Summa Teologica - I-II

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Articolo 2 - Se la mutua intimità o inerenza sia un effetto dell'amore

In 3 Sent., d. 27, q. 1, a. 1, ad 4

Pare che l'amore non causi la mutua intimità o inerenza, per cui l'amante è nell'amato e viceversa.

Infatti:

1. L'essere che si trova in un altro è contenuto da esso.

Ma la stessa cosa non può essere insieme contenente e contenuta.

Quindi l'amore non può causare la mutua intimità, o inerenza, così da portare l'amato nell'amante e viceversa.

2. Nessuna cosa può penetrare nell'unità di un tutto completo senza dividerlo.

Ma dividere cose realmente congiunte non è proprio dell'appetito, facoltà dell'amore, ma della ragione.

Quindi l'intimità reciproca non è un effetto dell'amore.

3. Se in forza dell'amore l'amante fosse nell'amato e viceversa, ne seguirebbe che l'amato dovrebbe unirsi all'amante come l'amante all'amato.

Ma l'amore, come si è detto [ a. prec. ], si identifica con l'unione.

Ne seguirebbe allora che l'amante dovrebbe essere sempre amato dall'amato: il che è falso.

Quindi la mutua inerenza non è un effetto dell'amore.

In contrario:

Sta scritto [ 1 Gv 4,16 ]: « Chi sta nell'amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui ».

Ma la carità è l'amore di Dio.

Quindi, per lo stesso motivo, qualsiasi amore fa sì che l'amato sia nell'amante e viceversa.

Dimostrazione:

Questo effetto della mutua intimità o inerenza può essere considerato sia in rapporto alla potenza conoscitiva, sia in rapporto alla potenza appetitiva.

Rispetto alla prima si dice che l'amato è in chi lo ama in quanto viene a trovarsi nella sua conoscenza, secondo l'espressione di S. Paolo [ Fil 1,7 ]: « perché vi porto nel cuore ».

- Si dice invece che l'amante è nell'amato, sempre rispetto alla conoscenza, perché chi ama non si accontenta di una conoscenza superficiale dell'amato, ma cerca di capire intimamente tutto ciò che lo concerne, e di penetrare così nella sua intimità.

E in questo senso si dice dello Spirito Santo, che è l'amore di Dio, che « scruta le profondità di Dio » [ 1 Cor 2,10 ].

Per quanto riguarda invece la potenza appetitiva si dice che l'amato è in chi lo ama perché viene a trovarsi nell'affetto di quest'ultimo mediante una certa compiacenza.

E in questo caso chi ama gode dell'amato, o dei suoi beni, in loro presenza; oppure, in loro assenza, tende col desiderio all'amato con amore di concupiscenza, o ai beni che desidera per l'amato con amore di amicizia: e questo non in dipendenza da una causa estrinseca, come quando uno desidera una cosa in vista di un'altra, o vuole del bene a una persona per altri fini, ma in forza della compiacenza interiormente radicata nei riguardi dell'amato.

Si dice infatti che l'amore è intimo; e si parla di « viscere di carità ».

Viceversa anche chi ama è nell'amato: in un modo nell'amore di concupiscenza e in un'altro in quello di amicizia.

Infatti l'amore di concupiscenza non si ferma a un conseguimento o a una fruizione estrinseca e superficiale dell'oggetto, ma cerca di possederlo perfettamente, come per raggiungerne l'intimità.

Invece nell'amore di amicizia chi ama si trova nell'amato in quanto considera il bene e il male, come pure la volontà stessa dell'amico, come cose sue proprie, così da sembrare che egli stesso senta e subisca il bene o il male nel proprio amico.

E per questo è caratteristica degli amici « volere le stesse cose, e delle medesime dolersi o godere », come dice il Filosofo [ Ethic. 9,3; Reth. 2,4 ].

E così colui che ama, per il fatto che considera sue proprie le cose dell'amico, sembra essere nell'amato, e come identificato con lui.

In quanto invece uno vuole e agisce per l'amico come per se stesso, considerandolo una cosa sola con se stesso, è piuttosto l'amato che viene a trovarsi nell'amante.

C'è poi un terzo modo di intendere questa intimità nell'amore di amicizia, secondo una rispondenza di affetti: in quanto cioè gli amici si amano reciprocamente, e vicendevolmente si vogliono e si fanno del bene.

Analisi delle obiezioni:

1. L'amato è contenuto in chi lo ama come impresso nel suo affetto per una certa compiacenza.

Al contrario invece chi ama è contenuto nell'amato perché con l'amore raggiunge in qualche modo la sua intimità.

Nulla infatti impedisce che in modo diverso una cosa sia insieme contenente e contenuta: come il genere contiene la specie ed è contenuto nella specie.

2. L'affetto dell'amore è preceduto dalla conoscenza.

Come quindi la ragione sa indagare, così l'affetto dell'amore sa penetrare nell'amato, secondo le spiegazioni date [ nel corpo ].

3. L'argomento invocato vale per il terzo modo di intimità o inesione reciproca, che non si trova in ogni amore.

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