Summa Teologica - I-II

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Articolo 1 - Se il soggetto del peccato originale sia il corpo o l'anima

In 2 Sent., d. 18, q. 2, a. 1, ad 3; d. 30, q. 1, a. 2, ad 4; d. 31, q. 1, a. 1, ad 2, 4; d. 33, q. 1, a. 3, ad 4; De Malo, q. 4, a. 3

Pare che il peccato originale risieda più nel corpo che nell'anima.

Infatti:

1. Il contrasto fra la carne e lo spirito deriva dal peccato originale.

Ma la radice di questo contrasto è nel corpo, come risulta evidente dalle parole di S. Paolo [ Rm 7,23 ]: « Nelle mie membra vedo un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente ».

Perciò il peccato originale risiede principalmente nel corpo.

2. Una qualità si trova più nella causa che negli effetti: il calore, p. es., è più nel fuoco che scalda che nell'acqua riscaldata.

Ora, l'anima viene contaminata col peccato originale dal seme corporeo.

Quindi il peccato originale si trova più nel corpo che nell'anima.

3. Noi contraiamo il peccato originale dal nostro progenitore in quanto eravamo in lui secondo la ragione seminale.

Ma in lui non c'era la nostra anima, bensì il nostro corpo soltanto.

Perciò il peccato originale non è nell'anima, ma nel corpo.

4. Nel corpo viene infusa un'anima creata da Dio.

Se dunque l'anima venisse contaminata dal peccato originale, sarebbe contaminata in seguito alla sua creazione e alla sua infusione.

E così Dio sarebbe causa del peccato, essendo egli l'artefice della creazione e dell'infusione.

5. Nessun uomo sensato versa un liquore prezioso in un vaso in cui sa bene che esso si corrompe.

Ma l'anima razionale è più preziosa di qualsiasi liquore.

Se quindi l'anima potesse contaminarsi col peccato originale mediante la sua unione con il corpo, Dio, che è la stessa saggezza, non infonderebbe mai l'anima in tale corpo.

Invece egli ve la infonde.

Quindi essa non viene contaminata dal corpo.

E così il peccato originale non può risiedere nell'anima, bensì nel corpo.

In contrario:

Identica è la sede della virtù e del vizio, o peccato, che è il suo contrario.

Ora, il corpo non può essere sede della virtù: infatti S. Paolo [ Rm 7,18 ] scrive: « Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene ».

Quindi non il corpo può essere la sede del peccato originale, ma l'anima soltanto.

Dimostrazione:

Una cosa può trovarsi in un'altra in due modi: primo, come nella sua causa, o principale o strumentale; secondo, come nel suo soggetto.

Il peccato originale del genere umano fu dunque in Adamo stesso come nella sua causa principale: poiché, come dice S. Paolo [ Rm 5,12 Vg ], « in lui tutti peccarono ».

Tale peccato è invece nel seme come nella sua causa strumentale: poiché dalla virtù attiva del seme esso viene trasmesso alla prole insieme con la natura umana.

Tuttavia il peccato originale non può risiedere in alcun modo nel corpo come nel proprio soggetto, ma soltanto nell'anima.

E la ragione, come si è spiegato in precedenza [ q. 81, a. 1 ], è che il peccato originale viene trasmesso ai posteri dalla volontà del nostro progenitore mediante il moto generativo nello stesso modo in cui dalla volontà di un uomo si propaga il peccato attuale alle altre sue parti.

E in questa propagazione si deve osservare che tutto ciò che deriva dalla mozione volontaria peccaminosa in qualsiasi parte dell'uomo che in una maniera qualsiasi può partecipare al peccato, o a modo di soggetto o a modo di strumento, ha carattere di colpa.

Come dal volere un peccato di gola deriva al concupiscibile la concupiscenza del cibo, e alle mani e alla bocca la sua consumazione, per cui tali facoltà, in quanto mosse dalla volontà al peccato, diventano strumenti del peccato.

Ciò che invece ulteriormente deriva alla facoltà nutritiva e alle viscere, che non sono fatte per subire la mozione della volontà, non ha carattere di colpa.

Così dunque, siccome l'anima può essere sede o soggetto della colpa, a differenza del corpo, che di per sé non può esserlo, tutto ciò che di corrotto deriva all'anima dal primo peccato ha natura di colpa; quanto invece deriva al corpo non ha natura di colpa, ma di pena.

Quindi la sede del peccato originale è l'anima, non il corpo.

Analisi delle obiezioni:

1. Come spiega S. Agostino [ Retract. 1,26 ], l'Apostolo in quel passo parla dell'uomo già redento che, liberato dalla colpa, è soggetto ancora alla pena, in forza della quale si dice che il peccato « abita nella carne » [ cf. s.c. ].

Per cui da ciò non segue che il corpo sia la sede della colpa, ma soltanto della pena.

2. Il peccato originale è causato dal seme come da una causa strumentale.

Ora, non è detto che una qualità debba trovarsi più intensamente nella causa strumentale che nell'effetto, ma ciò si verifica solo per la causa principale.

E realmente il peccato originale si viene a trovare in un grado superiore in Adamo, nel quale esistette come peccato attuale.

3. L'anima di quest'uomo secondo la ragione seminale non era in Adamo peccatore come in un principio efficiente, ma come in un principio dispositivo: poiché il seme che si trasmette da Adamo non può produrre con la sua virtù l'anima razionale, ma solo predisporre ad essa.

4. La corruzione del peccato originale in nessun modo è causata da Dio, ma solo dal peccato del nostro progenitore mediante la generazione carnale.

Quindi, siccome la creazione implica una relazione dell'anima a Dio soltanto, non si può dire che l'anima viene inquinata in seguito alla sua creazione.

- L'infusione invece implica relazione sia a Dio che infonde l'anima, sia al corpo nel quale l'anima viene infusa.

Per cui non si può dire che l'anima viene macchiata dall'infusione in rapporto a Dio che la infonde, ma solo in rapporto al corpo in cui viene infusa.

5. Il bene comune è preferibile a un bene particolare.

Perciò Dio, nella sua sapienza, non trascura l'ordine generale delle cose, il quale richiede che a tali corpi siano infuse tali anime, per evitare il contagio di quest'anima particolare: specialmente considerando che la natura di queste anime è tale da non poter cominciare a esistere senza un corpo, come si è spiegato nella Prima Parte [ q. 90, a. 4; q. 118, a. 3 ].

Ora, per l'anima è meglio esistere in questo modo secondo natura che non esistere affatto: specialmente se si pensa che essa con la grazia può sfuggire alla dannazione.

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