Imitazione di Cristo

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L'abbandono in Dio nel dolore

Capitolo 50

1 - Preghiera dell'anima in desolazione

Signore Dio, Padre santo, sii benedetto ora e in tutta l'eternità, perché, come vuoi, così è stato fatto, e quello che fai è bene.

Il tuo servo si rallegri in te, non in sé stesso, né in alcun altro, perché tu solo sei la vera letizia, tu la mia speranza e la mia corona, tu il mio gaudio e la mia gloria. Signore.

Che cosa ha il tuo servo se non ciò che ha ricevuto da te, e anche senza suo merito?

Tutte sono tue le cose che ci hai donato e che hai fatto.

« Misero sono io e nei travagli fin dalla mia giovinezza » ( Sal 83,16 ), e non di rado l'anima mia si rattrista fino alle lacrime e talvolta si conturba in sé stessa per le passioni che la minacciano.

2 - Si piegheranno i miei ginocchi

Desidero il gaudio della pace, invoco la pace dei tuoi figli che nella luce della consolazione sono da te nutriti.

Se le dai la pace, se le infondi il tuo santo gaudio, l'anima del tuo servo sarà piena di melodia e devota nella tua lode.

Ma se a lei ti sottrai, come spessissimo sei solito fare, non potrà percorrere la via dei tuoi comandamenti; ma piuttosto si piegheranno i suoi ginocchi per battersi il petto, perché non si trova bene come nei giorni trascorsi, quando la tua lucerna splendeva sopra il suo capo e sotto l'ombra delle tue ali era al sicuro dagli assalti delle tentazioni.

3 - È venuta l'ora della prova

Padre giusto e degno di perenne lode, è venuta l'ora della prova.

Padre amabile, è bene che il tuo servo in quest'ora soffra qualche cosa per te.

Padre perpetuamente adorabile, è venuta l'ora da te prevista fin dall'eternità in cui il tuo servo per un po' di tempo all'esterno soccomba, sebbene interiormente sia sempre vicino a te; è venuta l'ora in cui per un po' sia vilipeso, umiliato, disprezzato dagli uomini; sia affranto dalle passioni e dalle infermità, al fine di poter risorgere di nuovo con te nell'aurora di una novella luce ed essere glorificato fra gli eletti del cielo.

Padre santo, così hai ordinato, così hai voluto, ed è avvenuto ciò che hai comandato.

4 - Buon per me che mi hai umiliato

È una grande grazia per il tuo amico patire ed essere tribolato in questo mondo per tuo amore, sempre e da parte di chiunque tu lo avrai permesso.

Nulla avviene sulla terra senza il tuo volere e la tua provvidenza.

« È bene per me, Signore, essere afflitto, per imparare la tua volontà » ( Sal 119,71 ) e allontanare dal cuore tutte le fumosità dell'orgoglio e le presunzioni.

Mi è utile che la confusione abbia coperto la mia faccia, perché per consolarmi io cerchi piuttosto tè che gli uomini.

Da ciò ho anche imparato a temere il tuo imperscrutabile giudizio, perché percuoti il giusto al pari dell'empio, ma senza violare l'equità e la giustizia.

5 - Medico celeste delle anime

Ti ringrazio, perché non hai risparmiato il castigo ai mali che ho fatto, ma mi hai colpito con aspre battiture, infliggendomi dolori e caricandomi di angustie fuori e dentro.

Non vi è chi mi conforti, fra tutti gli esseri che sono sotto il cielo, se non tu.

Signore e Dio mio, medico celeste delle anime, che « castighi e perdoni, fai scendere nella profondità dell'abisso e poi cavi fuori » ( Tb 13,2 ).

La tua disciplina sia sopra di me e la tua verga mi sia maestra.

6 - Tu sai quel che giova al mio profitto

Ecco, Padre amato, io sono nelle tue mani, mi curvo sotto la verga della tua correzione.

Percuoti il mio dorso e il mio collo, perché al tuo volere si pieghi la mia tortuosità.

Fammi un discepolo pio e umile, come bene sai fare, perché cammini obbediente a ogni tuo cenno.

Raccomando alla tua correzione tutto me stesso e tutte le cose mie; è meglio essere castigato adesso che in futuro.

Tu conosci tutto e ogni singola cosa, e nulla ti è nascosto nella coscienza umana.

Prima che accadano, tu sai le cose che verranno, e non c'è bisogno di nessuno che t'informi o ti ragguagli di quanto avviene sulla terra.

Tu sai quello che giova al mio profitto e quanto la tribolazione serva a togliere la ruggine dei miei vizi.

Fa' di me secondo il tuo beneplacito, che è pure il mio desiderio, e non ti faccia ribrezzo la mia vita peccaminosa, che a nessuno meglio e più distintamente è nota che a tè solo.

7 - I sensi degli uomini ci ingannano

Dammi, Signore, di sapere quello che si deve sapere, di amare quello che si deve amare, di lodare quello che a te sommamente piace, di apprezzare quello che a te appare prezioso, di disprezzare quello che è sordido ai tuoi occhi.

Non permettere che io giudichi « sull'apparenza, né mi pronunci dopo ciò che ho udito dire » ( Is 11,3 ) dagli uomini inesperti; ma che sappia discernere con retto giudizio le cose visibili e quelle spirituali, e soprattutto che sempre cerchi la volontà del tuo beneplacito.

I sensi degli uomini spesso nel giudicare si ingannano, come si ingannano i servi del mondo amando le cose terrene.

È forse migliore un uomo perché un altro lo ritiene più grande?

Quando un uomo esalta un altro uomo è mentitore, un vanitoso che inganna un vanitoso, un cieco che inganna un cieco, un debole che inganna un debole; e le lodi senza fondamento sono piuttosto un disonore per chi le riceve.

Perché « ciascuno è quello che è agli occhi tuoi, Signore, e nulla di più o di meno » dice l'umile S. Francesco.

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