Discorsi sui Santi

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Nella stessa solennità

1.1 - Il tormento di Erode: omicida o spergiuro?
2.2 - Non va mantenuto il giuramento temerario a costo di un omicidio. Grave il peccato di Davide spergiuro; meno grave di un omicidio
3.3 - Chi giura dietro provocazione è meno deplorevole del provocatore
4.4 - È peggiore di un omicida chi provoca consapevolmente a un giuramento falso
5.5 - Esempio di Tutuslimeno punito da Dio per provocazione a giurare il falso

1.1 - Il tormento di Erode: omicida o spergiuro?

In riferimento al passo che oggi abbiamo ascoltato durante la proclamazione del Vangelo, dico alla Carità vostra: considerate che quest'infelice di Erode ebbe affezione per Giovanni, uomo giusto e caro a Dio, ma, avendo giurato temerariamente nell'euforia della letizia e del piacere suscitato dalla danzatrice, promise di concedere qualunque cosa avrebbe preteso quella ragazza che aveva attirato la sua compiacenza con la danza.

Ma quando reclamò un'azione crudele e scellerata, si rattristò sinceramente; si rendeva conto infatti che si compiva un delitto assai grave.

Trovandosi però tra il proprio giuramento e la richiesta della ragazza, là dove vedeva un sanguinoso crimine ivi pure temeva di incorrere nello spergiuro: per non offendere Dio con un giuramento falso, offese Dio rendendosi crudele. ( Mc 6,17-28 )

Qualcuno mi dirà: "In fondo, che doveva fare Erode?".

Se avrò risposto che non doveva giurare, a chi non è chiaro che non doveva farlo?

Ma non mi si è domandato se un uomo doveva o no giurare, piuttosto quanto è tenuto a fare chi ha giurato.

È qui che occorre riflettere molto.

Ha giurato temerariamente, chi non lo sa? Ad ogni modo, è caduto, ha giurato.

Ecco, la ragazza ha voluto la testa di san Giovanni: che doveva fare Erode? Diamogli un consiglio.

Se avremo detto: Risparmia Giovanni, non commettere un delitto, vogliamo suggerire uno spergiuro.

Se avremo detto: Non essere spergiuro, lo sospingiamo al delitto.

Situazione penosa.

2.1 - Prima di incappare in un tale intrigo a doppio rischio, eliminate dal vostro dire i giuramenti temerari; ancor prima che vi troviate in questa cattiva abitudine, esorto i fratelli miei, esorto i figli miei: che bisogno c'è di giungere a questa critica situazione, da cui non possiamo venirne fuori?

2.2 - Non va mantenuto il giuramento temerario a costo di un omicidio. Grave il peccato di Davide spergiuro; meno grave di un omicidio

Tuttavia, in seguito ad una più accurata ricerca nelle sacre Scritture, mi si presenta un caso tipico; da esso mi risulta che un uomo pio e giusto era caduto in un giuramento temerario e che aveva preferito venir meno al giuramento piuttosto che mantenerlo a prezzo della vita di una persona.

Quindi, lo rammento alla Carità vostra.

Quando Saul perseguitava da ingrato il giusto David, questi, con i suoi, andava vagando come poteva per non farsi rintracciare da Saul ed essere ucciso.

Ma un certo giorno, per sé e per quanti erano con lui, chiese vettovaglie ad un ricco possidente, chiamato Nabal, intento alla tosatura delle sue pecore.

Quest'uomo senza cuore si rifiutò e, quel che è più grave, reagì con ingiurie.

Il giusto David giurò che lo avrebbe ucciso. Era infatti armato.

Poiché la cosa era facile e la collera la rendeva giusta ai suoi occhi, imprudente, ne fece giuramento; si mosse, anzi, per attuarlo.

Gli si parò innanzi Abigail, moglie di Nabal, recandogli quanto di necessario egli aveva sollecitato.

Lo pregò supplichevole, lo placò e lo distolse dal versare il sangue del marito. ( 1 Sam 25 )

Fu temerario nel giurare, ma prevalendo in lui la compassione, venne meno al giuramento.

3.2 - Pertanto, carissimi, torno di nuovo ad esortarvi.

Ecco, in realtà il giusto David, in preda all'ira, non tolse la vita ad un uomo, ma chi potrebbe negare che sia venuto meno al giuramento?

Di due peccati scelse il meno grave: fu meno grave, però, solo a confronto di uno più grave.

Infatti, considerato in sé, il giuramento falso è una colpa grave.

Perciò, dovete anzitutto darvi da fare e combattere contro l'abitudine vostra cattiva, cattiva, cattiva e ripetutamente cattiva; ed eliminare il giuramento dalle vostre labbra.

3.3 - Chi giura dietro provocazione è meno deplorevole del provocatore

Ma se alcuno ti avrà istigato a giurare - quale espediente per cui, se tu avessi giurato circa una cosa, a suo giudizio, si sarebbe potuto convincere che non ti riguarda, mentre egli pensa che tu l'hai commessa o l'hai fatta e forse tu non l'hai fatta - così che in lui non debba restare alcun sospetto se avrai giurato, il tuo peccato non è così grave come quello di chi ti ha provocato.

Disse infatti il Signore Gesù: Sia il vostro parlare: Sì, sì, No, no; il di più viene dal maligno. ( Mt 5,37 )

Intendeva però riferirsi al giuramento; in ciò ha voluto che noi comprendessimo che proprio il giuramento viene dal maligno.

Se a giurare sarai sospinto da un altro, il giuramento deriverà dal male di lui, non dal tuo.

E questo è come conseguenza del male comune al genere umano, poiché non possiamo vedere i nostri cuori.

Infatti, se avessimo sotto gli occhi i nostri cuori, a chi daremmo giuramento?

In qual caso si potrebbe pretendere da noi un giuramento se agli occhi del prossimo si rendesse visibile lo stesso nostro pensiero?

4.4 - È peggiore di un omicida chi provoca consapevolmente a un giuramento falso

Quanto vi dico imprimetelo nei vostri cuori: Ma chi ha istigato a giurare una persona, ed è cosciente che giurerà il falso, è più che un omicida.

È chiaro che l'omicida farà perire il corpo e quello l'anima; anzi, due anime: e l'anima di chi ha sospinto a giurare e la propria.

Tu sai che il tuo dire è secondo verità e che è falso quel che l'altro dice e intanto lo sospingi a giurare?

Ecco, giura; ecco, spergiura; ecco è perduto.

Da parte tua che ci hai guadagnato?

Tutt'altro, sei perduto anche tu che hai voluto prenderti la soddisfazione di saperlo perduto.

5.5 - Esempio di Tutuslimeno punito da Dio per provocazione a giurare il falso

Dirò qualcosa di cui non ho mai parlato alla Carità vostra, ed è avvenuto in mezzo a questo popolo, in questa Chiesa.

Ci fu qui un uomo semplice, innocente, vero cristiano, conosciuto da molti di voi, Ipponesi, anzi, da tutti, chiamato Tutuslimeno.

A chi di voi che siete del luogo non è noto Tutuslimeno?

Ho saputo da lui quanto riferisco.

Non so chi gli negò o quanto gli aveva dato in custodia o quanto gli era dovuto, e si tenne sicuro della fede di un uomo.

Adirato, pretese da quello un giuramento.

Quello giurò ed egli perdette: ma, costui ebbe una perdita, quello si perdette.

Dunque, questo Tutuslimeno, uomo serio e di fede, narrava che, proprio in quella notte, egli si era trovato davanti al giudice e, con forte slancio e terrore, era giunto alla presenza di uno che presiedeva con altissima autorità, un uomo che destava ammirazione, cui prestavano obbedienza altri di grande dignità.

Sconvolto com'era, gli fu imposto di riportarsi indietro e gli vennero rivolte queste parole: "Perché hai costretto un uomo a giurare, sapendo che avrebbe sostenuto il falso?".

Egli rispose: "Mi ha negato la mia roba".

Gli fu replicato: "E non era forse meglio perdere quanto esigevi di tuo piuttosto che mandare in perdizione l'anima di costui, a causa del giuramento falso?".

Comandò che venisse steso a terra e battuto.

Fu colpito così fortemente da restare visibili, sul dorso di lui sveglio, i segni delle battiture.

Ma, una volta punito, sentì dirsi: "Ti si perdona per la tua rettitudine; guardati dal ripeterlo per l'avvenire".

In realtà egli aveva commesso un peccato grave, ma si corresse; sarà molto più grave, però, il peccato di chi volesse commettere qualcosa del genere dopo questo mio discorso e dopo questo mio ammonimento ed esortazione.

Guardatevi dal giurare il falso, guardatevi dal giurare temerariamente.

Sarete perfettamente al sicuro da questi due mali, se avrete tolta di mezzo l'abitudine di giurare.

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