Mater et magistra

Le vie della ricostruzione

9 In quel frangente toccò a Leone XIII bandire il suo messaggio sociale tratto dalla stessa natura umana ed informato ai principi e allo spirito del Vangelo; messaggio che al suo apparire suscitò, pur tra comprensibili opposizioni, universale ammirazione ed entusiasmo.

Certamente non era la prima volta che la Sede Apostolica scendeva sull'arena dei terreni interessi a difesa dei miseri.

Altri documenti dello stesso Leone XIII ne avevano già spianata la strada; allora però venne formulata una sintesi organica dei principi ed una prospettiva storica cosi ampia che fa dell'enciclica Rerum novarum una somma del cattolicesimo in campo economico - sociale.

Né fu un gesto senza ardimento.

Mentre taluni osavano accusare la Chiesa cattolica quasi che di fronte alla questione sociale si limitasse a predicare la rassegnazione ai poveri e ad esortare i ricchi alla generosità, Leone XIII non esitò a proclamare e a difendere i legittimi diritti dell'operaio.

Ed accingendosi ad esporre i principi della dottrina cattolica nel campo sociale dichiarava solennemente: "Entriamo fiduciosi in questo argomento e di pieno nostro diritto, giacché trattasi di questione di cui non è possibile trovare soluzione che valga, senza ricorrere alla religione e alla Chiesa" ( Rerum novarum 13 )

10 A voi sono ben noti, venerabili fratelli, quei principi basilari esposti dall'immortale Pontefice con chiarezza pari all'autorità, secondo i quali deve ricomporsi il settore economico - sociale dell'umana convivenza.

Essi riguardano anzitutto il lavoro che deve essere valutato e trattato non già alla stregua di una merce, ma come espressione della persona umana.

Per la grande maggioranza degli uomini, il lavoro è l'unica fonte da cui si traggono i mezzi di sussistenza e perciò la sua rimunerazione non può essere abbandonata al gioco meccanico delle leggi del mercato; deve invece essere determinata secondo giustizia ed equità, che altrimenti rimarrebbero profondamente lese, fosse pure stipulato liberamente da ambedue le parti il contratto di lavoro.

11 La proprietà privata, anche dei beni strumentali, è un diritto naturale che lo Stato non può sopprimere.

Ad essa è intrinseca una funzione sociale, e però è un diritto che va esercitato a vantaggio proprio e a bene degli altri.

12 Lo Stato, la cui ragion d'essere è l'attuazione del bene comune nell'ordine temporale, non può rimanere assente dal mondo economico; deve esser presente per promuovervi opportunamente la produzione di una sufficiente copia di beni materiali, "l'uso dei quali è necessario per l'esercizio della virtù", (S. Th., De regimine principum, 1, 15) e per tutelare i diritti di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli, quali sono gli operai, le donne, i fanciulli.

È pure suo compito indeclinabile quello di contribuire attivamente al miglioramento delle condizioni di vita degli operai.

13 È inoltre dovere dello Stato procurare che i rapporti di lavoro siano regolati secondo giustizia ed equità, e che negli ambienti di lavoro non sia lesa, nel corpo e nello spirito, la dignità della persona umana.

A questo riguardo nell'enciclica leoniana sono segnate le linee secondo le quali si è intessuta la legislazione sociale delle comunità politiche nell'epoca contemporanea; linee, come già osservava Pio XI nell'enciclica Quadragesimo anno, (cf. AAS, XXIII, 1931, p. 185) che hanno contribuito efficacemente al sorgere e allo svilupparsi di un nuovo e nobilissimo ramo del diritto, e cioè del diritto del lavoro.

14 Ai lavoratori, si afferma ancora nell'enciclica, va riconosciuto come naturale il diritto di dar vita ad associazioni o di soli operai o miste di operai e padroni, come pure il diritto di conferire ad esse la struttura organizzativa che ritengono più idonea a perseguire i loro legittimi interessi economico - professionali e il diritto di muoversi autonomamente e di propria iniziativa all'interno di esse per il proseguimento di detti interessi.

15 Operai ed imprenditori devono regolare i loro rapporti ispirandosi al principio della solidarietà umana e della fratellanza cristiana; giacché tanto la concorrenza in senso liberistico, quanto la lotta di classe, in senso marxistico, sono contro natura e contrarie alla concezione cristiana della vita.

16 Ecco, venerabili fratelli, i principi fondamentali sui quali si regge un sano ordine economico-sociale.

Non è dunque da meravigliarsi se i cattolici più capaci, sensibili ai richiami dell'enciclica, abbiano dato vita a molte iniziative per tradurre nella realtà quei principi.

E si sono mossi pure sulla stessa linea, sotto l'impulso di obiettive esigenze della stessa natura, uomini di buona volontà di tutti i paesi del mondo.

Per cui l'enciclica, a ragione, è stata e viene riconosciuta la Magna Charta (cf. ivi, p. 189) della ricostruzione economico-sociale dell'epoca moderna.

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