giacomo, è identificato da moltissimi cattolici con l'apostolo Giacomo, figlio di Alfeo ( Mt 10,3; At 1,13 ), detto anche il «minore», per distinguerlo dall'altro apostolo Giacomo, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni evangelista.

Altri invece lo distinguono, e dicono che l'autore della lettera e «fratello» ( Mt 13,55; At 1,14 ) del Signore e vescovo di Gerusalemme, martirizzato nell'anno 62 d. C., non faceva parte del collegio dei dodici apostoli ( At 12,17 ).

Le due opinioni presentano ciascuna argomenti notevoli, ma non definitivi, data anche l'ambiguità dell'unico testo che potrebbe dirimerla, cioè Gal 1,19.

La lettera è indirizzata « alle dodici tribù che sono nella diaspora » ( 1,1 ).

Si tratta dei cristiani convertiti dal giudaismo, dimoranti fuori della Palestina.

La difficoltà di determinare con chiarezza i rapporti tra questa lettera e la dottrina paolina sulla salvezza per la fede, rende anche difficile precisare la data di composizione di essa.

Per coloro i quali la pretendono intesa a correggere la falsa interpretazione del pensiero paolino sulla fede giustificante, essa non può esser stata composta che dopo le lettere ai Gal. e ai Rom., e quindi tra il 58 e il 62.

Per coloro, invece, i quali negano questa dipendenza, la data andrebbe cercata nel periodo antecedente il concilio di Gerusalemme, cioè verso il 49 ( At 15,1-29 ).

Avremmo così il più antico testo del N. T.

In realtà, lo scopo della lettera è eminentemente pratico, quello cioè di ammonire i lassisti, che si ritenevano dispensati dal compiere le opere della carità, richieste anche da S. Paolo, e confortare nello stesso tempo i lettori nelle tribolazioni insorgenti entro e fuori della Chiesa.

Per questo carattere la lettera di Giacomo richiama la letteratura sapienziale del V. T.

Lo stile in cui è scritta è pittoresco e felice, come elegante è il greco e preciso il vocabolario, pur denunziando semitismi, che ne svelano l'origine giudaica.