Summa Teologica - I

Articolo 5 - Se la natura del bene consista nel modo, nella specie e nell'ordine

I-II, q. 85, a. 4; De Verit., q. 21, a. 6

Pare che la natura propria del bene non consista nel modo, nella specie e nell'ordine.

Infatti:

1. Il bene e l'ente differiscono concettualmente, come si è detto [ a. 1 ].

Ora, il modo, la specie e l'ordine paiono piuttosto appartenere al concetto di ente, poiché si dice nella Scrittura [ Sap 11,20 ]: « Tutte le cose disponesti in misura, numero e peso »; e a questi tre elementi si riducono il modo, la specie e l'ordine, come spiega lo stesso S. Agostino [ De Gen. ad litt. 4,3 ] , il quale appunto scrive: « La misura determina a ciascuna cosa il suo modo; il numero offre a ogni cosa la sua specie; il peso trae ogni cosa al suo riposo e alla sua stabilità ».

Quindi l'essenza del bene non consiste nel modo, nella specie e nell'ordine.

2. Il modo, la specie e l'ordine sono anch'essi dei beni.

Se dunque il bene consiste nel modo, nella specie e nell'ordine, bisogna che ognuna di queste cose abbia e modo e specie e ordine.

Si andrebbe così all'infinito.

3. Il male consiste nella privazione del modo, della specie e dell'ordine.

Ma il male non elimina totalmente il bene.

Quindi il bene non consiste nel modo, nella specie e nell'ordine.

4. Non può dirsi cattivo ciò che forma l'essenza del bene.

Ora, si parla di cattivo modo, cattiva specie, cattivo ordine.

L'essenza del bene quindi non può consistere in tali cose.

5. Il modo, la specie e l'ordine derivano dal peso, dal numero e dalla misura, come risulta evidente dal brano citato di S. Agostino [ ob. 1 ].

Ma non tutte le cose buone hanno numero, peso e misura: S. Ambrogio [ Hexaem. 1,9 ] infatti dice che « la natura della luce consiste nel non essere stata creata in numero, peso e misura ».

Quindi il bene non consiste nel modo, nella specie e nell'ordine.

In contrario:

Scrive S. Agostino [ De nat. boni 3 ]: « Queste tre cose: il modo, la specie e l'ordine sono come dei beni generali nelle cose fatte da Dio: per cui dove queste tre cose sono grandi, vi sono grandi beni; dove piccole, piccoli beni; dove non ci sono, non c'è alcun bene ».

Ma ciò non sarebbe se in esse non consistesse l'essenza del bene.

Quindi il bene consiste nel modo, nella specie e nell'ordine.

Dimostrazione:

Una cosa è detta buona nella misura in cui è perfetta, perché così è desiderabile, come si è dimostrato sopra [ a. 1, ad 3 ].

Perfetto infatti è ciò a cui nulla manca secondo il modo della sua perfezione.

Ora, dato che ogni ente è ciò che è in forza della sua forma, e siccome ogni forma ha i suoi presupposti e le sue conseguenze necessarie, affinché una cosa sia perfetta e buona è necessario che abbia la sua forma, i prerequisiti di essa e ciò che ne deriva.

Ma ogni forma preesige l'esatta determinazione o commisurazione dei suoi principi sia materiali che efficienti, e ciò viene espresso dal modo: per cui si dice che la misura predetermina il modo.

La forma stessa poi è indicata dalla specie, poiché mediante la forma ogni cosa è costituita nella sua specie.

E per questo si dice che il numero fornisce la specie: poiché, al dire di Aristotele [ Met. 8,3 ], le definizioni che esprimono la specie sono come i numeri: come infatti un'unità aggiunta o sottratta cambia la specie del numero, così nelle definizioni una differenza aggiunta o sottratta [ cambia la specie della cosa definita ].

Dalla forma infine deriva la tendenza al fine, o all'azione, o ad altre cose di questo genere: poiché ogni ente agisce in quanto è in atto, e tende verso ciò che gli conviene secondo la sua forma.

E tutto ciò è indicato dal peso e dall'ordine.

Per cui la nozione di bene, in quanto consiste nella perfezione, consiste pure nel modo, nella specie e nell'ordine.

Analisi delle obiezioni:

1. Queste tre cose [ numero, peso e misura ] non accompagnano l'ente se non in quanto è perfetto: e sotto questo aspetto l'ente è buono.

2. Il modo, la specie e l'ordine sono detti beni nella stessa maniera in cui sono detti enti: non cioè perché essi stessi siano delle realtà sussistenti, ma poiché per mezzo di essi altre cose sono enti e beni.

Quindi non è necessario che essi stessi abbiano altri principi per essere buoni.

Infatti non sono detti buoni come se formalmente fossero buoni in forza di altri principi, ma perché grazie ad essi certe cose sono formalmente buone: come la bianchezza non è detta ente in forza di qualcos'altro, ma perché per mezzo di essa una cosa ha un certo modo di essere, vale a dire è bianca.

3. Ogni ente è costituito secondo una certa forma, e perciò a seconda del vario modo di essere di ciascuna cosa vi sarà un modo, una specie, un ordine: così un uomo, in quanto uomo, ha un modo, una specie, un ordine; e ugualmente in quanto bianco ha una specie, un modo e un ordine; e così pure in quanto è virtuoso e sapiente, e così per ogni altro suo attributo.

Ora, il male priva di un certo essere, come la cecità priva dell'entità della vista: per cui non toglie ogni modo, specie e ordine, ma soltanto il modo, la specie e l'ordine propri dell'entità della vista.

4. Come spiega S. Agostino [ De nat. boni, cc. 22,23 ], « ogni modo, in quanto modo, è buono » ( e altrettanto si può dire della specie e dell'ordine ); [ perciò quando si dice: ] « cattivo modo, cattiva specie, ordine difettoso, si vuole soltanto dire o che in un dato soggetto essi non si trovano in quel grado in cui si dovrebbero trovare, o che non sono adattati a quelle cose alle quali devono essere adattati: per cui [ il modo, la specie e l'ordine ] sono detti cattivi in quanto sono fuori di posto e sconvenienti ».

5. La luce è detta da S. Ambrogio senza numero, peso e misura non in senso assoluto, ma in confronto ad altri corpi, poiché essa si estende a tutti i corpi, essendo una qualità attiva del primo corpo alterante, cioè del cielo.

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