Summa Teologica - II-II

Articolo 3 - Se la carità sia una virtù

In 3 Sent., d. 27, q. 2, a. 2; De Virt., q. 2, a. 2

Pare che la carità non sia una virtù.

Infatti:

1. La carità è una specie dell'amicizia.

Ma l'amicizia non viene enumerata dai filosofi tra le virtù, come appare evidente da Aristotele [ Ethic. 8,1 ]: infatti non risulta né tra le virtù morali né tra quelle intellettuali.

Perciò neppure la carità è una virtù.

2. Come dice Aristotele [ De caelo, 1,11 ], « la virtù è il compimento della potenza ».

Ma il compimento non è la carità, bensì la gioia e la pace.

Quindi non la carità, ma piuttosto la gioia e la pace sono virtù.

3. Qualsiasi virtù è un abito accidentale.

Ma la carità non è un abito accidentale: essa infatti è più nobile dell'anima, mentre nessun accidente è più nobile del suo soggetto.

Quindi la carità non è una virtù.

In contrario:

S. Agostino [ De mor. Eccl. 11 ] scrive: « La carità è una virtù che ci unisce a Dio e con la quale lo amiamo, quando il nostro affetto è assolutamente retto ».

Dimostrazione:

Gli atti umani sono buoni in quanto sono regolati dalla debita regola o misura: perciò la virtù umana, che è il principio di tutti gli atti buoni, consiste nell'adeguarsi alla regola degli atti umani.

La quale, come si è detto [ q. 17, a. 1 ], è duplice, cioè la ragione umana e Dio stesso.

Come quindi le virtù morali, secondo Aristotele [ Ethic., 2,6 ], vengono definite in base al loro essere « conformi alla retta ragione », così anche il raggiungere Dio assume carattere di virtù, secondo le spiegazioni date a proposito della fede e della speranza [ q. 4, a. 5; q. 17, a. 1 ].

Ora, siccome la carità raggiunge Dio, poiché ci unisce a lui, secondo le parole riferite di S. Agostino [ s. c. ], ne segue che la carità è una virtù.

Analisi delle obiezioni:

1. Il Filosofo non nega che l'amicizia sia una virtù, ma dice soltanto che « è una virtù, oppure è unita alla virtù ».

Infatti si potrebbe affermare che è una virtù morale relativa alle operazioni che riguardano gli altri, però sotto un aspetto diverso dalla giustizia.

Infatti la giustizia si interessa di queste operazioni sotto l'aspetto del debito legale, mentre l'amicizia se ne interessa sotto l'aspetto del debito amichevole e morale, o piuttosto sotto l'aspetto del beneficio gratuito, come afferma Aristotele [ Ethic. 8,13 ].

Tuttavia si può dire che l'amicizia non è una virtù distinta per se stessa dalle altre.

Essa infatti non è lodevole e onesta se non in base all'oggetto, cioè in quanto si fonda sull'onestà della virtù.

E ciò è evidente in base al fatto che non tutte le amicizie sono oneste e lodevoli, come è chiaro nelle amicizie basate sul piacere o sull'utile.

Per cui un'amicizia virtuosa, più che una virtù, è un corollario delle virtù.

- Ma questo non è il caso della carità, che si fonda principalmente non sulla virtù dell'uomo, ma sulla bontà di Dio.

2. Appartiene alla medesima facoltà amare una persona e godere di essa: poiché la gioia, come si è detto nel trattato sulle passioni [ I-II, q. 25, a. 2 ], segue all'amore.

Per cui è più giusto considerare virtù l'amore piuttosto che la gioia, che è un suo effetto.

- Il dire poi che la virtù è il compimento della potenza non significa che essa sia un effetto della potenza, ma che la supera come cento libbre sono più di sessanta.

3. Ogni accidente secondo il modo di essere è inferiore alla sostanza: poiché la sostanza è un ente per sé, mentre l'accidente esiste in un'altra entità.

Invece secondo la natura della specie l'accidente è certamente inferiore al soggetto se è causato dai princìpi di questo, come un effetto è meno nobile della sua causa, ma se è causato dalla partecipazione di una natura superiore è più nobile del soggetto, essendo un riflesso della natura superiore: come la luce rispetto a un corpo diafano.

E in questo senso la carità è superiore all'anima, essendo una certa partecipazione dello Spirito Santo.

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