Summa Teologica - I-II

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Articolo 1 - Se la volontà sia mossa verso qualcosa per natura

I, q. 60, aa. 1, 2; In 3 Sent., d. 27, q. 1, a. 2; De Verit., q. 22, a. 5; De Malo, q. 6; q. 16, a. 4, ad 5

Pare che la volontà non sia mossa verso qualcosa per natura.

Infatti:

1. La causa agente naturale e la causa agente volontaria sono contrapposte come i termini di una suddivisione, secondo Aristotele [ Phys. 2,1 ].

Quindi la volontà non può muoversi verso qualcosa per natura.

2. In un dato soggetto si trova sempre ciò che gli è naturale: come nel fuoco c'è sempre il calore.

Ora, non c'è alcun moto che si trovi sempre nella volontà.

Quindi nessun moto è naturale in essa.

3. La natura è determinata senza alternative.

Invece la volontà è capace di soluzioni opposte.

Quindi la volontà non vuole nulla per natura.

In contrario:

Il moto della volontà segue l'atto dell'intelletto.

Ma l'intelletto conosce certi princìpi per natura.

Quindi anche la volontà vuole alcuni oggetti per natura.

Dimostrazione:

Come insegnano Boezio [ De duabus nat., quasi all'inizio ] e Aristotele [ Met. 5,4 ], il termine natura ha diversi significati.

Talora infatti sta a indicare il principio intrinseco degli esseri soggetti al moto.

E allora la natura indica la materia o la forma materiale, come spiega Aristotele [ Phys. 2,1 ].

- Altre volte invece il termine natura denomina qualsiasi sostanza, o anche qualsiasi ente, per cui stando a questo significato è naturale per una cosa ciò che è dovuto alla sua essenza.

Ed è ciò che si trova in essa di per sé.

Ma in tutte le cose gli elementi che vi si trovano per altre ragioni devono ricondursi, come al loro principio, a un elemento che vi si trova per se stesso.

Quindi è necessario, prendendo la natura in questo senso, che il principio di quanto conviene a una cosa sia sempre naturale.

E ciò è evidente nel caso dell'intelletto: infatti i princìpi della conoscenza intellettiva sono noti per natura.

Allo stesso modo dunque è necessario che il principio dei moti volitivi sia qualcosa di voluto per natura.

Ora, è tale sia il bene nella sua universalità, verso il quale la volontà tende per sua natura, come ogni potenza verso il proprio oggetto, sia il fine ultimo, che sta alle cose appetibili come i princìpi dimostrativi a quelle intelligibili, sia, in genere, tutto ciò che conviene per natura all'essere dotato di volontà.

Infatti con la volontà non desideriamo soltanto ciò che appartiene alla potenza volitiva, ma anche quanto si addice alle singole potenze, e all'uomo tutto intero.

Quindi l'uomo vuole per natura non soltanto ciò che forma l'oggetto della volontà, ma anche le altre cose richieste dalle altre potenze: vale a dire la conoscenza della verità per l'intelletto, e inoltre l'essere, la vita e altre cose del genere connesse con l'esistenza naturale: tutte cose che rientrano sotto l'oggetto della volontà come beni particolari.

Analisi delle obiezioni:

1. La volontà e la natura sono contrapposte tra loro come due cause ben distinte: certe cose infatti avvengono per natura e altre per volontà.

Infatti la maniera propria di causare della volontà, che è padrona dei suoi atti, è diversa dalla maniera di causare riservata alla natura, che è determinata senza alternative.

Ma siccome la volontà si fonda sulla natura, è necessario che la volontà stessa partecipi in qualche modo all'operare proprio della natura: come gli effetti di una causa susseguente devono partecipare alla causa precedente.

Infatti in ogni cosa l'essere, che è dovuto alla natura, è anteriore al volere, che deriva dalla volontà.

Da ciò si deduce quindi che la volontà deve volere qualcosa per natura.

2. Negli esseri corporei ciò che è naturale in quanto proprietà esclusiva della forma si trova sempre in atto, come il calore nel fuoco.

Invece ciò che è naturale in connessione con la materia non è sempre in atto, ma talora è solo in potenza.

Infatti la forma è atto e la materia potenza, e d'altra parte il moto è « l'atto di una cosa che si trova in potenza » [ Arist., Phys. 3,1 ].

Quindi ciò che si riferisce al moto o consegue al moto non è presente di continuo negli esseri corporei: come il fuoco non sempre si muove verso l'alto, ma solo quando è fuori del suo luogo naturale.

E così non è necessario che una volontà che passa dalla potenza all'atto quando vuole qualcosa sia in atto sempre, ma solo quando si trova in una determinata disposizione.

Invece la volontà di Dio, che è atto puro, è sempre nell'atto di volere.

3. Alla natura corrisponde sempre una determinazione unica senza alternative, proporzionata però alla natura.

Alla natura in genere, infatti, corrisponde un'unità di genere, alla natura presa come specie corrisponde un'unità di specie e alla natura individuale corrisponde un'unità individuale.

Ma essendo la volontà una facoltà immateriale, come anche l'intelletto, ad essa deve corrispondere per natura un'unità di carattere universale, cioè il bene: come anche all'intelletto corrisponde un'unità di carattere universale, vale a dire il vero, o l'ente, o la quiddità.

Ora, il bene universale abbraccia molti beni particolari, verso i quali la volontà non è determinata.

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