Celebrazioni domenicali in assenza del presbitero

Proemio

1. La chiesa di Cristo, dal giorno della pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo, non ha mai cessato di riunirsi per celebrare il mistero pasquale, nel giorno che è stato chiamato « domenica », in memoria della risurrezione del Signore.

Nell'assemblea domenicale la chiesa proclama ciò che in tutta la Scrittura si riferisce a Cristo ( Cf. Lc 24,27 ) e celebra l'eucaristia come memoriale della morte e risurrezione del Signore, finché egli venga.

2. Tuttavia non sempre si può avere una celebrazione piena della domenica.

Vi sono stati infatti molti fedeli, e anche oggi ve ne sono, ai quali « per la mancanza del ministro sacro o altra grave causa, riesce impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica ».2

3. In diverse regioni, dopo la prima evangelizzazione, i vescovi affidarono ai catechisti il compito di riunire i fedeli nel giorno di domenica e di dirigere la preghiera nella forma dei pii esercizi.

Questo perché i cristiani, cresciuti assai di numero, si trovavano dispersi in molti luoghi, talvolta anche lontani, così che il sacerdote non poteva raggiungerli ogni domenica.

4. In altri luoghi, per la persecuzione contro i cristiani, o per altre severe limitazioni imposte alla libertà religiosa, è del tutto vietato ai fedeli riunirsi di domenica.

Come una volta vi furono cristiani, fedeli fino al martirio nel partecipare all'assemblea domenicale,3 così anche ora vi sono fedeli che fanno di tutto per riunirsi la domenica a pregare, o in famiglia, o in piccoli gruppi senza la presenza del ministro sacro.

5. Per altro motivo, ai nostri giorni, in parecchie regioni ciascuna parrocchia non può usufruire della celebrazione dell'eucaristia in ogni domenica, perché è diminuito il numero dei sacerdoti.

Inoltre, per circostanze sociali ed economiche, non poche parrocchie si sono spopolate.

Perciò a molti presbiteri è stato affidato l'incarico di celebrare più volte la messa di domenica, in chiese diverse e distanti tra loro.

Ma tale prassi non sempre è ritenuta opportuna, né per le parrocchie prive del proprio pastore, né per gli stessi sacerdoti.

6. Per questo in alcune chiese particolari, in cui si riscontrano le predette condizioni, i vescovi hanno ritenuto necessario stabilire altre celebrazioni domenicali, in mancanza del presbitero, affinché si potesse avere un'assemblea cristiana nel miglior modo possibile, e fosse assicurata la tradizione cristiana della domenica.

Non di rado, soprattutto nelle terre di missione, gli stessi fedeli, consapevoli dell'importanza della domenica, con la cooperazione dei catechisti e anche dei religiosi, si riuniscono per l'ascolto della parola di Dio, per pregare e, talvolta, per ricevere la santa comunione.

7. Considerate bene tutte queste ragioni, e tenuto conto dei documenti promulgati dalla Santa Sede,4 la Congregazione per il culto divino, assecondando anche i desideri delle conferenze episcopali, ritiene opportuno ricordare alcuni elementi dottrinali sulla domenica e stabilire le condizioni che rendono legittime tali celebrazioni nelle diocesi ed inoltre fornire alcune indicazioni, per il retto svolgimento delle celebrazioni medesime.

Spetterà alle conferenze episcopali, secondo l'opportunità, determinare ulteriormente le stesse norme e adattarle all'indole e alle varie situazioni dei diversi popoli, dandone informazione alla sede apostolica.

Indice

2 CIC can. 1248 § 2.
3 Cf. Acta martyrum Bytiniae, in D. Ruiz Bueno, Actas de los martire, BAC 75, Madrid 1951, p 973.
4 Sacra Rituum Congregatio et Consilium, Instructio Inter Oecumenici ( 26.9.1964, n. 37. )