Gesù Cristo rivelazione dell'uomo

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Capitolo settimo - II

II. Gli altri come persone

Riconoscere gli altri come « persone » è un fatto di grande conseguenza, che porta molto lontano: a dire il vero fino alla soglia della loro estrema verità.

Questi tratti della persona sono oggi oggetto di una presa di coscienza accelerata da parte dell'umanità tutta intera.

Se dunque noi vogliamo farci sentire dagli uomini di oggi, è importante riflettere sulle componenti della persona.

1. Il primo tratto che segnala e caratterizza la persona, è la inviolabilità.

Maurice Zundel3 la descrive così attraverso un esempio tratto da un romanzo dello scrittore svizzero-tedesco Gottfried Keller.

Il protagonista del romanzo, il piccolo Enrico, di otto o nove anni, è il figlio unico di una donna, diventata vedova, che lo alleva come meglio può, votandogli tutta la sua tenerezza.

Un giorno, il giovane Enrico ritorna dalla scuola; il pranzo l'attende.

Quando si inette a tavola, per la prima volta omette la preghiera.

La madre, supponendo che si tratti di una semplice distrazione, lo corregge dolcemente e gli fa notare la sua omissione.

Il ragazzo fa orecchio da mercante.

La madre insiste.

Muto, il ragazzo s'impunta.

Allora la madre gli dice in tono di comando: « Tu non vuoi pregare! Ebbene, allora va a dormire senza mangiare! ».

Il ragazzo accetta la sfida e va a dormire senza dire nulla.

Dopo qualche momento, la madre, presa dal rimorso, gli porta la cena a letto.

Troppo tardi: da quel momento il ragazzo cessò di pregare.

Questo piccolo incidente è pieno di significato: il ragazzo ha scoperto improvvisamente che vi è in lui uno spazio in cui sua madre non può penetrare senza il suo permesso, una zona interiore che gli appartiene, inviolabile.

È questa stessa esperienza che, in ogni epoca, impedisce agli schiavi di rassegnarsi alla loro condizione di oggetto di scambio e di lavoro.

Perciò ogni forma di violenza, di tortura per violare la coscienza provoca l'indignazione.

Una persona si distingue essenzialmente da una cosa, da un oggetto, per una certa interiorità la quale fa sì che ogni tentativo per assoggettarla con l'obbligo esteriore, costituisce una profanazione.

2. L'inviolabilità è anche l'esperienza della dignità e del valore della persona, perché è inviolabile soltanto ciò che è riconosciuto come valore.

La grande solitudine di un miserabile o di un deficiente mentale sta appunto nel fatto che nessuno ha bisogno della sua amicizia: è senza valore!

Questa presa di coscienza della dignità della persona, cioè del suo valore insostituibile, che nessuno può possedere, si manifesta a volte in gesti molto semplici, ma quanto mai pieni di significato.

Anche questa volta, cito un esempio di Zundel.4

Nel corso dell'ultima guerra, nel 1941, un giornalista russo e comunista che si chiamava Koriakoff, convertito al cristianesimo mediante la lettura dei Vangeli e diventato capitano, si serve della sua influenza per difendere i civili, particolarmente le donne.

Un giorno ha l'occasione di salvare dallo stupro due tedesche.

Ma lo stesso giorno è fatto prigioniero.

È inviato in un campo nazista dove è accolto da un capitano che lo schiaffeggia brutalmente dicendogli: « Lei è uno di quei bruti sovietici che oltraggiano le donne tedesche ».

Il colpo è così violento che gli fa cadere gli occhiali.

Nello stesso momento si presenta una contadina tedesca che indica Koriakoff dicendo: « È quest'uomo che ha salvato stamattina le mie due figlie! ».

Allora un colonnello tedesco, che aveva assistito impassibile all'oltraggio inflitto a Koriakoff, si china, raccoglie gli occhiali e glieli porge rispettosamente.

In un istante i muri di separazione erano caduti.

Il tedesco non aveva più di fronte un russo, il colonnello un capitano, il vincitore un vinto; non vi era che un uomo, la cui dignità era stata ingiustamente schernita e al quale si sentiva in dovere di offrire un'immediata riparazione.

Con questo gesto di rispetto il tedesco riconosce nel russo un valore identico al suo, al punto che non può raggiungere questo valore in se stesso, se non lo rispetta nell'uomo che dipende da lui.

In un lampo la persona riconosce la persona.

La dignità della persona riposa sul valore che essa è e che si impone a tutti, perché è partecipazione a un Valore assoluto su cui si basa, cioè Dio, da cui l'uomo procede, a sua immagine e somiglianza.

Che lo sappia o che lo ignori, è questa dignità intrinseca, comune a tutti, che fa la grandezza e la dignità dell'uomo.

3. La dignità della persona è legata alla sua interiontà che è l'uomo stesso in quanto si conquista e si costruisce.

Gli animali hanno un'interiorità precostituita; l'uomo possiede, anche lui un'interiorità, ma cosciente, che conquista con una liberazione dai suoi determinismi, ereditati o acquisiti, e attraverso un dono di sé, nell'amore, che è apertura all'altro, sempre più vasta, sempre più accogliente.

Questa interiorità, tuttavia, non potrebbe compiersi ne realizzarsi che mediante rincontro con una interiorità pura, illimitata, con un Altro, trascendente, che sia nello stesso tempo più intimo all'uomo che l'uomo stesso.

Esperienza che sant'Agostino esprime in termini insieme semplici e mai uguagliati: « Tardi ti ho amato, o Bellezza, antica e nuova, tardi ti ho amato! Ma come? tu eri dentro di me e io ero al di fuori di me stesso!

Ed è al di fuori che ti cercavo: mi precipitavo, nella mia bruttezza, sulla grazia delle tue creature.

Tu eri con me e io non ero con tè!

Tu mi hai chiamato e il tuo grido ha forzato la mia sordità; tu hai brillato e il tuo splendore ha scacciato la mia cecità; tu hai esalato il tuo profumo e io l'ho respirato ed ecco che per tè sospiro; ti ho gustato e ho fame di tè, sete di tè; tu mi hai toccato e ho bruciato d'ardore per la pace che tu mi doni ».5

Fino a quel momento Agostino viveva al di fuori di se stesso; non aveva accesso alla sua interiorità.

La sua conversione l'ha fatto passare dall'esterno all'interno: è Dio stesso, in lui, che lo getta nel cuore della sua stessa intimità, e che lo fa nascere a se stesso.

4. Un quarto lineamento della persona è l'esperienza della libertà perché l'interiorità, o il passaggio dall'esterno all'intemo non può essere una violazione, ma un rispettoso incontro.

La libertà, nell'uomo, non è un ornamento della sua natura, ma un'esperienza personale, originale, inalienabile.

Uccidere la libertà, è uccidere l'uomo.

Il termine, tuttavia, è ambiguo: non occorre confondere libertà e anarchia.

Il potere di fare ciò, che si vuole implica in realtà il rifiuto di subire ogni costrizione esteriore o interiore, ma implica anche un accoglimento dell'illimitatezza, dell'infinito, che non restringe.

La libertà come l'interiorità, è una conquista.

Essa esige ina liberazione da una servitù che viene dal di dentro: le passioni.

Ma come essere veramente libero, come colmare questo appello verso il largo, verso l'infinito, di cui portiamo il segno?

Non vi è vera libertà senza essersi prima svuotati di sé, per aprirsi alla sola Realtà capace di colmare le nostre potenze d'amare e di conoscere.

Noi non siamo liberi in noi, ne da noi, ripete sant'Agostino, prima di aver incontrato Colui che ci fa nascere a noi stessi.

La liberazione da sé apre la libertà a una Pienezza che le toglie sempre più i suoi limiti, colmandola sempre più.

Ciò mediante il quale siamo agganciati, ciò che ci limita dentro e fuori, è allora trascinato via in uno slancio che toglie i nostri limiti: noi passiamo dall'io possessivo, ripiegato su di sé, all'io oblativo, universale; in una parola, dall'individuo alla persona.

Perché l'individuo è imperniato su di sé, mentre la persona è focolaio di irradiazione.

In questo ritratto della libertà, tre elementi si accordano: il rifiuto dell'eteronomia, l'incontro interiore dell'Infinito, il dono di sé che realizza la liberazione da sé.

Francesco d'Assisi è il tipo esemplare di questa esistenza umana pienamente sbocciata, veramente fonte dei suoi atti.

A questo livello, la libertà è essa stessa una regola, perché è potere di donarsi e di donare tutto donandosi.

I quattro tratti che abbiamo abbozzato: inviolabilità, dignità, interiorità, libertà, concorrono alla realizzazione della pienezza umana che è insieme espropriazione di sé e dono di sé.

È una rifusione di tutto l'essere.

Che cosa è quindi la « persona »?

La persona, è l'uomo che diventa soggetto, per aver conquistato liberamente la sua interiorità staccandosi da quella esteriorità che lo rende prigioniero degli oggetti e ormai aperto all'Assoluto, nel dono di sé agli altri e all'Altro, trascendente e immanente, che lo colma nel cuore del suo essere.

È l'Io diventato libero, interiore, oblativo: conquista che è l'affare di tutta una vita.

La « personalità » è la maniera unica in cui ciascuno realizza la sua interiorità.

È evidente che questa riflessione sull'uomo come persona, si elabora su uno sfondo di cristianesimo, perché diventare persona è accedere all'ordine della carità, di cui parla Pascal.

Come, infatti, parlare di espropriazione di sé, di dono di sé, senza riferirsi a un Valore infinito che attira, al di là di tutte le forme di possessione e che suscita un dono di sé senza limiti: un Valore infinito e di cui non ci si può impossessare?

Il segreto della persona umana è in Dio.

Diventare pienamente uomo e persona umana, è incontrare Dio, ma a sua volta il vero incontro con Dio, il suo vero volto, è Gesù Cristo.

In definitiva la chiave del problema dell'alterità, degli « altri », è in Gesù Cristo, che assume tutti i valori della persona umana, ma li eleva fino a fare del nostro incontro con gli « altri » un mistero di incontro e di comunione con le persone divine, nell'incontro del Cristo e del suo Spirito.

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3 M. ZUNDEL, Quel homme et quel Dieu, Paris, 1976, p. 31. .
4 M ZUNDEL, Je est un Autre, Paris, 1971, p. 212; ID., Quel homme et quel Dieu, pp. 46-48.
5 S. AGOSTINO, Le Confessioni, LX, XXVII, 38.