Lettere

Indice

Lettera 271

All'illustre ed eminente signore ed amatissimo figlio classiciano Agostino invia saluti nel Signore

1 - Ag. si dichiara angosciato per la scomunica di Classiciano e dei suoi

Un acerbo dolore mi ha cagionato la lettera della tua Dilezione e, dopo aver esitato a lungo nel cercare che cosa risponderti non sono riuscito - lo confesso - a trovare il consiglio da darti, però m'è venuta in mente la seguente massima della Scrittura: Se hai un suggerimento assennato, rispondi al tuo prossimo, altrimenti mettiti la mano sulla bocca. ( Sir 5,14 )

Piuttosto, volesse il cielo che i vescovi, prendendo occasione dal tuo caso, stabilissero una norma, a cui in seguito dovremmo attenerci in questioni di tal genere.

Per ora invece - così almeno io credo - non esistono decreti conciliari oppure, se per caso ve ne sono, mi sono ignoti.

Non mancano tuttavia esempi di scomunica inflitta non a singole persone che parevano meritare una tale correzione, ma insieme all'intera loro famiglia, sebbene i loro familiari non avessero commesso nulla di simile e sebbene alcuno dei vescovi che aveva inflitto quella punizione fosse stato accusato o costretto ad addurre i motivi del suo provvedimento in quanto, nei riguardi del gregge di Cristo, aveva fatto ciò che reputava utile alle pecore affidate al suo ministero.

D'altra parte, per quanto riguarda le Sacre Scritture, vi si trovano peccatori che subirono il castigo del medesimo peccato con tutti i membri della loro famiglia che non avevano commesso il peccato; ma ciò avveniva all'epoca dell'Antico Testamento, quando quel castigo era corporale e non spirituale.

In effetti, sebbene allora qualsiasi criminale venisse ucciso con i suoi familiari che non avevano preso parte al suo delitto, morivano, in tutti, solo dei corpi, destinati presto o tardi a morire, per incutere negli altri una gran paura di morire senza che non restasse dopo di loro nessuno dei loro familiari; tuttavia il castigo dell'anima colpiva solo chi aveva peccato, secondo l'affermazione del Signore che, per mezzo del Profeta, dice: Appartiene a me tanto l'anima del padre che quella del figlio, ma solo quella che pecca morirà. ( Ez 18,4 )

Ecco perché nell'epoca del Nuovo Testamento, quando nella Chiesa fu evidentemente stabilito il castigo spirituale secondo l'affermazione del Signore: Ciò che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche in cielo; ciò che legherete sulla terra, sarà legato anche in cielo, ( Mt 18,18 ) non so in che modo sia giusto legare insieme il padre e il figlio, dal momento che ha peccato il padre e non il figlio.

Quanto più ingiusto [ è legare ] la moglie, il servo, la serva, il bambino, la bambina e assolutamente tutti i membri della casa!

Inoltre, se nella casa nascesse un bambino, che non era ancora nato quando fu scomunicata la famiglia, non gli basterebbe contrarre il peccato originale, secondo il quale hanno peccato tutti per la loro unione con l'unico Adamo, ( Rm 5,12 ) ma troverà una nuova colpa a causa d'una colpa altrui commessa prima ch'egli vedesse la luce; e, ciò che è più crudele, se venisse a trovarsi in pericolo di morte, non verrebbe soccorso mediante il sacramento del battesimo.

2 - Ag. è imbarazzato sul giudicare la scomunica estesa alla famiglia

Poiché questi fatti mi turbano profondamente, non ho fatto mai un'azione simile e so che di questo parere, ch'è anche mio, sono moltissimi fratelli e colleghi nell'episcopato, tanto quelli ordinati prima di me quanto quelli quando lo fui io o anche dopo di me.

Noi però sappiamo che alcune persone, anche poste a un grado del potere secolare superiore al tuo, furono scomunicate con tutta la loro famiglia da vescovi senza che quelle sollevassero alcuna obiezione contro quel provvedimento e non si recarono a lamentarsi presso altri vescovi, ma si recarono piuttosto con l'ammenda da quelli che li avevano legati per ricevere il perdono e venire assolti [ dalla scomunica ].

Ho detto ciò per spiegarti per qual motivo non ho nulla di preciso da consigliare all'Eccellenza tua in risposta alla tua lettera in cui mi hai scritto che, pur ammettendo d'essere stato proprio tu a peccare, non sei stato tu solo, signore giustamente distinto e figlio eccellentissimo e dilettissimo, a essere colpito di anatema dal vescovo, ma l'intera tua famiglia con te.

3 - Classiciano è innocente, se ha riferito il vero

Adesso però, esaminando il motivo che mi hai indicato nella tua lettera e per il quale s'indaga anche se tu solo meritassi un tale castigo, io non trovo alcuna colpa da parte tua, nell'ipotesi che tu mi abbia riferito i fatti come sono realmente avvenuti.

Quei tali che spergiurando ti avevano ingannato, avevano ingannato anche il loro garante facendosi beffe degli impegni giurati sul Vangelo e, al fine di potere impunemente venir meno alla fede data, s'erano rifugiati proprio nella casa della fede.

Se quei tali avevano fatto ammenda di quel sacrilegio, di quella colpa, di quell'empietà uscendo dalla chiesa di loro spontanea volontà senza venirne scacciati a forza - ancorché tu stesso fossi andato nella chiesa scortato dai soldati, di cui non avresti potuto far di meno per esercitare le mansioni del tuo potere - e se ciò che dicesti al vescovo fosti spinto a dirlo per il dolore affinché non proteggesse dei perfidi contro il loro garante e contro colui che aveva creduto a coloro che avevano giurato sul Vangelo né fossero difesi piuttosto coloro che avevano spergiurato contro il Vangelo proprio nel luogo ove il Vangelo viene letto con la più grande autorità e venerazione affinché si acquisti e si conservi la fede; se le cose stanno così, tu non hai commesso affatto alcuna colpa.

4 - Classiciano chiede scusa al vescovo qualora l'avesse offeso

Ma ti prego di perdonarmi se mi riserbo di ascoltare con la massima benevolenza anche l'altra parte e non credo facilmente alla tua Eccellenza contro la Santità del vescovo.

Tu non perdi certamente nulla, anzi al contrario acquisti moltissimo in virtù di una religiosa umiltà domandando perdono al vescovo caso mai nell'alterco, che dici di aver avuto con lui, hai pronunciato qualche frase che non conveniva né che tu pronunciassi né che egli ascoltasse.

5 - Ag. tratterà il caso nel concilio o ne scriverà alla Sede Apostolica

Quanto poi a me, a causa di coloro che per il peccato d'una sola anima, ne legano con l'anatema l'intera famiglia, cioè un gran numero di anime soprattutto con la conseguenza che in quella famiglia qualcuno muoia senza battesimo, e per sapere se debbano essere cacciati anche da una chiesa coloro che vi si rifugiano per rompere la fede giurata ai loro garanti, ho l'intenzione - se Dio mi aiuta - d'intervenire in un nostro concilio e, se c'è bisogno, di scrivere alla Sede Apostolica perché sia stabilita e confermata con la concorde autorità di tutti una norma che dovremo seguire in siffatte faccende.

Io potrei affermare apertamente e senza temerità che, se un fedele viene colpito ingiustamente di anatema, a subirne un danno sarà piuttosto colui che compierà l'azione anziché colui che patirà questa ingiustizia.

Poiché lo Spirito Santo, che abita nei fedeli servi di Dio e per mezzo del quale ciascuno viene legato o assolto, non impone a nessuno un castigo immeritato; per mezzo di lui infatti viene riversata nei nostri cuori la carità, ( Rm 5,5 ) la quale non agisce con insolenza. ( 1 Cor 13,4 )

6 - Ag. informa Classiciano d'avere scritto al vescovo Ausilio.

D'altra parte ho scritto al medesimo fratello mio e collega nell'episcopato, il vostro vescovo, come ho reputato dovergli scrivere, dopo essermi trovato stretto a lungo in grandi difficoltà di decidere se dovevo farlo.

Se ciò non è sufficiente alla tua Dilezione, perdonami poiché ho ritenuto di non dover fare di più.

Indice