Ecclesia in Asia

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Gesù salvatore: proclamare il dono

Il primato dell'annuncio

19 Alla vigilia del Terzo Millennio, la voce di Cristo risorto risuona nuovamente nel cuore di ogni cristiano: " Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo " ( Mt 28,18-20 ).

Certi dell'immancabile sostegno dello stesso Gesù e della potente presenza dello Spirito, subito dopo Pentecoste gli Apostoli si apprestarono ad adempiere a questo comando: " Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano " ( Mc 16,20 ) e quanto essi annunciavano può essere riassunto con le parole di san Paolo: " Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù " ( 2 Cor 4,5 ).

Benedetta dal dono della fede, la Chiesa, dopo duemila anni, continua ad andare ovunque per incontrare i popoli del mondo, per condividere con loro la Buona Novella di Cristo, come comunità infiammata di zelo missionario per far conoscere, amare e seguire Gesù.

Non vi può essere vera evangelizzazione senza l'esplicita proclamazione che Gesù è il Signore.

Il Concilio Vaticano II e, da allora, il Magistero, nel rispondere ad una certa confusione circa la vera natura della missione della Chiesa, hanno ripetutamente sottolineato il primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione.

Al riguardo, Papa Paolo VI ha scritto esplicitamente che " non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita e le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati ".66

Questo è ciò che generazioni di cristiani hanno fatto lungo i secoli.

Con comprensibile orgoglio, i Padri sinodali hanno ricordato che " numerose comunità cristiane dell'Asia hanno preservato la fede lungo i secoli nonostante grandi tribolazioni, e sono rimaste attaccate a questa eredità spirituale con perseveranza eroica.

Questo immenso tesoro è per loro sorgente di grande gioia e slancio apostolico ".67

Allo stesso tempo, i partecipanti all'Assemblea Speciale hanno testimoniato più e più volte la necessità di un rinnovato impegno nell'annuncio di Gesù Cristo proprio nel Continente che ha visto l'inizio di quella proclamazione duemila anni fa.

Le parole dell'apostolo Paolo diventano ancor più puntuali, date le molte persone che in quel Continente non hanno mai incontrato la persona di Gesù in maniera chiara e cosciente: " Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?

E come potranno credere, senza averne sentito parlare?

E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? " ( Rm 10,13-14 ).

La grande questione che sta ora dinanzi alla Chiesa in Asia è come condividere con i nostri fratelli e sorelle asiatici ciò che noi gelosamente custodiamo come dono che contiene ogni altro dono, e cioè la Buona Novella di Gesù Cristo.

Annunciare Gesù Cristo in Asia

20 La Chiesa in Asia è molto ben disposta al dovere dell'annuncio, sapendo che " esiste già nei singoli e nei popoli, per l'azione dello Spirito, un'attesa, anche se inconscia, di conoscere la verità su Dio, sull'uomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte ".68

Questa insistenza sulla proclamazione non deriva da impulso settario né da spirito di proselitismo, né da alcun senso di superiorità.

La Chiesa evangelizza in obbedienza al comando di Cristo, nella consapevolezza che ogni persona ha il diritto di udire la Buona Novella di Dio che rivela e dona se stesso in Cristo.69

Rendere testimonianza a Gesù Cristo è il servizio supremo che la Chiesa può offrire ai popoli dell'Asia, poiché risponde alla loro profonda ricerca di Assoluto e svela le verità e i valori che garantiscono loro lo sviluppo umano integrale.

Profondamente cosciente della complessità di così differenti situazioni in Asia e " vivendo secondo la verità nella carità " ( Ef 4,15 ), la Chiesa proclama la Buona Novella con rispetto e stima amorevole nei confronti di quanti l'ascoltano.

Una proclamazione che rispetta i diritti delle coscienze non viola la libertà, dal momento che la fede richiede sempre una libera risposta da parte dell'individuo.70

Ma il rispetto non elimina la necessità dell'esplicita proclamazione del Vangelo nella sua interezza.

Specialmente nel contesto della ricca varietà di culture e religioni in Asia, occorre rilevare che " né il rispetto e la stima verso queste religioni, né la complessità dei problemi sollevati sono per la Chiesa un invito a tacere l'annuncio di Cristo di fronte ai non cristiani ".71

Durante la Visita in India nel 1986, ho detto chiaramente che " l'approccio della Chiesa ad altre religioni è fatto di autentico rispetto […].

Questo rispetto è duplice: rispetto per l'uomo nella sua ricerca di risposte alle domande più profonde della sua vita, e rispetto per l'azione dello Spirito nell'uomo ".72

I Padri sinodali hanno volentieri riconosciuto l'azione dello Spirito nelle società, nelle culture e nelle religioni asiatiche, attraverso le quali il Padre prepara i cuori dei popoli dell'Asia alla pienezza di vita in Cristo.73

Nonostante questo, anche prima delle consultazioni antecedenti al Sinodo molti Vescovi dell'Asia hanno fatto presenti difficoltà nel proclamare Gesù quale unico Salvatore.

Durante l'Assemblea, la situazione fu descritta in questi termini: " Alcuni dei seguaci delle grandi religioni asiatiche non hanno alcun problema ad accettare Gesù come una manifestazione della divinità o dell'Assoluto, o come un 'essere illuminato'.

Tuttavia hanno difficoltà a considerarlo come l'unica manifestazione della divinità ".74

Infatti, lo sforzo di condividere il dono della fede in Gesù quale unico Salvatore è denso di difficoltà filosofiche, culturali e teologiche, specialmente alla luce delle credenze delle grandi religioni dell'Asia, strettamente intrecciate con valori culturali e specifiche visioni del mondo.

Nell'opinione dei Padri sinodali, la difficoltà è aggravata dal fatto che Gesù viene spesso percepito come estraneo all'Asia.

È un paradosso che molti abitanti del Continente tendano a vedere Gesù, nato su suolo asiatico, come un occidentale piuttosto che come una figura asiatica.

In fondo, era inevitabile che l'annuncio del Vangelo da parte dei missionari occidentali fosse influenzato dalle culture di provenienza.

I Padri del Sinodo hanno preso atto di ciò come di un fatto da tener presente nella storia dell'evangelizzazione.

Allo stesso tempo essi hanno approfittato dell'occasione per " esprimere in maniera speciale la propria gratitudine a tutti i missionari, uomini e donne, religiosi e laici, stranieri ed autoctoni, che hanno recato il messaggio di Gesù Cristo e il dono della fede.

Speciale riconoscenza va anche a tutte le Chiese sorelle che hanno inviato e continuano a mandare missionari in Asia ".75

Gli evangelizzatori possono prendere spunto dall'esperienza di san Paolo che stabilì un dialogo con i valori filosofici, culturali e religiosi dei suoi ascoltatori ( At 14,13-17; At 17,22-31 ).

Anche i Concili ecumenici, nel formulare dottrine vincolanti per la Chiesa, hanno dovuto adoperare le risorse linguistiche, filosofiche e culturali che avevano a disposizione; ma queste risorse sono divenute parte dell'eredità della Chiesa universale, essendosi rivelate capaci di esprimere la dottrina cristologica in modo appropriato e universale.

Esse sono parte dell'eredità della fede, che deve essere assimilata e condivisa costantemente nell'incontro con le varie culture.76

Pertanto, il compito di proclamare Gesù in maniera da consentire ai popoli dell'Asia di identificarsi con lui, rimanendo fedeli sia alla dottrina teologica della Chiesa che alle proprie origini asiatiche, costituisce una sfida enorme.

La presentazione di Gesù Cristo come unico Salvatore esige l'adozione di una pedagogia che introduca le persone passo dopo passo alla piena appropriazione del mistero.

Chiaramente, la prima evangelizzazione di non cristiani e la susseguente proclamazione a dei credenti dovrà avere approcci diversi.

Nella proclamazione iniziale, ad esempio, " la presentazione di Gesù Cristo dovrebbe giungere come compimento dell'anelito espresso nelle mitologie e nel folklore dei popoli dell'Asia ".77

In generale, i metodi narrativi affini alle forme culturali asiatiche sono da preferire.

Di fatto, la proclamazione di Gesù Cristo può essere attuata in modo molto efficace mediante la narrazione della sua vicenda terrena, come fa il Vangelo.

Le nozioni ontologiche, che devono sempre essere presupposte ed espresse nel presentare Gesù, possono essere arricchite da prospettive più relazionali, storiche o anche cosmiche.

La Chiesa, come hanno sottolineato i Padri sinodali, deve essere aperta alle nuove e sorprendenti vie con le quali il volto di Gesù può essere oggi presentato in Asia.78

Il Sinodo ha raccomandato che la successiva catechesi segua " una pedagogia evocativa che usi storie, parabole e simboli così caratteristici della metodologia asiatica nell'insegnamento ".79

Il ministero di Gesù stesso mostra chiaramente il valore del contatto personale che richiede all'evangelizzatore di prendere a cuore la situazione dell'ascoltatore, offrendo una proclamazione adatta al suo grado di maturità, attraverso forme e linguaggi appropriati.

In tale prospettiva, i Padri sinodali hanno sottolineato molte volte la necessità di evangelizzare in un modo che faccia riferimento alle sensibilità dei popoli asiatici, suggerendo immagini di Gesù intelligibili alla mentalità e alle culture asiatiche e, allo stesso tempo, fedeli alla Sacra Scrittura e alla Tradizione.

Tra esse vi sono state: " Gesù Cristo, Maestro di Sapienza, il Guaritore, il Liberatore, la Guida spirituale, l'Illuminato, l'Amico compassionevole dei poveri, il Buon Samaritano, il Buon Pastore, l'Obbediente ".80

Gesù potrebbe essere presentato come la Sapienza incarnata di Dio, la cui grazia porta a maturazione i " semi " della Sapienza divina già presenti nelle vite, nelle religioni e nei popoli dell'Asia.81

Tra le tante sofferenze che affliggono i popoli dell'Asia, Gesù potrebbe essere meglio annunciato come Salvatore " che può dare senso a quanti patiscono indicibile dolore e sofferenza ".82

La fede che la Chiesa offre in dono ai suoi figli e figlie dell'Asia non può essere confinata entro i limiti della comprensione e dell'espressione di alcuna cultura umana, dato che li trascende e in verità sfida ogni cultura ad elevarsi a nuove altezze di comprensione ed espressione.

Ma allo stesso tempo, i Padri del Sinodo erano ben coscienti dell'impellente necessità che le Chiese locali in Asia hanno di presentare il mistero di Cristo ai loro popoli secondo i criteri culturali e i modi di pensare di questi, sottolineando pure che una tale inculturazione della fede nel Continente coinvolge una riscoperta del volto asiatico di Gesù, individuando modi attraverso i quali le culture asiatiche possano afferrare l'universale significato salvifico del mistero di Cristo e della sua Chiesa.83

Occorre emulare ai nostri giorni la penetrante comprensione dei popoli e delle culture, di cui sono esempio uomini come Giovanni da Montecorvino, Matteo Ricci e Roberto de Nobili, per nominarne solo alcuni.

La sfida dell'inculturazione

21 La cultura è lo spazio vitale entro il quale la persona umana si confronta faccia a faccia con il Vangelo.

Come una cultura è il risultato della vita e dell'attività di un gruppo umano, così le persone che appartengono a quel gruppo sono formate in larga misura dalla cultura nella quale si trovano a vivere.

E poiché sia le persone sia le società cambiano, così la cultura cambia con esse.

Come questa è trasformata, così da essa lo sono le persone e le società.

Da tale punto di vista, diventa più chiaro come l'evangelizzazione e l'inculturazione siano tra loro in naturale ed intima relazione.

Il Vangelo e l'evangelizzazione non si identificano certamente con la cultura, ma anzi sono da essa indipendenti.

E tuttavia, il Regno di Dio giunge a persone profondamente legate a una cultura, e la costruzione del Regno non può esimersi dal prendere a prestito elementi di culture umane.

Perciò Paolo VI definì la spaccatura tra Vangelo e cultura il dramma del nostro tempo, con un impatto profondo sia sull'evangelizzazione sia sulle culture.84

Nel processo di incontro tra le diverse culture del mondo, la Chiesa non trasmette soltanto le sue verità e i suoi valori rinnovando le culture dal di dentro, ma attinge anche da esse gli elementi positivi già presenti.

Questo è il sentiero obbligato degli evangelizzatori nel presentare la fede cristiana e nel farla diventare parte del bagaglio culturale di un popolo e, d'altra parte, le diverse culture, quando sono purificate e rinnovate alla luce del Vangelo, possono divenire espressioni vere dell'unica fede cristiana. "

Con l'inculturazione la Chiesa diventa segno più comprensibile di ciò che è e strumento più atto della missione ".85

Questo coinvolgimento con le culture è sempre stato parte del pellegrinaggio della Chiesa nella storia, ma ha una speciale urgenza oggi, nella situazione multietnica, multireligiosa e multiculturale dell'Asia, dove il cristianesimo è troppo spesso visto come straniero.

A questo punto, è bene ricordare quanto è stato ripetutamente detto al Sinodo, e cioè che lo Spirito Santo è l'agente primario dell'inculturazione della fede cristiana in Asia.86

Lo stesso Spirito che ci conduce alla verità tutt'intera rende possibile un dialogo fruttuoso con i valori culturali e religiosi di differenti popoli, tra i quali, in certa misura, è presente, offrendo agli uomini e alle donne di cuore sincero la forza di superare il male e l'inganno del Maligno e porgendo a ciascuno la possibilità di far parte del Mistero pasquale in un modo che solo Dio conosce.87

La presenza dello Spirito Santo fa sì che questo dialogo si svolga nella verità, con onestà, umiltà e rispetto.88

" Nell'offrire agli altri la Buona Novella della Redenzione, la Chiesa si sforza di comprendere le loro culture.

Essa cerca di conoscere le menti e i cuori di chi l'ascolta, i loro valori e costumi, i loro problemi e le loro difficoltà, le loro speranze e i loro sogni.

Una volta che essa conosce e comprende questi diversi aspetti della cultura, allora può iniziare il dialogo di salvezza; essa è in grado di offrire, con rispetto ma chiaramente e con convinzione, la Buona Novella della Redenzione a tutti coloro che liberamente desiderano ascoltare e rispondere ".89

Pertanto, i popoli dell'Asia desiderosi di appropriarsi della fede cristiana siano sicuri che le loro speranze, attese, ansietà e sofferenze non solo sono abbracciate da Gesù, ma diventano il vero punto nel quale il dono della fede e la potenza dello Spirito entrano nel più profondo delle loro vite.

È compito dei Pastori, in virtù del carisma loro proprio, guidare questo dialogo con discernimento.

Allo stesso modo, gli esperti in discipline sacre o secolari hanno ruoli importanti da svolgere nel processo di inculturazione.

Ma il processo stesso deve coinvolgere tutto il popolo di Dio, dato che la vita della Chiesa come tale deve rendere visibile la fede annunciata e fatta propria.

Per essere certi che ciò avvenga in modo adeguato, il Padri del Sinodo hanno identificato alcune aree bisognose di particolare attenzione: la riflessione teologica, la liturgia, la formazione dei sacerdoti e dei religiosi, la catechesi e la spiritualità.90

Aree chiave di inculturazione

22 Il Sinodo ha espresso incoraggiamento ai teologi nel delicato compito di sviluppare una teologia inculturata, specialmente nell'area della cristologia.91

Essi hanno sottolineato che " questa maniera di fare teologia deve essere perseguita con coraggio, rimanendo fedeli alla Scrittura e alla Tradizione della Chiesa, con sincera adesione al Magistero e con conoscenza delle situazioni pastorali ".92

Anch'io desidero invitare i teologi ad operare in spirito di unione con i Pastori e con i membri del Popolo di Dio, che - in unità e mai separati gli uni dagli altri - " riflettono il genuino senso della fede che non bisogna mai perdere di vista ".93

Il lavoro teologico deve essere sempre guidato dal rispetto per le sensibilità dei cristiani, in modo che, mediante una crescita graduale verso forme inculturate dell'espressione della fede, le persone non siano né indotte a confusione né scandalizzate.

In ogni caso, l'inculturazione deve essere guidata dalla compatibilità con il Vangelo e dalla comunione con la fede della Chiesa universale,94 e perseguita in pieno accordo con la Tradizione della Chiesa, avendo di vista il rafforzamento della fede del popolo.

La prova di una vera inculturazione è se i credenti diventano più impegnati nella fede cristiana per la ragione che la percepiscono più chiaramente con gli occhi della propria cultura.

La liturgia è la fonte e il culmine di tutta la vita e la missione cristiana,95 ed un mezzo fondamentale di evangelizzazione, specialmente in Asia, dove i seguaci di diverse religioni sono così attirati dal culto, dalle festività religiose e dalle devozioni popolari.96

La liturgia delle Chiese orientali per la maggior parte è stata inculturata con successo attraverso secoli di interazione con la cultura che la circondava, mentre le Chiese fondate più di recente hanno bisogno di far sì che essa divenga una sorgente ancora maggiore di nutrimento per i fedeli attraverso un uso saggio ed efficace di elementi tolti dalle culture locali.

E ciononostante, l'inculturazione liturgica richiede ben più che un concentrarsi su valori culturali tradizionali, su simboli e riti.

Occorre tener presenti i cambiamenti nella coscienza e negli atteggiamenti causati dall'emergere di culture secolaristiche e consumistiche che influiscono sul senso asiatico del culto e della preghiera; né, per una genuina inculturazione liturgica in Asia, si possono dimenticare i bisogni specifici dei poveri, degli emigrati, dei rifugiati, della gioventù e delle donne.

Le Conferenze Episcopali nazionali e regionali devono lavorare più a stretto contatto con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per ricercare vie efficaci per promuovere forme appropriate di culto nel contesto dell'Asia.97

Una simile collaborazione è essenziale perché la Sacra Liturgia esprime e celebra l'unica fede professata da tutti ed essendo eredità di tutta la Chiesa non può essere determinata dalle Chiese locali isolate dalla Chiesa universale.

I Padri sinodali hanno particolarmente insistito sull'importanza della parola biblica nel comunicare il messaggio della salvezza ai popoli del Continente, dove la parola trasmessa è così importante per preservare e comunicare l'esperienza religiosa.98

Ne consegue, pertanto, che un apostolato biblico efficace ha bisogno di essere sviluppato per poter assicurare che il testo sacro sia più ampiamente diffuso e più intensamente usato con spirito d'orazione tra i membri della Chiesa in Asia.

I Padri del Sinodo hanno sottolineato l'urgenza che essa sia presa come base di ogni annuncio missionario, catechesi, predicazione e stile di spiritualità.99

Devono pure essere incoraggiati e sostenuti gli sforzi per tradurre nelle lingue locali la Bibbia, mentre la formazione biblica dovrebbe essere considerata un importante mezzo per educare alla fede le persone e renderle pronte al compito della proclamazione.

Dovranno essere inclusi corsi sulla Scrittura orientati alla pastorale, con l'accento sull'applicazione dei suoi insegnamenti alle complesse realtà dell'Asia nei programmi di formazione per il clero, per i consacrati e per il laicato.100

La Sacra Scrittura dovrebbe essere fatta conoscere anche tra i seguaci di altre religioni, poiché la Parola di Dio ha un intrinseco potere di toccare il cuore dell'uomo, dato che attraverso di essa lo Spirito di Dio rivela il piano divino della salvezza per il mondo.

Inoltre, gli stili narrativi che si possono rilevare in molti libri della Bibbia hanno affinità con i testi religiosi tipici dell'Asia.101

Un altro aspetto chiave dell'inculturazione è la formazione degli evangelizzatori, dai quali dipende in larga parte il suo futuro.

Nel passato, la formazione spesso ha seguito lo stile, i metodi e i programmi mediati dall'Occidente.

Pur apprezzando il servizio reso da quel tipo di formazione, i Padri sinodali hanno riconosciuto come uno sviluppo positivo gli sforzi recentemente fatti per adattare la formazione degli evangelizzatori ai contesti culturali dell'Asia.

Oltre a una solida istruzione biblica e patristica, i seminaristi devono acquisire una conoscenza articolata e sicura del patrimonio teologico e filosofico della Chiesa, come ho sottolineato nell'Enciclica Fides et ratio.102

Sulla base di questa preparazione, essi troveranno beneficio nell'avvicinare le tradizioni filosofiche e religiose dell'Asia.103

I Padri sinodali hanno incoraggiato inoltre professori di seminario e collaboratori a cercare di comprendere gli elementi di spiritualità e di preghiera prossimi all'animo asiatico e a lasciarsi coinvolgere più profondamente nella ricerca da parte dei popoli dell'Asia di una vita più piena.104

A tale scopo, è stata posta particolare enfasi sulla necessità di assicurare un'adeguata formazione del corpo educativo dei seminari.105

Il Sinodo ha pure espresso preoccupazione per la formazione di uomini e donne alla vita consacrata, specificando chiaramente che la loro spiritualità e il loro stile di vita devono dimostrare sensibilità al patrimonio religioso e culturale delle persone tra le quali vivono e che servono, sempre supponendo il necessario discernimento su ciò che è conforme al Vangelo e ciò che non lo è.106

Inoltre, dato che l'inculturazione del Vangelo coinvolge tutto il Popolo di Dio, il ruolo del laicato è di importanza fondamentale.

Sono essi prima di tutti ad essere chiamati alla trasformazione della società, in collaborazione con i Vescovi, il clero e i religiosi, infondendo il " pensiero di Cristo " nella mentalità, nei costumi, nelle leggi e nelle strutture del mondo secolare nel quale vivono.107

Una più ampia inculturazione del Vangelo ad ogni livello della società in Asia dipenderà considerevolmente dalla formazione appropriata che le Chiese locali sapranno dare al laicato.

Vita cristiana come annuncio

23 Più la comunità cristiana è fondata sull'esperienza di Dio che promana da una fede vissuta e più sarà capace di annunciare in modo credibile agli altri il compimento del Regno di Dio in Gesù Cristo.

Questo dipende dall'ascolto fedele della Parola di Dio, dalla preghiera e dalla contemplazione, dalla celebrazione del mistero di Gesù nei sacramenti, anzitutto nell'Eucaristia, e dall'esempio di vera comunione di vita e di integrità dell'amore.

Il centro della Chiesa particolare deve essere posto nella contemplazione di Gesù Cristo, Dio fatto uomo: la Chiesa deve tendere costantemente ad una più intima unione con lui, del quale continua la missione.

La missione è azione contemplativa e attiva contemplazione.

Pertanto, un missionario che non abbia una profonda esperienza di Dio nella preghiera e nella contemplazione avrà poca influenza spirituale o successo nel ministero.

Si tratta di una riflessione che traggo dalla mia personale esperienza sacerdotale e, come ho scritto altrove, il contatto con rappresentanti delle tradizioni spirituali non cristiane, particolarmente quelle asiatiche, mi ha confermato nel convincimento che il futuro della missione dipende in grande misura dalla contemplazione.108

In Asia, dimora di grandi religioni dove persone ed interi popoli hanno sete del divino, la Chiesa è chiamata ad essere una Chiesa di preghiera, profondamente spirituale anche se coinvolta in preoccupazioni umane e sociali immediate: ogni cristiano ha bisogno di un'autentica spiritualità missionaria fatta di preghiera e di contemplazione.

Una persona realmente religiosa è con grande facilità rispettata e seguita in Asia.

Preghiera, digiuno e varie forme di ascetismo sono tenute in grande considerazione.

Rinuncia, distacco, umiltà, semplicità e silenzio sono considerati dei grandi valori dai seguaci di ogni religioni.

Affinché la preghiera non venga staccata dalla promozione umana, i Padri sinodali hanno sottolineato che " l'opera di giustizia, di carità e di compassione è strettamente legata ad una vita di autentica preghiera e di contemplazione e, inoltre, questa stessa spiritualità sarà la sorgente di ogni nostra opera di evangelizzazione ".109

Pienamente convinti dell'importanza di una testimonianza autentica nella evangelizzazione dell'Asia, i Padri del Sinodo hanno affermato: " La Buona Novella di Gesù Cristo potrà essere annunciata soltanto da coloro che sono presi e ispirati dall'amore del Padre verso i suoi figli, manifestato nella persona di Gesù Cristo.

Tale annuncio è una missione che ha bisogno di uomini e donne santi che faranno conoscere ed amare il Salvatore attraverso la loro vita.

Un fuoco non può essere acceso che mediante qualcosa che sia esso stesso infiammato.

Così, un annuncio riuscito della Buona Novella della Salvezza in Asia può essere istituito soltanto se i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici sono essi stessi accesi di amore per Cristo e ardenti di zelo per farlo conoscere a più ampio raggio, per farlo amare più intensamente e seguirlo più da vicino ".110

I cristiani che parlano di Cristo devono incarnare nella vita il messaggio che proclamano.

A tale riguardo, tuttavia, una particolare circostanza nel contesto asiatico esige attenzione.

La Chiesa sa che la silenziosa testimonianza di vita a tutt'oggi rimane l'unico modo di proclamare il Regno di Dio in molti luoghi in Asia, dove la proclamazione esplicita è proibita e la libertà religiosa negata o sistematicamente ridotta.

La Chiesa vive questo tipo di testimonianza in modo consapevole, considerandola il suo " prendere la propria croce " ( Lc 9,23 ), anche se non si stanca di richiamare i governi e di spingerli a riconoscere la libertà religiosa come diritto umano fondamentale.

È significativo ripetere, a tale riguardo, le parole del Concilio Vaticano II: " La persona umana ha diritto alla libertà religiosa.

Tale libertà consiste in questo, che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata ".111

In alcuni Paesi asiatici, questo principio deve ancora essere riconosciuto e posto in atto.

Chiaramente, pertanto, l'annuncio di Gesù Cristo in Asia presenta molti aspetti complessi sia di contenuto che di metodo.

I Padri sinodali erano acutamente coscienti della legittima varietà di approcci alla proclamazione di Gesù, a patto, però, che la fede sia rispettata nella sua integrità nel processo di appropriazione e di condivisione della medesima.

Il Sinodo ha sottolineato che " l'evangelizzazione è oggi una realtà ricca e dinamica, con vari aspetti, quali la testimonianza, il dialogo, l'annuncio, la catechesi, la conversione, il Battesimo, l'inserimento nella comunità ecclesiale, l'implantazione della Chiesa, l'inculturazione e lo sviluppo integrale dell'uomo.

Alcuni di questi elementi procedono insieme, mentre altri sono delle tappe o fasi successive del processo intero di evangelizzazione ".112

In tutta l'opera evangelizzatrice, tuttavia, è la completa verità di Gesù Cristo che deve essere annunciata.

Sottolineare alcuni aspetti dell'inesauribile mistero di Gesù è legittimo e necessario nel proporre gradualmente Cristo ad una persona, ma non può essere permesso alcun compromesso nell'integrità della fede.

Alla fin fine, l'accettazione della fede da parte di una persona deve basarsi su una comprensione certa della persona di Gesù Cristo, il Signore di tutti che " è lo stesso ieri, oggi e sempre " ( Eb 13,8 ), come insegnato dalla Chiesa di ogni tempo e luogo.

Indice

66 Paolo VI, Evangelii Nuntiandi 22
67 Propositio 8
68 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 45
69 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 46
70 Dignitatis Humanae 3-4;
Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 39;
Propositio 40
71 Paolo VI, Evangelii Nuntiandi 53
72 Discorso a rappresentanti delle religioni non cristiane ( 5 febbraio 1986 ), 2: AAS 78 ( 1986 ), 767
73 Propositiones 11, 12;
Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 28
74 Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 5
75 Propositio 58
76 Giovanni Paolo II, Fides et ratio 72
77 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 15
78 Ibid.
79 Ibid.
80 Propositio 6
81 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 6
82 Ibid.
83 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 5
84 Paolo VI, Evangelii Nuntiandi 20
85 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 52
86 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 9
87 Gaudium et Spes 22;
Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 28
88 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 56
89 Giovanni Paolo II, Omelia alla Messa con i cattolici del Bengala occidentale ( Calcutta, 4 febbraio 1986 ), 3: Insegnamenti IX1 ( 1986 ), 314
90 Propositio 43
91 Propositio 7
92 Propositio 7
93 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 54
94 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 54
95 Sacrosanctum Concilium 2;
Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 14
96 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 14; Propositio 43
97 Propositio 43
98 Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 13
99 Ibid.
100 Propositio 18
101 Propositio 17
102 Giovanni Paolo II, Fides et ratio 60;
Giovanni Paolo II, Fides et ratio 62;
Giovanni Paolo II, Fides et ratio 105
103 Propositio 24
104 Propositio 25
105 Propositio 25
106 Propositio 27
107 Propositio 29
108 Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 91
109 Propositio 19
110 Propositio 8
111 Dignitatis Humanae 2
112 Propositio 6