Laborem exercens

Il lavoro e l'uomo

4 Nel Libro della Genesi

La Chiesa è convinta che il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell'esistenza dell'uomo sulla terra.

Essa si conferma in questa convinzione anche considerando tutto il patrimonio delle molteplici scienze, dedicate all'uomo: l'antropologia, la paleontologia, la storia, la sociologia, la psicologia, ecc.: tutte sembrano testimoniare in modo irrefutabile questa realtà.

La Chiesa, tuttavia, attinge questa sua convinzione soprattutto alla fonte della Parola di Dio rivelata e, perciò, quella che è una convinzione dell'intelletto acquista in pari tempo il carattere di una convinzione di fede.

La ragione è che la Chiesa - vale la pena di osservarlo fin d'ora - crede nell'uomo: essa pensa all'uomo e si rivolge a lui non solo alla luce dell'esperienza storica, non solo con l'aiuto dei molteplici metodi della conoscenza scientifica, ma in primo luogo alla luce della parola rivelata del Dio vivente.

Riferendosi all'uomo, essa cerca di esprimere quei disegni eterni e quei destini trascendenti, che il Dio vivente, creatore e redentore, ha legato all'uomo.

La Chiesa trova già nelle prime pagine del Libro della Genesi la fonte della sua convinzione che il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell'esistenza umana sulla terra.

L'analisi di tali testi ci rende consapevoli del fatto che in essi - a volte con un modo arcaico di manifestare il pensiero - sono state espresse le verità fondamentali intorno all'uomo, già nel contesto del mistero della Creazione.

Sono queste le verità che decidono dell'uomo sin dall'inizio e che, al tempo stesso, tracciano le grandi linee della sua esistenza sulla terra, sia nello stato della giustizia originaria, sia anche dopo la rottura, determinata dal peccato, dell'originaria alleanza del Creatore con il creato, nell'uomo.

Quando questi, fatto « a immagine di Dio … maschio e femmina » ( Gen 1,27 ), sente le parole: « Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela » ( Gen 1,28 ), anche se queste parole non si riferiscono direttamente ed esplicitamente al lavoro, indirettamente già glielo indicano al di là di ogni dubbio come un'attività da svolgere nel mondo.

Anzi, esse ne dimostrano la stessa essenza più profonda.

L'uomo è immagine di Dio, tra l'altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra.

Nell'adempimento di tale mandato, l'uomo, ogni essere umano, riflette l'azione stessa del Creatore dell'universo.

Il lavoro inteso come un'attività « transitiva », cioè tale che, prendendo l'inizio nel soggetto umano, è indirizzata verso un oggetto esterno, suppone uno specifico dominio dell'uomo sulla « terra » ed a sua volta conferma e sviluppa questo dominio.

È chiaro che col termine « terra », di cui parla il testo biblico, si deve intendere prima di tutto quel frammento dell'universo visibile, del quale l'uomo è abitante; per estensione, però, si può intendere tutto il mondo visibile, in quanto esso si trova nel raggio d'influsso dell'uomo e della sua ricerca di soddisfare alle proprie necessità.

Le parole « soggiogate la terra » hanno un'immensa portata.

Esse indicano tutte le risorse che la terra ( e indirettamente il mondo visibile ) nasconde in sé, e che, mediante l'attività cosciente dell'uomo, possono essere scoperte e da lui opportunamente usate.

Così quelle parole, poste all'inizio della Bibbia, non cessano mai di essere attuali.

Esse abbracciano ugualmente tutte le epoche passate della civiltà e dell'economia, come tutta la realtà contemporanea e le fasi future dello sviluppo, le quali, in qualche misura, forse si stanno già delineando, ma in gran parte rimangono ancora per l'uomo quasi sconosciute e nascoste.

Se a volte si parla di periodi di « accelerazione » nella vita economica e nella civilizzazione dell'umanità o delle singole Nazioni, unendo queste « accelerazioni » al progresso della scienza e della tecnica e, specialmente, alle scoperte decisive per la vita socio-economica, si può dire al tempo stesso che nessuna di queste « accelerazioni » supera l'essenziale contenuto di ciò che è stato detto in quell'antichissimo testo biblico.

Diventando - mediante il suo lavoro - sempre di più padrone della terra, e confermando - ancora mediante il lavoro - il suo dominio sul mondo visibile, l'uomo, in ogni caso ed in ogni fase di questo processo, rimane sulla linea di quell'originaria disposizione del Creatore, la quale resta necessariamente e indissolubilmente legata al fatto che l'uomo è stato creato, come maschio e femmina, « a immagine di Dio ».

Questo processo è, al tempo stesso, universale: abbraccia tutti gli uomini, ogni generazione, ogni fase dello sviluppo economico e culturale, ed insieme è un processo che si attua in ogni uomo, in ogni consapevole soggetto umano.

Tutti e ciascuno sono contemporaneamente da esso abbracciati.

Tutti e ciascuno, in misura adeguata e in un numero incalcolabile di modi, prendono parte a questo gigantesco processo, mediante il quale l'uomo « soggioga la terra » col suo lavoro.

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