Articolo 1 - Se vi siano delle passioni nell'anima

In 3 Sent., d. 15, q. 2, a. 1, sol. 2; De Verit., q. 26, aa. 1 et 2

Pare che nell'anima non vi sia alcuna passione.

Infatti:

1. La passività è propria della materia.

Ma l'anima, come si è dimostrato [ I, q. 75, a. 5 ], non è composta di materia e forma.

Quindi nell'anima non ci può essere alcuna passione.

2. La passione, come dimostra Aristotele [ Phys. 3,3 ], è un moto.

Ma Aristotele [ De anima 1,3 ] dimostra pure che l'anima non è soggetta al moto.

Quindi nell'anima non c'è alcuna passione.

3. La passione prepara alla corruzione: infatti « ogni passione, aumentando, distrugge la sostanza », come dice Aristotele [ Top. 6,6 ].

Ma l'anima è incorruttibile.

Quindi nessuna passione si può trovare nell'anima.

In contrario:

L'Apostolo [ Rm 7,5 ] afferma: « Quando eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra ».

Ora, i peccati si trovano propriamente nell'anima.

Quindi anche le passioni, chiamate « peccaminose », si trovano propriamente nell'anima.

Dimostrazione:

Patire ha tre significati.

Primo, in senso lato ogni ricezione è una passione, anche se il soggetto non perde nulla: come si dice che l'aria patisce quando viene illuminata.

Eppure questo è più un perfezionamento che una passione.

- Secondo, si ha una passione in senso proprio quando viene ricevuta una cosa con l'espulsione di un'altra.

E ciò può avvenire in due modi.

Talora infatti si ha il rigetto di un elemento non conveniente al soggetto: p. es. quando viene sanato il corpo di un animale si dice che esso patisce per il fatto che riceve la sanità con il rigetto della malattia.

- Talora invece capita il contrario, cioè si chiama passione la malattia, poiché si riceve la malattia con la perdita della sanità.

E quest'ultima situazione è quella che più si addice alla passione.

Infatti si parla di passione quando una cosa viene attratta verso l'agente, e ciò che recede da quanto gli è connaturale dimostra nel modo più evidente di essere attratto.

Così Aristotele [ De gen. et corr. 1,3 ] insegna che quando da una realtà inferiore viene generato un essere superiore, assolutamente parlando si ha una generazione e sotto un certo aspetto una corruzione, mentre succede il contrario quando da un essere superiore viene generato un essere inferiore.

Ora, la passione si può trovare nell'anima nei tre modi descritti.

Infatti nel senso di pura ricezione si dice che « sentire e intendere sono un certo patire » [ cf. De anima 1,5 ].

La passione con annesso rigetto non si può verificare invece senza un'alterazione fisiologica: quindi la passione propriamente detta può appartenere all'anima solo indirettamente, cioè in quanto passione del composto.

Ma anche in questo caso c'è una differenza: quando infatti la trasmutazione termina in un fatto svantaggioso riveste l'aspetto di passione più di quando termina in un vantaggio.

Per cui la tristezza è denominata passione in senso più rigoroso della gioia.

Analisi delle obiezioni:

1. Il patire in quanto implica rigetto e trasmutazione è proprio della materia, per cui si trova soltanto nei composti di materia e forma.

In quanto invece comporta la sola ricezione non è necessario che appartenga alla materia, ma può appartenere a qualunque essere esistente in potenza.

Ora l'anima, sebbene non sia composta di materia e forma, tuttavia ha qualcosa di potenziale, essendo fatta per ricevere e patire, nel senso che lo stesso intendere, secondo Aristotele [ De anima 3,4 ], è un patire.

2. La passione e il moto, anche se non appartengono all'anima direttamente, possono tuttavia convenire ad essa indirettamente, come dice Aristotele [ l. cit. nell'ob ].

3. L'argomento vale per la passione che si verifica con una trasmutazione svantaggiosa.

E tale passione non può appartenere all'anima che accidentalmente: di per sé spetta invece al composto, che è corruttibile.

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