Positio super scriptis

Vol. II/3: Pensieri sulle Regole e Costituzioni.

Consta di sei parti: Regola o legge d'amore ( pp. 1-16 ); Fine dell'Unione ( pp. 17-69 ); Spirito della Regola ( pp. 69-93 ); Esercizi di pietà ( pp. 93-142 ); la S. Messa ( pp. 143-161 ); Commenti sulle Regole e Costituzioni ( pp. 162-178 ).

Sono considerazioni ascetiche destinate ai membri dell'Istituto, perché ne comprendano lo spirito e lo possano vivere convenientemente.

Il Servo di Dio vi ha messo dentro tutto il suo cuore, e cioè le sue convinzioni e le sue aspirazioni per una vita tutta consacrata al servizio di Dio mediante l'apostolato.

Si tratta di note molto semplici ( che ebbero certamente larghi sviluppi dalla viva voce del fondatore ); sufficienti, tuttavia, a infondere un grande amore per la vocazione religiosa e a sostenere la volontà nell'impegno sincero della santificazione.

Di particolare efficacia sono gli insegnamenti che il Servo di Dio da ai suoi figli intorno alla sofferenza.

Scrive: « La sofferenza non solo ripara e cancella il peccato, rimette l'anima nell'ordine e nel bene, ma essa forma inoltre l'uomo morale, gli da per così dire la sua statura, la sua forza, il suo valore.

Essa sviluppa tutte le sue potenze.

La sofferenza rischiara lo spirito.

Quante cose ignorano e non saranno mai capaci di capire quelli che non hanno sofferto, perché la sofferenza, purificando il cuore, rende l'occhio più semplice, lo sguardo più penetrante, e anche perché riconduce alla verità: verità su se stesso; si sente la propria piccolezza, la propria indigenza e impotenza.

Essa da all'anima il vero suo valore e le fa conoscere ciò che le manca.

Verità sulle creature: essa distrugge i castelli in aria e dissipa molte illusioni, rischiara su gli effetti del peccato e sulle sue conseguenze.

Sappi e vedi che è cosa pessima e amara l'aver abbandonato il tuo Signore e di non esserti dato pensiero di rispettarmi e di temermi ( Ger 2,19 ).

La sofferenza da alla vita il suo senso, il suo carattere serio, austero, penitente, cioè il suo carattere vero.

Essa conferma la fede nei destini eterni e ne accresce il desiderio.

Le ore di prove sono ore di grazie, visite del Signore, esse fanno riconoscere Dio.

Il peccato rende la volontà rilassata e debole, la sofferenza pare, certe volte, abbatterla; ma in realtà la prova, la esercita, la provoca.

La sofferenza distrugge, spezza le forze perverse o fittizie della volontà, essa l'afferra, la raddrizza, la rende più vigorosa.

La natura non trova nella sofferenza che contraddizioni e ripugnanze.

Per accettarle, e più ancora, per sottomettervisi e abbandonarvisi, essa deve farsi violenza, vincere se stessa, trionfare di sé.

Così la sofferenza fortifica e sviluppa la potenza della volontà per il bene e, sotto la Croce umilmente accettata e coraggiosamente portata, l'anima si fa più libera, più valorosa, più agguerrita, più santamente ardente.

Dio compie l'opera sua nella sofferenza : opera d'amore » ( pp. 60-61 ).

Da questo, come da altri testi, è lecito dedurre che il Servo di Dio non indulgeva a pietà facile e accomodante, ma andava diritto alla fonte di ogni autentico cammino ascetico, cioè a Cristo Crocifisso, meditato e imitato.

Scrive: « Ogni virtù, ogni santità religiosa si riduce a seguire Nostro Signore.

Sequere Me; a seguirlo più da vicino possibile.

Se qualcuno vuoi seguirmi rinneghi se stesso, prenda dì per dì la sua croce e mi segua ( Lc 9,23 ).

Gesù Cristo è il libro della vita: prendiamolo ogni giorno e meditiamolo, ci insegnerà ogni verità » ( p. 63 ).

E anche: « Prima disposizione richiesta dalla Regola : a) Accettare la Croce.

Bisogna dunque accettare la Croce, le nostre Croci che non mancano mai.

Sollevati, abbassati, esci fuori di tè, rientra in tè stesso, in tutto incontrerai la Croce ( Im, 2,12 ).

Bisogna accettare ogni croce: croce del corpo, croce del cuore, dello spirito, dell'anima, croce temporale o spirituale, croce di sofferenze, di tentazioni, di privazioni, di disprezzi, di obbrobrii, croce proveniente direttamente da Dio ovvero da Dio per mezzo delle creature, croce nella vita religiosa, croce dai Superiori, dagli uguali, dagli inferiori, da noi stessi, ecc.

Nessuna è buona per se stessa, ma diventa buona per quelli che soffrono per amor di Dio.

Lo stesso fuoco che distrugge la paglia purifica l'oro ( Sant'Agostino ) » ( pp. 65-66 ).

Le Regole e Costituzioni acquistano, attraverso le considerazioni contenute in questo volumetto, una specie di vita nuova ed emettono una luce serena, soprannaturale, come solo un'anima virtuosissima poteva fare.

Esse testimoniano a favore del Servo di Dio che cercò di plasmare i suoi Catechisti secondo un tipo ideale di profonda pietà.

Si consideri, per es., quanto scrive a proposito della Comunione ( regolata, allora, dal permesso del Confessore: Regole 74,2 ):

« Tutta la vita dei Catechisti dev'essere una preparazione alla S. Comunione e un ringraziamento per un sì gran beneficio.

Perché sia così è necessario vigilare e combattere ciò che potrebbe nuocere a tali disposizioni: la dissipazione, esteriorizzazione continua e volontaria proveniente da occupazioni e da affari inutili; uno stato di tiepidezza, di negligenza, di piccole infedeltà accettate; la ricerca abituale di se stesso nelle intenzioni, nella condotta, nelle parole, nelle azioni.

Questa vigilanza assicura la perfetta purità di cuore che non si accontenta dell'esenzione del peccato mortale, ma si preserva da ogni peccato veniale, da ogni affetto al peccato, da ogni negligenza, praticando assiduamente le virtù religiose per ricevere le grazie riservate ai cuori puri e per dimostrare a Dio un più grande amore » ( p. 159 ).

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