Dei verbum

La trasmissione della divina rivelazione

7 Gli apostoli e i loro successori, missionari del Vangelo

Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni.

Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta intera la Rivelazione di Dio altissimo ( 2 Cor 1,24; 2 Cor 3,16-4,6 ), ordinò agli apostoli che l'Evangelo, prima promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato di persona venisse da loro predicato a tutti ( Mt 28,19-20; Mc 16,15 )1 come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, comunicando così ad essi i doni divini.

Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca del Cristo vivendo con lui e guardandolo agire, sia ciò che avevano imparato dai suggerimenti dello spirito Santo, quanto da quegli apostoli e da uomini a loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero per scritto il messaggio della salvezza.2

Gli apostoli poi, affinché l'Evangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i vescovi, ad essi « affidando il loro proprio posto di maestri ».3

Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell'uno e dell'altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com'egli è ( 1 Gv 3,2 ).

Indice

1 Conc. Trid., Decr. De canonicis Scripturis
2 Conc. Trid. l. c.;
Conc. Vat. I, Costit. dogm. de fide catholica, Dei Filius, cap. 2
3 S. Ireneo, Adv. Haer. III, 3, 1: PG 7, 848; Harvey, 2, p. 9