Similitudini

Sesta similitudine

LXI - Il pentimento rimuove le iniquità del mondo

1. Seduto nella mia casa glorificavo il Signore per tutte le cose che avevo visto e meditavo sui precetti che - belli, potenti, gioiosi e gloriosi - potevano salvare l'anima dell'uomo.

Dicevo tra me: sarò felice se cammino nella via di questi precetti, e beato sarà chiunque camminerà nella loro via.

2. Mentre tra me dico questo, lo vedo d'improvviso seduto vicino a me che mi diceva: "Perché ti dissoci sui precetti che ti diedi?

Sono buoni, non dubitare minimamente, ma rivestiti della fede del Signore e marcia sulla loro via.

Ti rafforzerò in essi.

3. Sono precetti vantaggiosi a quelli che vogliono pentirsi.

Se non camminano nella loro via, vana è la loro penitenza.

4. Voi che vi pentite rimuovete le iniquità di questo mondo che vi rovinano.

Rivestiti di ogni verità della giustizia, potete osservare questi precetti e non accrescere i vostri peccati.

Non aggiungendo più nulla, cancellerete i vostri peccati precedenti.

Camminate nella via dei precetti e vivrete in Dio.

Questo vi è stato detto da me".

5. Dopo che ebbe parlato con me disse: "Andiamo al campo e ti mostrerò i pastori delle pecore".

"Andiamo, signore". Andammo in una pianura, e mi mostrò un giovane pastore che indossava un insieme di vestiti di color giallo.

6. Pascolava molte pecore e queste pecore erano come lascive e troppo dissolute e giulive saltellando qua e là.

Lo stesso pastore era assai contento del suo gregge.

Il volto di lui era molto allegro ed egli andava su e giù tra le pecore.

Vidi pure altre pecore lascive e dissolute, però non saltellavano.

LXII - Morte e corruzione

1. Mi dice: "Vedi il pastore?". "Lo vedo, signore".

"Questo è l'angelo della dissolutezza e della voluttà.

Egli guasta le anime dei servi di Dio che sono vuoti e li devia dalla verità, seducendoli con le malvagie passioni per cui trovano la morte.

2. Si dimenticano dei precetti del Dio vivente e camminano nella via dei piaceri e dei godimenti vani e sono rovinati da questo angelo.

Chi va a morte, chi si corrompe".

3. Gli dico: "Signore non capisco chi a morte, chi a corruzione".

"Ascolta, dice, le pecore che vedi giulive e saltellanti sono coloro che per sempre si sono distaccati da Dio e si sono dati ai piaceri di questo mondo.

In loro non c'è conversione di vita perché hanno aggiunto la bestemmia contro il nome del Signore.

Per loro c'è la morte.

4. Le pecore che vedesti non saltellare, ma pascolare insieme, sono quelli dediti ai godimenti e ai piaceri, ma non bestemmiarono il Signore.

Essi, lontani dalla verità, furono corrotti ma per loro c'è speranza di penitenza nella quale possono vivere.

La corruzione ha qualche speranza di rinnovamento, la morte, invece, ha la rovina eterna".

5. Avanziamo ancora un poco e mi mostra un pastore grande d'aspetto, quasi selvaggio, che vestiva una pelle caprina bianca con una bisaccia sulla spalla e un bastone molto ruvido e nodoso in mano e una grande frusta.

Aveva uno sguardo tanto truce che mi mise paura.

6. Questo pastore riceveva dal pastore giovane le pecore che erano lascive e dissolute e non saltellavano.

Egli le cacciava in un dirupo pieno di spine e di triboli e le pecore non potevano districarsi dalle spine e dai triboli perché ne rimanevano impigliate.

7. Pascolavano prese tra le spine e i triboli e soffrivano assai, percosse da lui.

Le spingeva qua e là e non dava ad esse pace; addirittura non riuscivano a reggersi.

LXIII - Le prove della vita

1. Vedendole così flagellate e percosse, mi dispiacevo perché erano così tormentate e non avevano mai pace.

2. Dico al pastore che parlava con me: "Signore chi è quel pastore implacabile e duro che non ha nessuna pietà di queste pecore?".

Mi risponde: "È l'angelo del castigo; uno degli angeli giusti assegnato al castigo.

3. Egli prende quelli che hanno errato lontano da Dio camminando nella via delle passioni e dei piaceri di questo mondo e li punisce, come ognuno ha meritato, con diversi castighi atroci".

4. "Signore, desidererei sapere quali sono questi diversi tormenti".

"Ascolta, le varie prove e castighi sono le prove della vita.

Alcuni sono puniti con malanni, altri con privazioni, altri con malattie varie, altri con ogni disgrazia; altri, infine, sono offesi da indegni e soffrono parecchi altri mali.

5. Molti, incerti nelle decisioni, intraprendono molte cose e nulla loro riesce.

Dicono che non hanno successo nei loro affari e, non ricordandosi nel loro cuore che operarono male, incolpano il Signore.

6. Quando sono afflitti da ogni tribolazione, allora mi vengono consegnati per una buona rieducazione.

Si rafforzano nella fede del Signore e, per i rimanenti giorni della loro vita, lo servono con cuore puro.

Quando si pentono allora risaltano nel loro cuore le opere perverse che compirono, e glorificano Dio perché è giudice giusto e giustamente ognuno ha tutto sofferto secondo le proprie azioni.

Dopo servono il Signore con cuore puro e riescono in ogni azione, ricevendo da Dio quello che chiedono.

Allora glorificano il Signore, perché mi furono affidati e non soffrono più alcun male".

LXIV - L'ora del tormento

1. Gli dico: "Signore, spiegami ancora questo". "Che cerchi?".

"Dunque, signore, i lussuriosi e i traviati sono tormentati tanto tempo per quanto sono stati lussuriosi e traviati?".

Mi risponde: "Sono tormentati per lo stesso tempo".

2. "Per pochissimo, rispondo, sono tormentati.

Occorre, invece, che i gaudenti, poiché dimentichi di Dio, siano puniti per sette volte".

3. Mi dice: "Sei insensato e non conosci la forza del tormento".

"Se la conoscevo, signore, non ti avrei pregato di spiegarmela".

Mi risponde: "Ascolta la forza di entrambe le cose.

4. Il tempo della lussuria e del traviamento è solo di un'ora, ma l'ora del tormento ha la forza di trenta giorni.

Passando un giorno nella lussuria e nel traviamento e un giorno nel tormento, un giorno del tormento vale un anno intero.

Per quanti giorni uno è stato dissoluto, per tanti anni è tormentato.

Vedi, mi dice, che il tempo del piacere e della seduzione è assai breve, mentre è lungo quello della pena e del tormento".

LXV - La voluttà

1. "Signore, non ho del tutto capito i tempi del traviamento, della lussuria e della pena, spiegamelo più chiaramente".

2. Mi risponde: "La tua testardaggine è dura e non vuoi purificare il tuo cuore e servire Dio.

Bada che non si compia il tempo e tu sia trovato stolto.

Ascolta per capire, come desideri, le cose.

3. Chi agisce da dissoluto e traviato e facendo quello che vuole per un giorno solo, ha molta stoltezza addosso e non sa ciò che fa.

Il giorno dopo dimentica ciò che ha fatto il giorno prima.

La lussuria e il traviamento non hanno memoria per la follia che si ritrovano, mentre la pena e il castigo, se si attaccano all'uomo, per una giornata, affliggono e tormentano sino ad un anno.

La pena e il tormento hanno memoria grande.

4. Chi viene tormentato e punito per un anno intero, si ricorda della lussuria e del tormento e sa che per loro colpa soffre i mali.

Ogni uomo dissoluto e traviato viene tormentato così perché in vita si consegnò alla morte".

5. "Quali piaceri, signore, sono dannosi?".

"Ogni cosa è una voluttà per l'uomo, se la fa per il piacere.

Anche un iracondo, facendo quello che è consentaneo alla sua passione, è un voluttuoso.

Così l'adultero, l'ubriaco, il maledico, il menzognero, l'avaro, il ladro e chi opera cose simili, fa ciò che è consentaneo alla propria infermità.

Egli è voluttuoso nella sua azione.

6. Tutte queste delizie sono dannose ai servi di Dio.

Per tali deviazioni soffrono quelli che sono puniti e castigati.

7. Si hanno anche dei piaceri che salvano gli uomini.

Molti invero facendo il bene, godono attirati dal loro piacere.

È, un piacere questo, proficuo ai servi di Dio e procura la vita a un uomo siffatto.

Le voluttà nocive, invece, prima ricordate procurano loro tormenti e castighi.

Se si ostinano e non si pentono si procurano la morte".

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